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Milk Jazz Way<br/>Intervista ad Alberto Gurrisi

Milk Jazz Way
Intervista ad Alberto Gurrisi

3 ottobre 2018

MILK Jazz WAY” è il nuovo spazio per il jazz a Torino, all’interno del Milk (ex La Gare) di via Sacchi 65 a Torino. Abbiamo intervistato Alberto Gurrisi, che sta curando insieme a Marco Piccirillo la programmazione.

Di Eugenio Mirti

Una breve descrizione della venue.
Il locale dispone di due sale, la più piccola, di una capienza di circa 200 persone, sarà il cuore del jazz club mentre nella sala grande, sono disponibili 400 posti: si svolgeranno da ottobre a dicembre la serata Lindy Hop e il concerto del trio di Flavio Boltro.Già in programma entro dicembre altri grandi artisti del panorama nazionale ed europeo, come Emanuele Cisi, Giovanni Amato, Bebo Ferra, Denise King, Tony Match, Andrea Pozza, Aldo Zunino, e alcuni tra i più esperti esponenti del circuito nazionale, di casa a Torino, tra cui Marco Piccirillo, Alberto Gurrisi, Laura Klain, Alessandro Minetto, Mauro Battisti, Sergio Di Gennaro, Mattia Barbieri, che si alterneranno con i trio di Fabio Giachino e Daniele Gorgone. Inoltre, il primo lunedì di ogni mese ci sarà il poliedrico format Jazz Rapsody a cura di Silvio De Filippi, che miscela le atmosfere del jazz, dell’hip hop e della musica elettronica.

Come avete lavorato alla programmazione artistica?
Marco Piccirillo e io abbiamo lavorato in perfetta sintonia, mettendo insieme contatti e idee frutto di varie esperienze personali che ci hanno portato a ideare il programma, fatto di forti e nuove realtà locali e di grandi artisti di livello internazionale meno presenti nel circuito dei club, soprattutto a Torino. L’idea è inserita in un contenitore ideale e la società che gestisce il Milk formata da Alessandro Mautino e Tatiana Barulli ci ha lasciato piena autonomia sulle proposte artistiche, permettendoci di delineare una precisa identità alla rassegna.

Quali sono le difficoltà di promuovere il jazz? E da un punto di vista burocratico?
A mio parere è difficile promuovere il jazz come tutte le forme artistiche o di intrattenimento che si rivolgano ad un pubblico con una certa competenza, anche se ci sono e ci sono stati periodi in cui il jazz è stato molto seguito anche da un grande pubblico. I mezzi di comunicazione classici come la televisione e la radio potrebbero sicuramente dare un contributo notevole, così come è già successo in passato. A livello burocratico ci sono molte complicazioni, sia per i gestori che per i musicisti e indubbiamente si potrebbe ideare un sistema migliore, ma penso che se ci fosse più pubblico e quindi più interesse il problema si ridimensionerebbe.

Come potrebbero le istituzioni aiutare il vostro lavoro?
Da un punto di vista burocratico si dovrebbe alleggerire il sistema e capire chiaramente come viene gestito dallo Stato. Questo renderebbe molto più facile la vita delle piccole realtà provinciali che spesso animano questo genere musicale in maniera inaspettata. Sotto l’aspetto economico il jazz come altre forme espressive è stato fortemente colpito dalla mancanza di finanziamenti statali e sempre più spesso si sostiene con l’aiuto di privati.

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