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Live At The Philarmonic Hall In Arad</br>Parla Gabriel Oscar Rosati

Live At The Philarmonic Hall In Arad
Parla Gabriel Oscar Rosati

Incontriamo il trombettista Gabriel Oscar Rosati per ragionare attorno al suo Brazilatafro Project che nel 2015 ha pubblicato il cd dal titolo “Live At The Philarmonic Hall In Arad”: una produzione firmata dall’etichetta discografica Dodicilune.

di Luciano Vanni

Ci presenti il Brazilatafro Project?
Il nome e l’idea sono nati nel 1995 a Las Vegas. Ero già immerso nella musica latina da una decina d’anni e, visto che in generale i gruppi afro-cubani suonavano solo musica cubana, e quelli brasiliani esclusivamente ritmi brasiliani, quelli caraibici idem, ho voluto provare una soluzione che contenesse un po’ tutto il blocco afro-americano-caraibico con un repertorio originale che spaziasse nelle varie atmosfere: dalla salsa feroce a un tango straziante, dal samba-funk energetico a un bolero nostalgico.

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Che caratteristiche ha questo tuo ensemble?
Sicuramente l’originalità e la libertà di esecuzione. Non mi piace riarrangiare brani celebri “in chiave latina”, cosa questa che per me è una semplice scorciatoia commerciale… e la pensano come me moltissimi musicisti latino-americani. Di conseguenza lascio molta libertà nell’esecuzione e improvvisazione. Non condivido le situazioni troppo “strette”, troppe limitazioni, assolo programmati, scalette ben definite: insomma, se si tratta di musica improvvisata, lasciamo una buona percentuale all’istinto e alla pazzia estemporanea. Altrimenti avrei fatto il musicista classico, no?



Come cambia la tua musica, su un palco e davanti al pubblico?
Dal vivo c’è uno scambio di energie; in Europa e in Oriente, in genere, il pubblico è molto contenuto, quasi ipnotizzato… non so bene se sia positivo o no. Nelle Americhe sento una grande energia vitale, positività e tutto fluisce meglio.

Partiamo da una definizione: che cosa significa, per te, l’espressione “latin jazz”? 

Latin jazz dovrebbe essere ciò che fu il “cu-bop” inventato da Mario Bauzá e successivamente allargato a tutte le aree geografiche afro-pan-americane.

L’orizzonte espressivo del tuo Brazilatafro Project è assai vasto, merito di un lavoro che combina sound acustico ed elettrico: che cosa hai voluto mettere in scena? 

Semplicemente quello che sento interiormente nella mia vita musicale: energia, ferocia e passione.

L’energia è straripante: cosa chiedi ai tuoi musicisti? 

Coerenza e serietà. Non credo ai musicisti tuttofare e non mi piace lavorare con colleghi che non siano coinvolti veramente al cento per cento nella musica latina.



Come definiresti la tua musica? 

Difficile da dire… spero interessante.

Che cosa ti piace di più in “Live At The Philarmonic Hall In Arad”?
Il fatto che proprio un’etichetta italiana l’abbia prodotto: mi ha davvero fatto rivalutare l’ambiente discografico nazionale.