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Paolo Fresu
La musica e le energie migliori
Speakers’ Corner

Paolo Fresu</br>La musica e le energie migliori</br>Speakers’ Corner
Photo Credit To Fabrizio Giammarco

Paolo Fresu ci racconta la giornata del 6 settembre 2015, data in cui si è svolto l’evento“Il jazz italiano per l’Aquila”.

di Paolo Fresu

«La giornata a l’Aquila del 06 di settembre ha un alto valore concreto e simbolico per la città in ricostruzione e per il jazz italiano. Se l’attesa per questo evento è stata grande, la risposta del pubblico, dei musicisti e degli aquilani è risultata incredibile ed emozionante. Ancora una volta lo strumento della musica diventa uno straordinario catalizzatore di energie che suggerisce incontri, pensieri e riflessioni su ciò che stiamo vivendo».
Questo è il breve messaggio che è stato pubblicato dall’Ansa il giorno successivo all’evento aquilano e che, in parte, è stato spedito dal sottoscritto a tutti i musicisti e a chi ha contribuito, con passione e competenza, alla buona riuscita della manifestazione.
Perché “Il jazz italiano per l’Aquila” è stato l’evento jazzistico più importante che il nostro Paese ha mai avuto e perché si è arricchito, durante il percorso, di plurisignificati che solo in parte avevamo previsto.
Non solo quello della solidarietà per la città in ricostruzione e per l’accento posto sullo stato di avanzamento dei lavori ma anche per un progresso importante relativo alla “nostra” musica che, finalmente, si mostra per ciò che è e prova a uscire dalla nicchia senza leccarsi le ferite o solo puntando il dito sulle responsabilità altrui.

Circa 600 artisti provenienti da tutta l’Italia con oltre 100 concerti distribuiti in 18 palchi posti nel centro storico della città in sole dodici ore e con un pubblico di circa 60.000 persone sono il racconto, non solo numerico, di una emozione ancora viva e di un messaggio forte che non può e non deve cadere nell’oblio.

Perché la musica si lascia trasportare dal vento e germoglia e attecchisce, se ben innaffiata, dove approda nel suo pellegrinare.
Ma il molteplice senso non si cela solo nell’evidente risultato. Si nasconde anche nella rinnovata esigenza di essere riusciti, tutti assieme, a fare dialogare il nostro jazz abbattendo le barriere dei ruoli reciproci e delle competenze specifiche.
Da tutta l’Italia è accorso, a titolo di volontariato, un foltissimo gruppo di direttori di festival e di stretti collaboratori che si sono messi a disposizione per dirigere i vari palchi dimostrando, in sinergia con i volontari locali, con la Protezione Civile dell’Aquila e grazie alla disponibilità degli artisti, grandi capacità organizzative e voglia di dialogare all’interno del mondo jazzistico.
Perché non è sempre vero che i festival sono i nemici dei musicisti. Soprattutto in un momento in cui tutti siamo investiti da una profonda crisi e sentiamo il bisogno di dialogare e di aiutarci reciprocamente.
L’occasione aquilana ha mostrato al mondo non solo le potenzialità della nostra musica ma ha sottolineato in modo forte l’esistenza della stessa e la sua ramificazione e organizzazione flessibile proprio perché musica improvvisata.
L’ossimoro del jazz come metafora per la ricostruzione della città e di quel grande palazzo che è il jazz italiano: fragile, elastico e contemporaneamente forte come dovrebbe essere qualsiasi palazzo.

Inoltre il nostro jazz è finalmente uscito dal silenzio della stampa e della televisione. Quel giorno tutti gli italiani hanno potuto seguire la festa aquilana dalle loro case grazie alla Rai (sia radio sia televisione) e il 26 settembre, in prima serata, è stato trasmesso uno speciale di ben 110 minuti su Rai 5. Caso più unico che raro nella storia della nostra informazione pubblica visto che il jazz (quando passa…) può contare solo sul pubblico dei nottambuli!

A quelli che hanno espresso dubbi sul senso dell’iniziativa abbiamo risposto con la filosofia del fare e a quelli che hanno lamentato il non esserci abbiamo spiegato che la scelta degli artisti e dei progetti è stata fatta nel tentativo di volere rappresentare tutto il nostro jazz nella sua grande varietà di generi, suoni, organici, generazioni, storia e geografie. Ci fossero stati gli esclusi si sarebbero lamentati gli altri… Dunque difficile se non impossibile accontentare chi si è reso disponibile (che ringraziamo!) vista la ricca realtà della nostra musica che forse non ha pari nel mondo per quantità e varietà di proposte.
Alcuni hanno detto che è stato uno spot elettorale per il Ministro Dario Franceschini ma sarebbe ingiusto (se non poco educato e poco corretto) non sottolineare che è stata sua l’idea e non mia o nostra. Forse la politica va comunque bastonata a priori anche quando produce buona politica e buoni risultati? Soprattutto se l’idea e l’invito arrivano dall’unico Ministro che, nella storia della Repubblica, ha pronunciato la parola “jazz” in ambiti ministeriali e ha chiesto scusa per un vuoto di decenni che si colma solo ora.
Altri hanno teorizzato un’altra tipologia di giornata per l’Aquila ma teorizzare non è sufficiente… È facile parlare dietro la tastiera di un computer quando è difficile investirsi in prima persona per realizzare un qualcosa che forse, nel jazz italiano, farà da spartiacque tra il prima e il dopo L’Aquila.
Ovviamente molti sono stati anche i contributi interessanti e le preziose riflessioni conseguenti al “nostro” operato. Nostro perché da qualche tempo stiamo sviluppando un percorso comune, assieme alle realtà di respiro nazionale (Midj, I-Jazz, Casa del jazz…), che credono nel futuro della nostra musica e che vogliono collocarla in un luogo dove mai è stata nella storia del nostro Paese.
Per il bene del nostro jazz che necessita di più unità e consapevolezza nonché di voglia di mettere in retroguardia il nostro “Io” per sentirci ancora più importanti e uniti.
È questo che è accaduto con “La partita del cuore” della Nazionale Italiana Jazzisti che la sera del 05 settembre ha giocato contro la Nazionale dei Cabarettisti e la Rappresentativa Città di l’Aquila dimostrando quanto il gioco di squadra sia l’anima del fare musica e strumento di interplay.
Un ulteriore grazie a Gianni Pini e all’Associazione I-Jazz, ad Ada Montellanico e all’Associazione dei musicisti italiani MIDJ (ancora troppi pochi gli iscritti), a Luciano Linzi della Casa del Jazz oltre che ad Ascanio Cusella, Luca Devito e i tanti altri che meriterebbero di essere citati oltre a tutti gli sponsor (la lunga lista è bene in evidenza nei nostri programmi ufficiali) senza i quali sarebbe stato impossibile rendere unica quella giornata che, con buona probabilità, ripeteremo il 04 settembre del prossimo anno facendola diventare un appuntamento fisso.
Per aggiungere un altro tassello alla ricostruzione e coinvolgendo centinaia di altri musicisti che si alterneranno con quelli di questa prima edizione. Non di più, in una città ospitale ma cantierata…

Ciò nel tentativo di fotografare ancora meglio la ricca vitalità del nostro jazz e per dire che esistiamo, che vogliamo crescere e che, soprattutto, vogliamo sentirci vivi attraverso la musica che amiamo. È questo il più grande regalo che possiamo farci e la lezione più bella da offrire ai giovani che si apprestano a diventare musicisti del domani senza che si sentano più soli.

Per alcuni di noi è stata la prima volta a L’Aquila. Per tutti gli altri lo è stato comunque attraverso la musica. Perché ricostruire significa provare a comporre collettivamente una sinfonia infinita che richiede dedizione, passione e continua attenzione.
Una piccola sinfonia, la nostra, che abbiamo scritto il 06 settembre e che è la sola per la quale siamo chiamati a rispondere facendo risuonare i luoghi feriti dal terribile terremoto del 2009.
Lungo le dodici ore di musica offerta a chi ha voluto ascoltarci e raccontando, in oltre cento concerti, la creativa ricchezza, varietà e bellezza del jazz italiano.

Grazie per averci creduto assieme a noi

Paolo Fresu
Johannesburg, 24 settembre 2015

IL PERCORSO

15 aprile 2015
Paolo Fresu e Luciano Linzi ricevono una telefonata dal Ministro della Cultura Dario Franceschini che suggerisce una giornata del jazz italiano per l’Aquila sulla scia del successo del raduno dei musicisti di strada avvenuto nell’estate precedente e organizzata dal Buskers Festival di Ferrara.

Inizio maggio
Fresu prova a immaginare una maratona del jazz italiano con una serie di eventi in contemporanea da consumarsi utilizzando tutto il centro storico in ricostruzione. Con il triplice obiettivo di riporre l’attenzione sul dramma dell’Aquila, animare e invadere il centro storico con i suoni e con la gente oltre al voler dare una spinta nuova e una visibilità più ampia al jazz italiano. Tutti gli artisti sono invitati a titolo gratuito e con il solo rimborso delle spese di viaggio, vitto e alloggio.

Metà maggio 2015
Si individua un team di realtà, associative e non, di respiro nazionale (I-Jazz, Midj e Casa del Jazz) che già dialogano tra loro e attraverso le quali poter gestire l’evento.

Fine maggio 2015
Gianni Pini (presidente dell’I-Jazz) lavora a un budget previsionale intorno ai 60.000 euro (il costo medio di concerto di una star di jazz americana) e si circonda di alcune figure professionali capaci di seguire e coordinare l’evento (segreteria, ufficio stampa, grafico).

Fine maggio 2015
Fresu inizia a contattare i musicisti che rispondono con entusiasmo. Parte del programma artistico è gestito, per volontà comune, direttamente da Midj (attraverso i rappresentanti dei comitati regionali) e da I-Jazz (attraverso i festival che ne fanno parte) e si cerca di dare priorità ai musicisti aquilani e abruzzesi coinvolgendo i Conservatori dell’Aquila e Pescara.

Inizio giugno 2015
Viene individuata per l’evento la data di domenica 06 settembre. Data che chiude le manifestazioni legate alla Perdonanza Celestiana.

03 giugno 2015
La grande giornata del Jazz italiano per l’Aquila viene annunciata a Roma nella sede del MiBACT in occasione della presentazione del programma dei festival di jazz estivi alla presenza del Ministro e del Sindaco dell’Aquila Massimo Cialente.

Metà giugno 2015
Primo sopralluogo in città per l’individuazione dei luoghi funzionali ai vari concerti. Ne vengono scelti 18 (tre di questi saranno al chiuso tra l’Auditorium del Parco, la Basilica di San Bernardino e la Chiesa di San Giuseppe Artigiano) con circa 5/7 concerti a postazione e per un totale di oltre 100 concerti (il 10% in acustico) in sole dodici ore. Chi seguirà la parte tecnica sarà Ascanio Cusella (aquilano DOC e tecnico del suono alla Casa del Jazz) con la consulenza di Luca Devito che dirigerà il palco centrale posto in Piazza Duomo.

Metà giugno 2015
Ci si rende conto che i 60.000 euro preventivati forse non saranno sufficienti vista la grandezza di un evento che cresce di giorno in giorno. Arrivano in modo spontaneo 10.000 euro da Puglia Sounds.

Fine giugno 2015
Viene contattata la Rai e gli sponsor principali quali Trenitalia, Busitalia, Sardinia Ferries, Disma Music e altri. Tutti rispondono positivamente.

Metà luglio 2015
Si chiude definitivamente il cast artistico con 587 musicisti e 107 concerti.

Fine luglio 2015
La Siae, invitata ufficialmente alla conferenza stampa che si terrà ai primi di agosto, dispone in totale autonomia di 30.000 euro che darà direttamente al Comune dell’Aquila per l’organizzazione logistica dell’evento.

05 agosto 2015
Conferenza stampa nazionale nella sede del MiBACT alla presenza del Ministro Franceschini, della stampa, delle televisioni, della Rai, della Siae, degli altri sponsor e del Comune dell’Aquila con grande eco mediatica.

05 settembre 2015
“Partita nel cuore” in triangolare tra la Nazionale Italiana Jazzisti (che perde…) contro la Nazionale dei Cabarettisti e la Rappresentativa Città dell’Aquila.

06 settembre 2015
“Il Jazz italiano per l’Aquila” si consuma con grande successo in un’unica giornata. È seguito inaspettatamente da oltre 60.000 persone. Sulla scia del consenso generale il Ministro Franceschini e il Sindaco Cialente annunciano che la giornata si ripeterà la prima domenica di ogni anno.

26 settembre 2015
Uno speciale di 110’ viene trasmesso in prima serata su Rai 5.

04 settembre 2016
“Il jazz italiano per l’Aquila” proseguirà nel suo percorso di sensibilizzazione sulla ricostruzione e in quello del fotografare e sottolineare la ricca vivacità della scena jazzistica nazionale.