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Lorena Favot<br/>Landscapes

Lorena Favot
Landscapes

25 settembre 2018

Landscapes è il titolo del nuovo disco di Lorena Favot, pubblicato da Artesuono; l’abbiamo intervistata.

Di Eugenio Mirti

Ci spieghi il senso del titolo?
Landscapes rappresenta per me un sorta di ritorno a casa, di chiusura del cerchio. C’è dietro una piccola storia che dura tutta una vita, una parte delle mie radici, nella persona di mio padre, che coinvolge e soprattutto sconvolge il mio percorso, un rapporto molto difficile che inevitabilmente segna. Papà era un artista… faceva sculture, dipingeva, ma aveva tutte le caratteristiche che si attribuiscono agli artisti: dannazione, pazzia, irrazionalità. Mi sono allontanata da tutto ciò e ho dovuto poi, mio malgrado assisterlo e accompagnarlo quando ha avuto bisogno di me. Nel ri-contatto ho scoperto alcune sue passioni tra cui il desiderio mai affrontato della tecnica pittorica dell’acquerello. Ed ecco che ad un certo punto incontro Andrea Venerus, notevole artista friulano, in occasione di un evento che vedeva protagoniste molte forme d’arte, inizio a seguire i suoi corsi, affronto l’acquerello e i suoi paesaggi, e scopro che è come accoglienza per quella parte di radici perdute e allontanate, quel filo aggrovigliato si dipana finalmente e il cerchio si chiude. È con questa consapevolezza che decido che i brani su cui stavo lavorando potevano diventare un progetto e poi un disco, ciò che rappresentavano era di fatto riconducibile ai paesaggi che descrivevo non solo con parole e note ma anche con setole di pennelli!

Come hai scelto i musicisti?
Questi baldi musicisti fanno parte della mia vita musicale da molto tempo! Per come avevo immaginato questo progetto era chiaro che avevo bisogno di Gaetano Valli perchè lui è quello che ti mette sulla retta via, puntuale e impeccabile, e ha arricchito alcuni dei brani con i suoi “proverbiali” special! E poi c’era la necessità dell’immensa generosità, musicale e umana, di Mauro Costantini; Mauro è colui che invece ti apre la porta e ti dice vai e sappi che la libertà è pure responsabilità. Ha messo nel disco aperture, atmosfere e colori, proprio quelli che desideravo io.
Alessandro Turchet è il legno, la forza, la precisione, ma anche la malleabilità. Ha suonato costruendo solide e a volte inaspettate strutture portanti e appoggiato note clievi ome piume sui soli.
Aljosa Jeric è un amico ritrovato, dopo che per anni ci eravamo persi di vista musicalmente. Ho coinvolto Aljosa per il suo sostegno sicuro, per la fluidità del suo tratto sonoro, ma soprattutto perchè a volte il suo modo di suonare è paragonabile al canto. Posso dire che il loro “esserci veramente” in questo lavoro mi ha messa in una posizione ideale per muovermi liberamente! Cosa che ha trovato la massima espressione anche nel lavoro fatto in studio da Artesuono, dove Stefano Amerio ha la meravigliosa capacità di farti sentire come a casa.

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Che cos’è il jazz oggi? E il canto jazz?
Questa è un domanda difficile: m lo chiedo spesso e in realtà ancora non ho trovato risposta.  Il jazz contemporaneo ha una caratteristica che amo molto: la perdita dei confini; credo che per molto tempo il jazz, pur essendo per antonomasia la musica dell’improvvisazione e della libertà creativa, abbia, per volontà dei musicisti stessi, sostenuto un alone di rigidità, quasi di classificazione, forse per un’esigenza di mantenimento dell’identità tra i vari generi; o quanto meno questo è ciò che io percepivo. Ora nel jazz confluiscono anche tensioni ritmiche riconducibili a generi più distanti, comeil rock e il pop. Vedi Shai Maestro ad esempio: nella sua musica trovi inflessioni classiche, pop, l’energia di accompagnamenti ritmici quasi rock, e questa energia smuove, mi smuove! Il canto jazz si adegua a queste nuove prospettive perdendo la classicità di certi comportamenti vocali. Io vedo l’uso della voce come qualcosa che va oltre; la voce è uno strumento libero, che può fare tanto. Personalmente mi metto sempre in gioco su nuove acrobazie e architetture vocali! Mi piace molto l’utilizzo di strumenti elettronici nei live perchè sento il bisogno di nuove frequenze per la mia voce; lavoro di colori, di intenzioni e anche di sperimentazioni sul mio suono. Ma niente di nuovo alla fine, questo è ciò che si ripete ad ogni cambio di era, no? Ci sarebbe talmente tanto da dire su questo argomento: se vuoi ne parliamo davanti a un buon bicchiere di vino!

Come lavori ad arrangiamenti e composizioni?
Non ho una vera e propria modalità di lavoro. Capita che mi metto al piano in cerca di atmosfere, e poi un accordo in particolare mi apre la strada, quindi scrivo melodia e armonia contemporaneamente. Poi vedo se nasce la necessità di aggiungere anche un testo o se quel che c’è basta già. A volte scrivo il testo e poi lo metto in musica. È successo così per
Baby Swan And Friend. Devi sapere che il mio momento creativo più esplosivo è quello che segue il risveglio. Li mi vengono delle idee molto belle, ma poi devo essere brava a fissare il tutto in maniera pragmatica, pena la dimenticanza appena la testa si alza dal cuscino. Baby è nato così, mentre riflettevo sulla fragilità dei cuccioli d’uomo mi sono venuta in mente io, e le strategie che usavo per farmi forza; e questo episodio è diventato prima un breve racconto e poi, tradotto in inglese, la canzone.
A volte penso subito agli arrangiamenti ma devo dire che ho la fortuna di lavorare con musicisti e arrangiatori veramente bravi e mi affido al loro sapere, tediandoli finchè il lavoro non viene come l’avevo in mente io!

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Definisci Landscapes con tre aggettivi
Sono molto orgogliosa di
Landscapes perchè penso che mi rappresenti: poesia, sensualità e profondità.

Quali sono le cantanti che ti hanno influenzato? E le colleghe di oggi che ammiri?
Nel jazz il cantante che mi ha influenzato è Chet Baker, perché quando suona sembra che canti e quando canta sembra che stia suonando. Sono molto legata anche alla musica italiana, non ne disdegno l’utilizzo nei concerti e anche nei dischi. A casa mi dicono sempre che ho incominciato a cantare prima ancora che a parlare, e avevamo molti dischi: jazz, cori popolari, gospel, ma anche gli interpreti italiani, e lo Zecchino d’Oro pure. Ricordo che da bimba mi divertivo ad armonizzare le canzoni dello zecchino e a cambiarne le melodie.
Sono cresciuta cercando di arrivare alle vette che raggiungeva l’affascinante cantante dei Matia Bazar, Antonella Ruggiero, poi ho incontrato la musica brasiliana, mio grande amore, e le voci scure e roche della black music, del soul, la schietta e ruvida semplicità del canto etnico… e il jazz, dove ed affascinarmi più che la voce è l’improvvisazione. Adoro Maria Joao, Barbara Casini, Ada Montellanico, Badi Assad…

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Per prima cosa mi voglio dedicare a questa mia nuova “creatura”. Sto lavorando su nuovi brani da inserire nel progetto per i concerti live, con il mio co-produttore Stefano Amerio stiamo progettando la realizzazione di un video. E poi ho un sogno nel cassetto: lavorare sulla voce nuda e cruda, quindi concerti in solo. Ma è un progetto ambizioso e sul quale dovrò sperimentare ancora prima di vederlo realizzato.

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