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Mantova Jazz
Intervista a Mirco Dei Cas

Mantova Jazz<br />Intervista a Mirco Dei Cas

9 ottobre 2017

Il Mantova Jazz è uno degli eventi storici del nostro Paese tanto da celebrare, con il programma di quest’anno, la sua trentaseiseima edizione. Intervistiamo il presidente di Arci Mantova, Mirco Dei Cas, che firma la rassegna assieme a un nutrito gruppo di musicisti e creativi del Circolo del Jazz.

Di Luciano vanni

Cosa significa, al giorno d’oggi, essere promoter di un evento jazz?
Avere il piacere e la responsabilità anche quella economica verso una comunità che ti sostiene – di promuovere la musica più inclassificabile, inafferrabile e affascinante che il XX secolo abbia espresso e che anche il XXI continui a scegliere come terreno principale per la sintesi e l’evoluzione dei linguaggi musicali.

Quali sono gli strumenti con cui riuscite a finanziare la vostra attività?
Per metà il festival si regge sulle entrate da biglietti, per il restante beneficiamo di contributi da parte di fondazioni private e enti locali: in questa annualità segnaliamo l’importante sostegno da parte di SIAE bando Sillumina e del Comune di Mantova che hanno voluto premiare il nostro progetto. Con particolare orgoglio ci preme inoltre sottolineare che Mantova Jazz agisce come Noprofit, pertanto ogni entrata va a beneficio dell’iniziativa.

Raccontaci, in poche parola, il carattere, l’identità e i valori del vostro festival.
Il Festival nasce tra il 1980 e il 1981 intorno all’associazionismo propulsivo e musicalmente competentissimo della Cooperativa Musicisti Mantovani e dello storico Circolo del Jazz di Mantova. Identità e carattere sono tutti nello sconfinato amore per il jazz che ha unito senza conflitti generazioni sedotte nel dopoguerra dai 78 giri di Parker e Konitz ed altre cresciute con il Davis di Bitches Brew o con Frank Zappa.

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Che relazione avete con il tessuto cittadino? Come siete riusciti a coinvolgere gli abitanti della vostra città?
Questo mi pare merito di Arci e della dimensione associazionista dell’esperienza: non un festival comprato “chiavi in mano”, magari a prezzi fuori mercato, da qualche agenzia, ma sempre pensato collegialmente e discusso con le istituzioni politiche e culturali, ma anche con il tessuto dei circoli Arci e dei club privati, che l’hanno costantemente sostenuto negli anni riconoscendone il valore

Che tipo di comunicazione avete adottato per valorizzare il vostro evento?
Social Media Marketing, riviste di settore, quotidiani, sono tra i maggiori canali di comunicazione del festival. Non manca inoltre un importante investimento nella comunicazione locale attraverso affissioni pubblicitarie e la nostra caratteristica brochure con tutti gli eventi del festival. Usufruiamo inoltre del supporto di un ufficio stampa esterno e di radio partner come Radio Bruno e Radio Base.

Andiamo sul programma: che musica ascolteremo in questa edizione?
Il jazz che al momento riteniamo più vitale e convincente, come sempre: nessuna concessione, ad esempio, a quegli slittamenti nel mondo del pop che ci pare abbiano svuotato di significato qualche festival ben più grande del nostro. E molta cautela nel vagliare le proposte più avventurose: il pubblico mantovano ha sempre apprezzato che il festival puntasse su avanguardie ben coscienti dei linguaggi del jazz.

Tra i tanti artisti del cartellone, quali sorprese ti attendi?
Le sorprese che i grandi maestri come Brad Mehldau, Ron Carter, Richard Galliano o Dave Holland, o comunque tutti gli improvvisatori autentici, sanno sempre riservare. Ma siamo tutti felici della sezione “Young”, ricca di bellissimi nomi italiani, in gran parte donne, dai quali sappiamo potranno arrivare quelle che per molti saranno autentiche sorprese.

Come si è evoluto, negli anni, questo evento?
Forse più in un rapporto consolidato e certo con i modi e i tempi della progettazione, piuttosto che nelle scelte estetiche. Quelle mi sembra siano restate fedeli alle origini, pur nella necessità di indagare i non pochi mutamenti avvenuti in quasi quarant’anni nella sempre più vasta e globalizzata scena del jazz mondiale.