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Massimo Barbiero
Integrità morale e progettuale
Jazz Life

Massimo Barbiero</br>Integrità morale e progettuale</br>Jazz Life
Photo Credit To Leonardo Schiavone

Nome e cognome Massimo Barbiero
Data e luogo di nascita Ivrea (To), 1963
Strumento batteria e percussioni
Web www.massimobarbiero.com

Che caratteristiche specifiche ha la tua attività professionale?
Concerti,incisioni cd, insegnamento, organizzazione eventi.

Come si distingue il tuo lavoro dagli altri?
Non credo spetti a me dirlo, ad ogni modo la mia principale preoccupazione è una “integrità” sia progettuale sia morale in ciò che faccio, che può percepirsi nei contenuti e nell’estetica. Non una bieca coerenza…parlo di integrità, che è attitudine assai più complessa da mantenere.

Come è cambiato il tuo mestiere, davanti ai tuoi occhi, nel corso degli anni?
La situazione economica in primis,ci sono molti più musicisti. Una certa approssimazione degli organizzatori (lo sono anche io organizzo oltre che suonare, quindi so di che cosa parlo)…questi fenomeni mi hanno obbligato a trovare equilibri non facili.

Quali obiettivi sociali, culturali e artistici ti sei posto?
La qualità come primo obiettivo, qualunque cosa sia quello che sto facendo. Il progetto prima di tutto. Suonare per suonare non serve a nulla…

Come gestisci la tua carriera? Hai un team che ti affianca o sei da solo?
C’è un gruppo, ma tendenzialmente le scelte importanti le devi fare da solo

Quali problemi hai riscontrato nel corso della tua carriera? Che cosa ti piace di più del tuo mestiere, e cosa di meno?
Il problema più grande è “trattare”, vendersi con organizzatori, politica, etichette. Cosa mi piace? La musica, la creatività., siia nell’insegnamento sia nella scrittura o nell’improvvisazione.
Di meno il mondo che regola il nostro lavoro, fatto da troppi incompetenti e anche un po’ da sciacalli.

Come ti poni davanti al mercato internazionale? Lo consideri un’opportunità rilevante? Come ti stai muovendo? Hai già avuto esperienze positive? Quanto incide, nella tua economia, il mercato internazionale?
Direi zero: a parte qualche concerto e recensioni splendide è quasi impossibile arrivarci senza una pianificazione “politica” e risorse economiche adeguate.

A fianco della tua attività artistica ne affianchi anche altre [promoter, direttore artistic, booking agency, didattica, autore di libri-metodi didattici]?
Sì. Dirigo festival (L’Open Jazz Festival che ha realizzato trentasei edizioni, l’Open World Jazz festival – Ivrea Jazz Club) e la scuola di Musica Music Studio.

Dedichi tempo, professionalmente, ai social? E se sì, quanto tempo e su quali social (Facebook, Twitter, Instagram)? Quanto pensi siano rilevanti ai fini della tua notorietà e della tua professione? Hai una pagina personale/privata e una artistica/pubblica? Come gestisci la tua comunicazione all’esterno? Fai attenzione a non parlare di politica, calcio, vita privata oppure ti senti libero di scegliere linguaggi e argomenti?
Ho pagin Facebook mia di Odwalla, Enten Eller, Ivrea Jazz Club, vari siti, ecc., ma le uso solo come estensione del sito. Interviste, recensioni e foto, mi rifiuto di entrare in quella pompa del nulla che prima o poi non può che sporcarti. Questo per quel che riguarda me. Altri lo possono usare come meglio credono, io voglio usarlo come uso la lavatrice o il frigorifero, non diventare dipendetne….un po’ come diceva Gaber.

Che strategia adotti per promuovere la tua attività? Cerchi di instaurare rapporti diretti con giornalisti, promoter, discografici, manager, etc?
Certo, ma voglio che siano frutto di una stima reale, non di scambi o altro. Si può collaborare  ma sempre al netto del merito. Così come non c’è nulla di male nel costruire sinergie tra festiva, a patto che ciò abbia sempre un valore progettuale. Ovviamente ce n’è anche uno economico, ma va pesato e trattato in maniera onesta…so che la cosa può sembrare utopistica o ingenua, ma si può ancora fare. Certo non con tutti.

Cosa ne pensi della promozione artistica applicata ai video? Investi risorse nella realizzazione di teaser, videoclip, riprese live? Hai un tuo canale youtube?
Ho il canale di Youtube per Odwalla, proprio perché quel progetto con la danza e percussioni necessita di esser visto. (sono usciti anche quattro DVD). Si deve solo far attenzione a non inflazionare la cosa e a non essere eccessivamente autoreferenziali. Chiedersi se quello che si pubblica ha un valore reale (video,foto,testi…) o piace solo a noi.

Quanto tempo dedichi all’aggiornamento del tuo web? Lo ritieni ancora uno strumento valido?
Direi quotidiano, se esce una recensione, in giornata è pubblicata. Non amo il disordine, non c’è nulla di peggio che essere sul web e non essere aggiornati, è una cosa che produce una caduta della propria credibilità.

In che stato economico versa il jazz italiano, dal tuo punto di vista? Cosa funziona, e cosa non funziona?
Non funziona la politica culturale, la preparazione degli enti preposti, la tv di stato…dal Costanzo degli anni ’80/’90 al Fazio di oggi abbiamo assistito a un populismo di bassa lega che mischia Pollini con Allevi o Bollani con Gigi D’Alessio, una marmellata di niente che però viene spacciata per cultura

Cosa ne pensi di ciò che sta accadendo nella discografia? Ha ancora senso parlare di CD?
No, e da tempo io ormai preferisco l’autoproduzione. Le centinaia di etichette sono, con tutto il rispetto, inutili.

Hai dei modelli specifici che riconosci “di qualità” non tanto sul fronte artistico ma su quello del music business?
Potrei pensare a quelli storici, Max Roach o Tim Berne, ma alla fine non si può passare il proprio tempo a spedire ce o fare telefonate, non è quella la strada,forse anche, ma serve altro.

Come ti poni davanti ai finanziamenti pubblici dirottati ai festival? Pensi siano utili? Pensi che siano un ‘doping’ ai danni dei contribuenti oppure di fondamentale importanza sociale e culturale? Cosa significa secondo te ‘investimento pubblico in cultura’?
Significa dare un “contributo” ma deve essere emesso con valutazioni serie: ricaduta sul territorio, qualità del progetto, reale valore dello stesso, risorse che porta l’organizzatore. Su questi parametri sarei durissimo: per avere soldi pubblici un organizzatore ne deve portare anche in dote; altrimenti si tratta solo, lo sappiamo bene tutti, di dare soldi pubblici a qualcuno che non rischierà nulla di suo, e questo è semplicemente folle e irresponsabile.

Ritieni che un musicista abbia anche un ruolo sociale, oltreché artistico? E se sì, in quale direzione?
Siamo nell’anniversario della morte di Pasolini, quindi basterebbe questo come risposta. Quello è il ruolo dell’artista: assumersi delle responsabilità sia creative ma anche politiche. Dire cose, lasciare tracce, non strisciare.

Se tu avessi un ruolo politico rilevante, quali interventi adotteresti per migliorare la cultura e il music business specificatamente relativo alla musica jazz?
Non lo vorrei, lo rifiuterei, come ho rifiutato più volte candidature. Come mi insegnò Giancarlao Roncaglia “non si può giocare in due campi”: o musicista o giornalista, o politico o batterista.
Ribadisco, servirebbero competenze reali in quel settore, come in altri, e non burocrati o amanti, fidanzate, figli di … a cui affidare un incarico. Con queato “metodo” siamo finiti dove siamo oggi, e non solo nel jazz.

Se tu avessi un ruolo manageriale rilevante [promoter, discografico, editore, manager, etc] in questo ambiente, come ti comporteresti?
Come sopra, si deve scegliere dove stare.

Come ti vedi, professionalmente parlando, tra dieci anni?
Morto.