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Life is there and everywhere<br/>Intervista a Gloria Trapani

Life is there and everywhere
Intervista a Gloria Trapani

7 dicembre 2018

Si intitola Life Is There And Everywhere il nuovo disco di Gloria Trapani; l’abbiamo intervistata.

Di Eugenio Mirti

Ci spieghi il significato del titolo Life is there and everywhere?
Life is there and everywhere è una frase estratta da Butterfly, uno dei brani del disco, che ne rappresenta una sintesi sia da un punto di vista estetico musicale sia di testo e di significato. Racchiude per me uno dei messaggi più belli e preziosi che mio padre ha saputo trasmettermi, l’importanza e il valore della vita, della propria e di quella degli altri, della dignità e del coraggio. La vita è lì e ovunque e la farfalla ne diventa simbolo; con la sua bellezza quanto con la sua fragilità ci insegna ad averne sempre cura.

Come hai scelto i musicisti? Sono passati cinque anni dal tuo album di esordio: come mai una pausa così lunga? Quali sono le differenze sostanziali tra i due album?
Devo tantissimo ai musicisti che hanno collaborato al disco, hanno sin da subito accolto questo progetto come proprio e ognuno di loro con la propria creatività e personalità ha dato un contributo importantissimo alla musica. Sono Alessandro Del Signore, Luigi Di Chiappari e Mattia Di Cretico. Il nostro percorso insieme è iniziato nel 2011 e ci ha portato a realizzare un primo disco nel 2013, Rough Diamond, dove la formazione era quella classica del quartetto jazz, con i due ospiti Davide Di Pasquale al trombone e Aldo Bassi alla tromba; abbiamo lavorato a quel disco dandogli un’impronta molto live e lasciando ampio spazio alle improvvisazioni.
Da allora abbiamo poi avuto la grandissima fortuna di suonare tanto insieme, non solo per questo progetto ma anche per altri lavori, e questo ci ha aiutato ta trovare un bel feeling musicale e soprattutto a consolidare la sinergia tra le nostre attitudini diverse. I cinque anni trascorsi sono stati necessari per sviluppare una nuova direzione, cambiando anche il nostro modo di lavorare insieme. Ho scritto e raccolto dieci brani che per me rappresentassero ciò che avrei voluto raccontare, sia umanamente e sia musicalmente, e insieme abbiamo creato la veste più adatta.
Hanno collaborato con noi anche degli ospiti per me molto importanti che sono entrati a far parte della nostra “famiglia musicale”: Davide Di Pasquale, Donato Cedrone, Daniel Miskiev e Teresa Iannilli, rispettivamente a trombone, tromba, violoncello, violino e viola.

Che cos’è il Jazz oggi? E la canzone d’autore? Come si intrecciano dal tuo punto di vista?
Il Jazz oggi credo voglia significare da un punto di vista musicale tantissime cose. La sua ricchissima storia ce ne insegna il grande valore sociale, è una musica che ci parla di fusione tra culture differenti, e in questa fusione trovo il suo più grande fascino, nonché una grande lezione anche per la nostra attualità. Una musica che ci insegna a vivere e sentire il momento presente con grande consapevolezza e riconoscerlo come unico ed irripetibile, così come feeling musicale e interplay durante un concerto. La canzone d’autore per me è un racconto di storie attraverso immagini e più sono vere, autentiche più ti emozionano perché in qualche modo ti riconosci in esse. Ovviamente penso ai grandi cantautori italiani, ma anche ai grandi songwriter internazionali…non a caso uno dei miei più grandi riferimenti musicali è Joni Mitchell, che nella sua immensa carriera e produzione musicale partendo dal folk e dalla canzone d’autore è poi approdata al jazz. Anche nel Jazz c’è la canzone, pensiamo all’origine degli standars e alle meravigliose songs che ci hanno regalato compositori come Gershwin, Porter, Ellington fino ad arrivare anche a compositori più moderni. Da cantante, e quindi per natura attenta ad un testo da cantare, è forse più naturale trovare dei punti di incontro tra espressioni musicali così diverse tra loro ma in ogni caso credo che l’intreccio si crei in maniera del tutto naturale, lì dove c’è un grande amore e una grande passione per entrambi i linguaggi; penso per esempio alla bellissima produzione di Pino Daniele o anche dei grandi cantautori brasiliani come Caetano Veloso, Tom Jobim ( per citarne solo alcuni) che hanno saputo creare una sintesi unica di linguaggi attingendo alle proprie origini culturali ma con una sguardo aperto alle nuove sonorità. Credo che la sintesi sia una ricerca fondamentale e costante per ogni musicista, ognuno di noi è la sintesi di esperienze differenti.

Come lavori alle composizioni?
Spesso mi accade di trovarmi a scrivere e comporre durante lo studio, di trovare spunti di partenza e poi sviluppare l’idea. Utilizzo il piano o la chitarra, a volte parto da giri armonici che mi piace sviluppare e su cui provo poi a cantare una melodia, altre volte invece parto dalla melodia stessa, altre ancora da un riff a da un’idea ritmica. Diciamo che ci sono diverse strade, diversi strumenti, ma sempre parto da un’idea, un mood che mi piacerebbe esprimere.

Tre aggettivi per Life Is There And Everywhere.
Intimo, autentico, sognante.

 

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