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Paolo Porta</br> Essere sincero</br> Jazz Life

Paolo Porta
Essere sincero
Jazz Life

Nome e cognome: Paolo Porta.

Data e luogo di nascita: Torino, 1/11/1968.

Strumento: Sax Tenore.

Web: https://www.facebook.com/paolo.porta.129

Che caratteristiche specifiche ha la tua attività professionale?
Scrivere e suonare musica mia e di altri artisti.

Come si distingue il tuo lavoro dagli altri?
Non saprei; cerco di essere sincero. Forse la mia voce e quello che suono presentano qualche tratto personale; l’essere distinguibile però non è il mio obiettivo primario, vorrei che fosse una conseguenza dell’essere onesto. Non è ciò a cui penso mentre scrivo o suono, lascerei decidere a chi ascolta.

Come è cambiato il tuo mestiere, davanti ai tuoi occhi, nel corso degli anni?
Purtroppo rispetto a quando ho iniziato vedo molta meno attenzione alla musica che amo.

Quali obiettivi sociali, culturali e artistici ti sei posto?
Vivere facendo quello che so fare meglio, migliorare come essere umano e come musicista e usare la musica per trasmettere il meglio di me stesso a chi ha voglia di ascoltare.

Come gestisci la tua carriera? Hai un team che ti affianca o sei da solo?
Sul piano organizzativo e gestionale faccio da solo ma sono supportato e aiutato da più di venticinque anni dai membri della mia band, che è un trio.

Quali problemi hai riscontrato nel corso della tua carriera? Che cosa ti piace di più del tuo mestiere, e cosa di meno?
Non mi piace l’arrivismo, l’ego, il presenzialismo, la furbizia; mi piace, nei casi migliori, la complicità, la fiducia reciproca e l’unione nel perseguire obiettivi sani e comuni.

Come ti poni davanti al mercato internazionale? Lo consideri un’opportunità rilevante? Come ti stai muovendo? Hai già avuto esperienze positive? Quanto incide, nella tua economia, il mercato internazionale?
Spesso è un’opportunità migliore di quelle offerte dalla realtà italiana; il mio ultimo disco è stato coprodotto e pubblicato da un’etichetta londinese.

Parallelamente alla tua attività artistica ne affianchi anche altre [promoter, direttore artistic, booking agency, didattica, autore di libri-metodi didattici]?
Insegno sassofono e mi occupo di customizzazione e riparazione di impoccature per sax.

Dedichi tempo, professionalmente, ai social? E se sì, quanto tempo e su quali social (Facebook, Twitter, Instagram)? Quanto pensi siano rilevanti ai fini della tua notorietà e della tua professione? Hai una pagina personale/privata e una artistica/pubblica? Come gestisci la tua comunicazione all’esterno? Fai attenzione a non parlare di politica, calcio, vita privata oppure ti senti libero di scegliere linguaggi e argomenti?
I social network sono uno strumento utile quando sono utilizzati intelligenetemente; cerco di impiegarli evitando di  cadere nella disfunzione patologica di questo sistema che è illusoriamente coesivo e “social”.

Che strategia adotti per promuovere la tua attività? Cerchi di instaurare rapporti diretti con giornalisti, promoter, discografici, manager, etc.?
La mia priorità continua a essere la musica, poi  cerco di diffonderla con i mezzi a mia disposizione. Se la musica che faccio sarà di qualche interesse e di qualche valore forse a un certo punto potrà parlare al pubblico e agli addetti ai lavori; è un processo abbastanza lineare che corrisponde a quello che per me avrebbe più senso.

Cosa ne pensi della promozione artistica applicata ai video? Investi risorse nella realizzazione di teaser, videoclip, riprese live? Hai un tuo canale Youtube?
Ho un canale Youtube e realizzo video promozionali a budget limitatissimo! Il linguaggio delle immagini sostituisce sempre di più quello verbale e spesso è più efficace.

 

Quanto tempo dedichi all’aggiornamento del tuo web? Lo ritieni ancora uno strumento valido?
Il mio sito non è più attivo da alcuni mesi; ora come ora lo ritengo superfluo.

In che stato economico versa il jazz italiano, dal tuo punto di vista? Cosa funziona, e cosa non funziona?
In pessime condizioni: a parte la maggioranza dei musicisti ed esclusi pochi seri studiosi, giornalisti e promotori, vedo molta superficialità e poca professionalità e preparazione. Il denaro viene speso nella quasi totalità dei casi in maniera conformista e alla lunga il sistema è destinato al collasso. Le scelte più “coraggiose”, e quindi rischiose sul piano economico, sono lasciate all’iniziativa di pochi e illuminati privati.

Cosa ne pensi di ciò che sta accadendo nella discografia? Ha ancora senso parlare di CD?
Il CD è evidentemente superato; il vinile è un fenomeno trendy, feticista e assolutamente anacronistico, e quindi destinato presto a esaurirsi di nuovo. La tecnologia permette modi estremamente più efficaci ed economici per diffondere la propria musica.

Hai dei modelli specifici che riconosci “di qualità” non tanto sul fronte artistico ma su quello del music business?
Alcuni gruppi come i Kneebody o gli Snarky Puppy hanno agito in maniera non diversa dalle rock band creando una fan base, partendo dal “basso”, conquistando un pubblico e costruendo la loro immagine e identità con tempo, pazienza e determinazione.

Come ti poni davanti ai finanziamenti pubblici dirottati ai festival? Pensi siano utili? Pensi che siano un ‘doping’ ai danni dei contribuenti oppure di fondamentale importanza sociale e culturale? Cosa significa secondo te ‘investimento pubblico in cultura’?
Credo che la cultura sia un bene primario come la salute, nel quale le risorse pubbliche debbono essere spese. In altri paesi come la Francia la cultura è un bene che produce ricchezza e che si autoalimenta. In Italia credo ci siano esempi di buona gestione del denaro pubblico così come altrettanti casi di impiego dissennato delle risorse; questo avviene in ogni ambito e la cultura non fa eccezione.

Ritieni che un musicista abbia anche un ruolo sociale, oltreché artistico? E se sì, in quale direzione?
L’arte ha un’intrinseca funzione sociale; per me può e dovrebbe essere allo stesso tempo intrattenimento ed educazione, rottura e provocazione.

Se tu avessi un ruolo politico rilevante, quali interventi adotteresti per migliorare la cultura e il music business specificatamente relativo alla musica jazz?
Destinerei più risorse alla creazione di una rete di piccole/medie strutture decentrate e diffuse a livello locale che permettano la formazione di pubblico e musicisti e la produzione, promozione e diffusione di opere contemporanee e originali.

Se tu avessi un ruolo manageriale rilevante [promoter, discografico, editore, manager, etc] in questo ambiente, come ti comporteresti?
Andrei a scoprire i nuovi talenti e darei loro più spazio.

Come ti vedi, professionalmente parlando, tra dieci anni?
Mi  auguro di crescere, imparare, essere più maturo e di aver realizzato qualcuno dei miei sogni.