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Paolina And The Android. Intervista a Giovanni Benvenuti

Paolina And The Android. Intervista a Giovanni Benvenuti

15 ottobre 2021

“Paolina And The Android”: storia e fantascienza al servizio del jazz.

Il passato e il futuro sono gli elementi che hanno dato vita all’ultimo lavoro discografico del sassofonista senese Giovanni Benvenuti. “Paolina And The Android”, edito dalla W.O.W Records, è il frutto di una elaborata sintesi tra storie che viaggiano nel tempo, in una netta evoluzione concettuale, volta a definire sempre di più il “qui e ora” del presente.

di Andrea Parente

In “Paolina And The Android” assistiamo all’intreccio tra due universi ben distinti e separati: la storia e la fantascienza. Come hai sintetizzato questa unione?
“Paolina And The Android” è la colonna sonora di storie nelle quali passato e futuro si scontrano e si influenzano a vicenda, in cui anche il futuro può essere premessa per il passato. Ogni brano è una storia, ma provo a spiegare almeno quella della title track: Paolina Bonaparte si trovò un giorno a Roma vicino al poeta John Keats, ma i due non si presentarono e fu un incontro mancato. Poco dopo entrambi morirono. In un libro di fantascienza lessi di un androide in un futuro lontano che era la riproduzione esatta, non solo nelle fattezze ma anche nel carattere, del poeta Keats. Ho immaginato che l’incontro mai avvenuto nella realtà storica si potesse avverare solo quando entrambi questi personaggi potessero essere ricreati in forma di androidi.

Il lavoro di scrittura è stato particolarmente lungo e impegnativo?
Ogni brano del disco è il risultato dello scontro tra due pezzi: ho scritto sullo spartito due brani assolutamente indipendenti tra di loro, che per me rappresentassero due personaggi di una storia, e poi li ho fatti scontrare come due protagonisti di un racconto o di un film che interagiscono insieme. Così i due brani si sono uniti in modi che per me erano imprevedibili. A quel punto c’è stato un lungo lavoro di lima per togliere il superfluo, aggiungere particolari etc. Inoltre mi piace giocare con le aspettative degli ascoltatori, presentando situazioni musicali che sembrano anticipare un qualcosa ma che poi faranno succedere l’esatto opposto, come operavano i compositori barocchi quando terminavano un brano in minore con un accordo maggiore, o cose del genere.

Photo Credit To Vittoria Bagnoli

Quali musicisti hai scelto per questo lavoro?
Ho scelto musicisti con i quali ho un’affinità sia musicale che umana, aspetto fondamentale soprattutto quando sei in tour e devi trascorrere molto tempo insieme, e che avessero l’entusiasmo per sobbarcarsi la lunga serie di prove necessarie per brani non semplici da eseguire. Innanzitutto Francesco Pierotti, bassista super virtuoso con il quale suono da oltre dieci anni e insieme al quale ho realizzato vari progetti e dischi, poi Dario Rossi, uno dei migliori batteristi che abbiamo in Italia e di cui, sono sicuro, si sentirà parlare molto, e Giacomo Dal Pra, pianista che è anche una sorta di enciclopedia vivente di tutto ciò che ha a che fare con l’armonia e le tecniche compositive.

Come sviluppi il tuo lato compositivo?
Facendomi ispirare dai vari stili musicali che ascolto, spesso rubando – senza alcun senso di colpa – idee altrui e analizzando le scelte dei grandi compositori. Mi ricordo che al Conservatorio uno dei miei corsi preferiti era quello di analisi, durante il quale si va nel dettaglio e si capisce come ragiona un compositore. Continuo a farlo ancora da solo, trascrivendo musica altrui o analizzandone le partiture; poi mi metto al piano e trasferisco le idee su carta. Tutto questo procedimento si trasforma in qualcosa di personale.

Cosa distingue questo tuo ultimo album dai precedenti lavori?
Il precedente album “Dissolvenze”, disco al quale sono molto affezionato, ha parecchio a che fare con la musica classica e infatti sono presenti al suo interno anche gli archi, così come sono molto vicini alla musica da camera i due dischi del duo Step Two. Invece i due album incisi con il quartetto Question Market sono più elettrici, con un occhio di riguardo al groove. In “Paolina And The Android” credo di aver unito tutte queste influenze in composizioni per le quali ho più difficoltà a definire i riferimenti stilistici.

Dove si può ascoltare e acquistare il disco?
Lo si trova in tutte le piattaforme online come Itunes, Spotify etc. ed è anche disponibile in copia fisica.

Nella presentazione del disco sul tuo canale YouTube affermi: «Ogni brano è la storia di un passato che si proietta nel futuro e di un futuro che guarda al passato». Come rapporti questa frase alla tua concezione di jazz?
La frase è riferita a due mie grandi fonti d’ispirazione: la lettura di libri di storia e di fantascienza, quindi un passato reale e un futuro plausibile. Queste due narrazioni apparentemente contrastanti ci aiutano ad avere lenti più nitide per capire il nostro presente. Il jazz è una musica nella quale un musicista si deve sempre porre nel presente con la consapevolezza del passato, ma allo stesso tempo con gli occhi rivolti al futuro, conoscendo quanto più possibile la tradizione, ma cercando sempre di portare delle novità.

Le tue ispirazioni non si limitano alla musica jazz. Quanto è importante connettere il jazz alle varie forme d’arte?
In campo musicale sono un ascoltatore onnivoro, spazio dai vari stili della musica jazz alla musica classica di diverse epoche, fino ad arrivare al rock, alle varie musiche sudamericane e a molti altri generi, compreso il pop, quando è ben fatto. Tuttavia mi ispiro molto anche a ciò che vedo al cinema, forma d’arte di cui sono appassionatissimo, e a ciò che leggo. Non potrei mai immaginarmi senza avere ogni giorno un libro in mano per un po’ di tempo, che sia un libro storico, un romanzo, una biografia o un saggio. Arricchirsi con altre forme di espressione rispetto al linguaggio musicale è fondamentale, sia per evitare di parlare solo di musica, sia perché così si affina il proprio gusto personale, qualcosa di non definibile, ma che fa la differenza tra un musicista preparato e un musicista interessante.

Photo Credit To Vittoria Bagnoli

Che progetti hai per il futuro?
Oltre a far eseguire dal vivo il mio gruppo quanto più possibile, ho in cantiere un altro disco che farà da seguito a “Paolina And The Android”. Nei nostri concerti inseriamo già in scaletta i nuovi brani, così da rodarli sul palco e arrivare in studio con le idee chiare. Per quanto riguarda l’ambiente musicale italiano, spero che ci sia una maggiore consapevolezza del fatto che l’arte deve unire e non dividere le persone, gli artisti in primis: prima della pandemia si era tutti divisi per mille sciocchezze, tra le quali la più stupida, cioè l’idea che uno stile o un genere sia più nobile di un altro e così via, il tutto unito all’individualismo purtroppo tipico di questa professione. La pandemia invece ci ha sbattuto in faccia che siamo tutti sulla stessa barca, una barca il cui scafo è molto sottile: non dobbiamo dimenticare questa lezione.

INFO

www.giovannibenvenuti.com

 

 

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