Ultime News
Matera Encounters: intervista a Dino Plasmati
Photo Credit To Antonio Iacobelli

Matera Encounters: intervista a Dino Plasmati

3 agosto 2020

Dino Plasmati è un brillante chitarrista e band leader lucano; l’abbiamo intervistato.

Di Eugenio Mirti

Qual è stato il percorso che ti ha portato al jazz?
Ho incominciato a otto anni circa in una scuola privata a Matera, però mio papà proveniva dall’”Hot jazz”: quindi ero abituato fin da bambino ad andare alle prove, a sentire le canzoni americane classiche, e mi sono impregnato di quello stile. La scuola mi stava un po’ stretta, e così papà mi comprava tanti dischi. Era anche il periodo delle trasmissioni serali di Rai 3 e la folgorazione avvenne durante una di queste serate in cui scopersi Nick Brignola, che suonava il baritono: da lì decisi di fare il jazzista. Incominciai a comprare libri, a seguire corsi e master class, finché entrai in conservatorio come chitarrista classico, anche se ero già avviato alla carriera di jazzista. Un percorso vivo e variegato!

Quali sono i chitarristi che hai amato e ami ancora?
Wes Montgomery è il mio faro; poi Jim Hall, Pat Martino (con cui ho avuto l’onore e il piacere di fare due lezioni a Filadelfia a casa sua, pensa che ero così emozionato che mi venne la febbre). Ho studiato molto Pat Metheny per sviluppare il sound e la visione della musica a 360 gradi.

E tra i non chitarristi?
Miles Davis, JohnColtrane, Cannonball Adderley, Horace Silver, il periodo dei Jazz Messengers, l’hard bop, il cool jazz, adoro (forse in maniera spropositata) Paul Desmond…

Cos’è il jazz oggi per te?

Il jazz è tutto ed è niente perché purtroppo è diventato una moda; forse è anche colpa nostra, delle accademie che assegnano troppo facilmente i titoli, mentre è una musica che va scoperta giorno per giorno, che si contamina minuto per minuto, si evolve costantemente. Sminuirla l’ha resa quasi una musica semplicistica. Il jazz è un modo di vivere.

Qual è un progetto storico che hai fatto che vorresti ricordare?
Ne ho due nel cuore: Meridiana Group, uno dei miei primi gruppi che durò 20 anni, e poi un progetto bellissimo sulla mia terra, che nasceva come fotografia del territorio della Basilicata con un gruppo formidabile che vedeva Javier Girotto, Luciano Biondini, Ettore Fioravanti e Giovanni Maier: scrissi dieci brani su dieci fotografie della Lucania, che uscirono sia in CD che in DVD.

E un tuo progetto attuale cui tieni particolarmente?
I mio Hammond trio con Flavio Boltro e il mio trio con Bobby Watson, con cui abbiamo una collaborazione che data da tanti anni.

Se avessi una bacchetta magica quale sogno vorresti esaudire?
Mi piacerebbe duettare con Pat Martino (e prendermi gli schiaffoni!, ride, NdR) . Registrare dischi belli, lasciare dei documenti che abbiano della musica fatta bene.

Quale consiglio daresti a te stesso se potessi tornare indietro nel tempo?
Se tornassi indietro studierei il clarinetto (ero innamorato di Benny Goodman!); mi direi di ascoltare il più possibile i dischi della tradizione, guardare le altre musiche cercando di capire quella che può influire sulla mia formazione. Consiglio sempre di studiare uno strumento classico, perché aiuta ad aprire le prospettive.

img

© Gaetano Plasmati

Abbonati a Jazzit con 29 euro cliccando qui!