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Lo scambio Juilliard-Conservatorio Giuseppe Verdi</br>Intervista al Maestro Marco Zuccarini

Lo scambio Juilliard-Conservatorio Giuseppe Verdi
Intervista al Maestro Marco Zuccarini

23 settembre 2017

Il 26 settembre a Torino sette studenti della celebre scuola Juilliard di New York accompagnati da Ben Wolfe vivranno per qualche giorno un’esperienza nel conservatorio Giuseppe Verdi realizzando un workshop per studenti interni ed esterni; e l’8 ottobre sei studenti del Dipartimento Jazz del Conservatorio andranno a New York per visitare e vivere per una settimana nella grande scuola americana.  Abbiamo intervistato il Maestro Marco Zuccarini,  direttore del Conservatorio torinese.

Di Eugenio Mirti

Questo scambio con la Juilliard è un grande investimento per il Conservatorio.
Si tratta di un investimento fatto guardando in avanti;  in presenza di un dipartimento jazz estremamente vitale come quello che abbiamo, ritengo sarebbe scellerato lasciare perdere un’occasione del genere; come ho detto più volte a Emanuele (Cisi, NdR), questo rapporto con la Juilliard non va assolutamente perso, perché è un grandissimo valore aggiunto, soprattutto ora che è diventato uno scambio alla pari. Io sono molto felice; per esempio un docente che tiene una lectio magistralis in una struttura esterna dà una possibilità di risonanza sempre più alta. La mia intenzione è quella di mantenere e rendere il più vitale possibile questo scambio. I rapporti internazionali sono di grande appeal, fondamentali. Ci sarà adesso una bella settimana di eventi, insomma lo ritengo un investimento più che sacrosanto.

Per gli studenti sono importanti questi scambi?
Assolutamente; per tutti i dipartimenti organizziamo delle masterclass con musicisti di altissimo livello, che invitiamo con piacere perché riteniamo fondamentale il confronto che hanno con gli studenti; ma anche per dare agli studenti stessi l’opportunità di essere conosciuti; per esempio a ottobre è venuto Joaquín Achúcarro, uno dei più grandi pianisti classici contemporanei, che insegna a Fort Worth;  è rimasto molto colpito da due nostri studenti, a cui ha aperto di conseguenza la strada per andare a studiare con lui negli USA.

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In questo modo la scuola diventa una sorta di bottega artigianale.
Io sono un musicista e non un burocrate, perciò mi piace impostare le cose in questo modo; questa è proprio una scuola di bottega, di artigianato; e l’artigianato lo si impara potendo studiare con bravi maestri, e poi avendo l’opportunità di coltivare dei contatti con i mercati esterni. Il Conservatorio deve consentire agli studenti di avere il massimo di esperienza possibile; anche in situazioni di relativo rischio, ma con la nostra tutela. In questo modo diamo la possibilità di aprire delle porte per la successiva vita professionale. E ci tengo a dire, con orgoglio domestico, che quando ci sono degli insegnanti di grande valore io sono sempre contento che vadano in giro: perché la scuola è fatta dagli insegnanti.

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