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Massimo Pirone</br>Liberare il proprio spirito</br> Jazz Life
Photo Credit To Roberto Scorta

Massimo Pirone
Liberare il proprio spirito
Jazz Life

Nome e Cognome: Massimo Pirone

Data di Nascita: 17 gennaio 1969

Che caratteristiche specifiche ha la tua attività professionale? Cosa distingue il tuo lavoro dagli altri?  
La caratteristica principale è il lato artistico, cioè creare progetti a cui credo e che diano  libero sfogo al mio lato artistico, cosa che non succede negli altri lavori.

Come è cambiato il tuo mestiere, davanti ai tuoi, nel corso degli anni?   
Nei primi anni c’era molta più richiesta e più offerte di concerti e dischi: non dovevo fare sforzi per promuovermi;  invece adesso se non spingi molto per promuoverti rischi di essere dimenticato.

Quali obiettivi sociali, culturali e artistici ti sei posto?
Guidando una big band ho sempre prediletto la coesione di molte persone e il condividere con tanti i momenti e i progetti artistici, anche a costo di rimetterci.  Come obiettivi culturali preservare e far conoscere a tutti la musica jazz, e spesso con la mia big band “porto in scena” con l’aiuto di grandi amici tra cui M. Rosa, L. Velotti, Riccardo Fassi e molti altri la storia del jazz, con arrangiamenti originali oppure miei o trascrizioni dei brani più famosi, da Fletcher Handerson a Maria Schneider.
Gli obiettivi artistici sono molti: con la big band oltre a quelli già citati proporremo un repertorio interamente arrangiato e composto da me di brani originali miei che già ho inciso in quartetto o quintetto; continuare a collaborare e a incidere CD con amici italiani e stranieri tra i quali Michel Godard, Bill Watrous, Alan Kaplan, Bill Reichenbach, Tom Malone e tanti altri.

Come gestisci la tua carriera? Hai un team che ti affianca o sei da solo?   
Ho sempre lavorato da solo con i miei progetti e i miei gruppi, anche se è dura… l’artista dovrebbe pensare solo alla musica, come mi ha sempre detto il mio caro amico Rosario Giuliani.

Quali problemi hai riscontrato nel corso della tua carriera? E cosa ti piace di più del tuo mestiere? E cosa, di meno?  
La carriera di musicista è dura per orari, sacrifici, pochi soldi e tantissimo impegno: se accetti questo allora sarai sereno. Il mio mestiere arricchisce e libera il proprio spirito e rende contenti di cose vere e profonde; la cosa che non mi piace è che molti se ne approfittano.

Come ti poni davanti al mercato internazionale? Lo consideri un’opportunità rilevante? Come ti stai muovendo? Hai già avuto esperienze positive? Quanto incide, nella tua economia, il mercato internazionale?  
Il mercato internazionale oggi non offre molto: essendo tutti in crisi spesso non arrivano neanche a pagarti le spese; io ho suonato  con molti a Los Angeles, New York, Londra, Praga, Parigi e questo ti fa capire molto del tuo mondo… il vero rapportarsi con i Grandi ti fa capire  i tuoi reali pregi e difetti e penso sia fondamentale.

Parallelamente  alla tua attività artistica ne affianchi anche altre [promoter, direttore artistic, booking agency, didattica, autore di libri-metodi didattici]?  
Praticamente già faccio il promoter ma non sono un granché; per la didattica ho tradotto ed aggiornato l’Arban, il più famoso libro per trombone, per Volonté e Co., ed ho scritto un mio libro sul trombone e su tutte le sue problematiche legate all’improvvisazione jazzistica; ho tenuto molte masterclass in giro per l’Italia ed ho avuto l’endorsement di strumenti da parte della Kanstul, una marca artigianale di Los Angeles, tra le piu importanti a livello mondiale.

Dedichi tempo, professionalmente, ai social network? E se sì quanto tempo e su quali social [Facebook, Twitter, Instagram, etc]? Quanto pensi siano rilevanti ai fini della tua notorietà e della tua professione? Hai una pagina personal/privata e una artistica/pubblica? Come gestisci la tua comunicazione all’esterno? Fai attenzione a non parlare di politica, calcio, vita privata, etc … oppure ti senti libero di scegliere linguaggi e argomenti?  
Uso Facebook per lavoro e non: pubblicizzo i miei CD e i concerti e le mie scelte artistiche e tecniche; ho varie pagine  inerenti alla musica, anche una di vignette musicali. Sicuramente internet ha permesso a ognuno di essere conosciuto ovunque ed è un aspetto importante. Non scrivo di politica ma di musica e di cose in cui credo. Mi sento di scegliere liberamente il linguaggio a seconda della situazione, e detesto chi usa impropriamente o stupidamente i social network.

Che strategia adotti per promuovere la tua attività? Cerchi di instaurare rapporti diretti con giornalisti, promoter, discografici, manager, etc?
Ho sempre creduto in quello che faccio: se la gente viene ai miei concerti o compra i miei dischi ne parlerà bene o male e questo penso sia la miglior pubblicità. Mando i miei CD alle riviste, e sono sempre stato fortunato nell’ambiente discografico a trovare gente che credeva nei miei progetti investendo su di me.

Cosa ne pensi della promozione artistica applicata ai video? Investi risorse nella realizzazione di teaser, videoclip, riprese live? Hai un tuo canale Youtube?  
Ho un mio canale Yotube e penso che realizzare un piccolo video con foto e musica del CD da promuovere sia utile; invece girare videoclip stile pop non mi sembra pertinente: lasciamoli al pop.

Quanto tempo dedichi all’’aggiornamento del tuo web? Lo ritieni ancora uno strumento valido?  
Penso sia uno strumento valido, ma dedico molto più tempo alla mia musica.

In che stato economico versa il jazz italiano, dal tuo punto di vista? Cosa funziona, e cosa non funziona?  
Nei locali la situazione è abbastanza grave: se il locale è pieno allora va bene qualsiasi musica tu faccia, a paga medio bassa. I gestori, tartassati da super tasse, non pagano più i musicisti e cosi non si suona più o comunque bisogna chiamare gente per riempire il locale, cosa che io non faccio; i festival hanno meno soldi e quindi spendono tutto o quasi tutto per i nomi grossi e quindi per esempio dati tre concerti il primo costa 4000 euro, il secondo 2000 ed il terzo 200… triste tradizione oramai.

Cosa ne pensi di ciò che sta accadendo nella discografia? Ha ancora senso parlare di CD?  
Penso che il CD o addirittura il vinile non debbano morire: se spariscono questi supporti sparisce con essi anche l’importanza della musica stessa, non si può avere tutto in file senza poter toccare o leggere o vedere una foto di chi suona. Penso sia una cosa fondamentale: io ho 2400 vinili e 2300 CD, i file basta un nulla per farli sparire e comunque non hanno la stessa importanza.

Hai dei modelli specifici che riconosci ‘di qualità’ non tanto sul fronte artistico ma sul fronte del music business?  
Lavoro sulla Musica. L’importante deve essere l’arte, il business è sinonimo di soldi e non di arte, con la musica vera si vendono i dischi:  la storia insegna che il bebop o lo swing o l’hard bop o il dixieland erano guidati dalla musica anche a rischio di rimetterci.

Come ti poni davanti ai finanziamenti pubblici dirottati ai festival? Pensi siano utili? Pensi che siano un ‘doping’ ai danni dei contribuenti oppure di fondamentale importanza sociale e culturale? Cosa significa secondo te ‘investimento pubblico in cultura’?   
Sono fondamentali,  bisogna dare finanziamenti per l’arte: se togliamo alla musica, al teatro alla pittura ecc. impoveriamo umanamente il paese;  la musica vera è fondamentale per lo spirito come qualsiasi forma d’arte. Investimento pubblico in cultura vuol dire riuscire a non far inaridire lo spirito di ogni cittadino

Ritieni che un musicista abbia anche un ruolo sociale, oltreché artistico? E se sì, in quale direzione?   
Sicuramente ha un ruolo importante perché arricchisce con la sua arte lo spirito di ogni persona che lo ascolta;  come succede spesso in certi locali, i concerti diventano anche un luogo di ritrovo e di socializzazione.

Se tu avessi un ruolo politico rilevante, quali interventi adotteresti per migliorare la cultura e il music business specificatamente relativo alla musica jazz?  
Darei fondi per tutti i musicisti, un sussidio per aiutare questa classe di lavoratori non considerata tale, e farei di tutto per promuovere concerti: agevolazioni ai locali e festival, defiscalizzazioni, darei come in USA diritti di esecuzione e sale prove gratuite a chiunque dimostri di avere progetti musicali validi. Finanziare progetti musicali con una giuria che giudica i vari progetti.

Se tu avessi un ruolo manageriale rilevante [promoter, discografico, editore, manager, etc] in questo ambiente, come ti comporteresti?  
Spesso questi promoter  pensano ai soldi e magari i progetti più belli non li considerano perché pensano di fare i soldi con cose diverse… se ci fossero le possibilità darei delle chance ai veri artisti.
 
Come ti vedi, professionalmente parlando, tra dieci anni?
Bella domanda; se continuiamo su quest’onda penso che non andremo molto lontano. Mi dispiace vedere che comunque la mentalità di fondo nella maggior parte dei musicisti è  quella di pensare solo al proprio orticello, e anche questo ci ha ridotti così. Sarà difficile che cambi: mi spiace che non si sia capito che l’unione fa la forza.