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Long Story Short <br/> Intervista a Domenico Angarano

Long Story Short
Intervista a Domenico Angarano

13 aprile 2018

Un bassista italiano a Londra, tra jazz e musica indiana

Domenico Angarano è un brillante bassista italiano che vive a Londra; l’ho conosciuto perché curiosamente fa parte del gruppo di Sarathy Korwar, l’ Upaj Collective, che ha registrato il meraviglioso disco “My East Is Your West” e l’ho così intervistato.

Di Eugenio Mirti

Come sei finito a Londra?
Sono di Napoli, ho 37 anni e mi sono trasferito all’età di 29 anni circa a Londra; in realtà non c’è stato un evento specifico che ha causato lo spostamento, sono venuto qui perché stavo finendo un disco prodotto da Luca Barassi; a Napoli non vedevo sbocchi plausibili per suonare, a me piace viaggiare e ho così deciso di spostarmi. È stata un po’ una follia, ci vuole molto tempo per inserirsi ma ripaga.

Come sei finito nella line up di “My East Is Your West”?
La musica indiana, specie dell’India del nord, la approfondisco da qualche anno; ogni anno vado in India per un paio di mesi insieme ad un altro gruppo con cui collaboro, i Kefaya. Il gruppo del disco è un gruppo di musicisti abbastanza esteso, che collaborano a diversi progetti. Si cerca di tornare verso musiche folk che non siano il jazz degli USA mainstream, il più adottato dai conservatori. Nulla in contrario, però è strano che studino tutti la stessa cosa!

Cos’è il jazz oggi per te?
Bella domanda! È una ricerca aperta senza limiti.

Prendi l’ascensore e c’è il Presidente del Consiglio al quale puoi esporre la tua idea per migliorare la musica in Italia. Cosa gli dici?
Accogliete tutti subito: si tratta di essere aperti a tradizioni che non sono quelle con cui siamo cresciuti, non c’è niente di meglio che conoscere persone con storie diverse e background diversi.
Da quando mi sono spostato da Napoli ho iniziato a cambiare il punto di vista sulle potenzialità che diverse culture e diversi stili di musica possono avere, su di me e in generale.

Tornerai in Italia?
Non mi interessa molto al momento, tornare non mi offrirebbe le stesse possibilità che ho qui; torno in vacanza e sto bene, ma lavorare è molto complesso, anche solo per la burocrazia. Ma non lo escludo.

Cosa ti piace della scena di Londra?
Non ci si preoccupa della territorialità, si crea una comunità, che è una cosa che mi mancava tanto, ci si aiuta molto. Per me è una sensazione importante che mi aiuta a crescere.

Se avessi una bacchetta magica quale sogno esaudiresti?
Ho questo progetto che si chiama “Long Story Short”, che è sintesi delle mie ricerche, e vorrei poterlo portare avanti aprendolo a culture diverse e diverse aree del mondo.

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foto © Elisa de Martini

© Jazzit 2019