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Moreno D’Onofrio</br>Emozioni attraverso la musica </br>Jazz Life

Moreno D’Onofrio
Emozioni attraverso la musica
Jazz Life

Nome e cognome: Moreno D’Onofrio

Data e luogo di nascita: 13/08/1961 Torino

Strumento: Chitarra

Web: https://www.facebook.com/moreno.donofrio.7

Che caratteristiche specifiche ha la tua attività professionale? Sono chitarrista jazz: realizzo concerti in giro per il mondo, CD, masterclass e mi dedico  anche all’insegnamento.

Come si distingue il tuo lavoro dagli altri?
Nello s
tile, ricerca del suono, espressività.

Come è cambiato il tuo mestiere, davanti ai tuoi occhi, nel corso degli anni?
In meglio, dal punto di vista strettamente artistico e professionale; forse ci sono meno spazi perché la concorrenza è tantissima ed il livello molto più alto rispetto a quando ho iniziato io, ma una delle cose positive del nostro lavoro (e nello specifico di chi suona musica improvvisata) è che con il tempo e l’esperienza impari a distillare ogni nota ed a muoverti in ogni situazione al fine di essere più comunicativo possibile, cercando sempre di raccontare qualcosa musicalmente.

Quali obiettivi sociali, culturali e artistici ti sei posto?
Cerco di comunicare le mie emozioni attraverso la musica; un obbiettivo artistico per me molto importante è nella ricerca espressiva e del suono, ricerca che ha il fine di crescere  e migliorare il più possibile sensibilità e la spiritualità: ho bisogno di emozionarmi continuamente per sentirmi vivo e partecipe dentro la musica!

Come gestisci la tua carriera?
Sono molto grato ai social network che regalano possibilità che molti anni fa non avevamo.

Hai un team che ti affianca o sei da solo?
Solo.

Quali problemi hai riscontrato nel corso della tua carriera?
Agli inizi era un po’ tutto più difficile: rapporti con gli organizzatori, logistica, spostamenti;  viaggiare non è semplice e neanche adoperarsi per dare sempre il massimo in qualunque contesto. Il passare del tempo e l’esperienza aiutano a districarsi meglio in tutte le situazioni.

Che cosa ti piace di più del tuo mestiere, e cosa di meno?
Amo tutto del mio lavoro: la parte prettamente artistica, viaggiare, conoscere persone e popolazioni diverse, confrontarsi ed emozionarsi davanti a persone che parlano e vivono in un modo diverso dal tuo: mi ritengo molto fortunato. Certo c’è sempre un prezzo da pagare, soprattutto per chi fa lavori artistici (quando lavori poco, non ti senti in forma, etc.) ma la vita è questa e il premio è partecipare attivamente all’interno di questo meraviglioso mondo che è la musica. Se invece se si punta ad obbiettivi di tipo prettamente economico, meglio fare altro!

Come ti poni davanti al mercato internazionale?
Cerco di proporre e di propormi con colleghi soprattutto stranieri.

Lo consideri un’opportunità rilevante?
Sicuramente.

Come ti stai muovendo?
Mi propongo e lavoro più all’estero che in Italia.

Hai già avuto esperienze positive?
Molte, nel resto d’Europa e in altri paesi del mondo c’è un rispetto e una considerazione maggiore per i musicisti.

Quanto incide, nella tua economia, il mercato internazionale?
Come dicevo,con questo mestiere non si diventa ricchi; in ogni caso alcuni miei CD si vendono in Giappone ed alcuni paesi europei (Germania, Francia, Regno Unito, Svizzera) ma anche USA e Canada.

A fianco della tua attività artistica ne affianchi anche altre [promoter, direttore artistico, booking agency, didattica, autore di libri-metodi didattici]?
Qualche anno fa mi occupavo di organizzare incontri e concerti Jazz nell’area di Milano, un’esperienza interessante ma fondamentale per capire che non è il mio lavoro (ho problemi ad organizzare e dirigere la mia vita, figuriamoci se posso gestire gli altri!). Mi hanno proposto diverse volte di coinvolgermi in pubblicazioni didattiche, forse un giorno mi ci dedicherò; per il momento
preferisco usare il tempo fuori dai concerti allo studio del mio strumento, del suono, dell’armonia e della composizione.

Dedichi tempo, professionalmente, ai social?
Quello che riesco.

E se sì, quanto tempo e su quali social (Facebook, Twitter, Instagram)?
Facebook.

Quanto pensi siano rilevanti ai fini della tua notorietà e della tua professione?
Aiutano molto.

Hai una pagina personale/privata e una artistica/pubblica?
Un’unica pagina.

Come gestisci la tua comunicazione all’esterno?
Appunto attraverso i social.

Fai attenzione a non parlare di politica, calcio, vita privata oppure ti senti libero di scegliere linguaggi e argomenti?
Non mi sono mai appassionato alla politica o al calcio; la vita privata ritengo sia privata, appunto!

Che strategia adotti per promuovere la tua attività?
Non sono un grande stratega…

Cerchi di instaurare rapporti diretti con giornalisti, promoter, discografici, manager, etc?
Quando possibile.

Cosa ne pensi della promozione artistica applicata ai video?
Molto utile,la condivido e la utilizzo, aiuta a rendere meglio l’idea di ciò che si sta proponendo e coinvolge maggiormente il fruitore: sono piccoli racconti filmati.

Investi risorse nella realizzazione di teaser, videoclip, riprese live?
Quando possibile.

Hai un tuo canale youtube?
Certo, eccolo.

Quanto tempo dedichi all’aggiornamento del tuo web?
Poco.

Lo ritieni ancora uno strumento valido?
Certo.

In che stato economico versa il jazz italiano, dal tuo punto di vista?
Migliore rispetto ad alcuni anni fa.

Cosa funziona, e cosa non funziona?
Qualche investimento in più ha dato la possibilità di organizzare alcuni festival; andrebbe forse prestata maggiore attenzione nel coinvolgere  una schiera più ampia di musicisti, in modo che non suonino sempre i soliti. Forse, come in tutti i campi la politica la fa da padrona, a discapito della cultura.

Cosa ne pensi di ciò che sta accadendo nella discografia?
L’avvento dei social ha decisamente penalizzato la discografia, ma nello stesso tempo ha dato la possibilità a tutti di farsi conoscere ed esprimere il proprio estro ed il proprio pensiero.

Ha ancora senso parlare di CD?
Sì se si pensa alla sua realizzazione come biglietto da visita o supporto fisico da esibire sullo scaffale di una libreria.

Hai dei modelli specifici che riconosci “di qualità” non tanto sul fronte artistico ma su quello del music business?
No.

Come ti poni davanti ai finanziamenti pubblici dirottati ai festival?
Tutto ciò che serve a fare conoscere e proporre spettacoli di qualità lo condivido.

Pensi siano utili?
Certo.

Pensi che siano un ‘doping’ ai danni dei contribuenti oppure di fondamentale importanza sociale e culturale?
Di fondamentale importanza sociale e culturale.

Cosa significa secondo te ‘investimento pubblico in cultura’?
Investire nella conoscenza è fondamentale, soprattutto negli aspetti emotivi, le sensazioni, le relazioni sociali; fare in modo che quando le persone hanno assistito ad una manifestazione artistica qualunque, di qualità e buon gusto, tornino a casa contente, soddisfatte e magari arricchite  emotivamente, umanamente e spiritualmente.

Ritieni che un musicista abbia anche un ruolo sociale, oltreché artistico?
Il nostro non e’ un lavoro individuale: senza il pubblico che ci ascolta non siamo nulla, la diffusione delle emozioni, delle sensazioni attraverso i suoni è per me l’aspetto più importante. L’uomo non nasce per stare solo, ma insieme agli altri!

E se sì, in quale direzione?
Rispondo con una clip:
https://vimeo.com/150473938

Se tu avessi un ruolo politico rilevante, quali interventi adotteresti per migliorare la cultura e il music business specificatamente relativo alla musica jazz?
Ne promuoverei una diffusione più ampia, soprattutto per ciò che riguarda l’ascolto; parte sempre tutto dalla passione, occorre adoperarsi per appassionare le persone, renderle partecipi, coinvolgerle.

Se tu avessi un ruolo manageriale rilevante [promoter, discografico, editore, manager, etc] in questo ambiente, come ti comporteresti?
Lavorerei maggiormente sui giovani talenti emergenti,  rappresentano la continuazione di ciò che noi abbiamo iniziato e che abbiamo continuato grazie a quelli venuti prima di noi.

Come ti vedi, professionalmente parlando, tra dieci anni?
Sono molto ottimista: se avrò la fortuna di continuare ad avere una buona salute, sarò più saggio e maturo per proseguire nel mio percorso e forse avrò maturato dei concetti musicali che per ora sono ancora allo stato embrionale. Mi sveglio la mattina felice di prendere la chitarra in mano, consapevole che in un attimo tutto questo potrebbe non esserci più; sono un uomo fortunato, che continua la propria ricerca di vita e di suoni emozionandomi e cercando di emozionare gli altri.