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La musica al tempo del Coronavirus: intervista a Massimo Barbiero

La musica al tempo del Coronavirus: intervista a Massimo Barbiero

22 aprile 2020

Abbiamo intervistato Massimo Barbiero, direttore artistico del Festival Jazz di Ivrea, musicista e didatta, a proposito dell’attuale difficile momento per la musica.

Di Eugenio Mirti

Che cosa ha causato più problemi in questa situazione alla tua attività?
Come musicista le lezioni sono ferme, i concerti sono saltati… e come organizzatore il festival d’Ivrea è stato annullato con già tutto il materiale stampato.

Quali sono i progetti per l’immediato futuro?
Ora è tutto sospeso, registrazioni in programma, concerti; studio, scrivo, cerco di riflettere senza cercare soluzioni, e detto con tutto il rispetto vedo troppa gente agitarsi e pur comprendendolo ora non serve.

Come vedi la situazione italiana per  spettacoli e intrattenimento?
Male, non c’è un disegno, anche prima era già terribile o eventi enormi (kermesse di fatto) con budget assurdi o festival minuscoli con poche risorse ma con un progetto, ma il tutto senza un coordinamento, un’appartenenza reale ad un sistema, e tutto ciò perché quel sistema non esiste.

Ci sono facilitazioni o aiuti che il governo sta mettendo in atto e che potranno aiutare?
Assolutamente no. A parte qualche canale preferenziale, ma parliamo di situazioni importanti. La cultura da decenni è abbandonata a se stessa, tutta la cultura. Aspettarsi ora un attenzione quando non c’è da decenni sarebbe utopistico. I ministri della cultura di questo paese raramente hanno avuto rapporti con la “cultura”, la confondono, e pure male , con il turismo. Ministri che chiedevano di suonare gratis all’EXPO (con un buono sconto per mangiare in qualche stand): siamo seri, l’Italia è in mano da trent’anni alla cultura televisiva di basso profilo e fatta di talent, reality e spazzatura, si può costruire cultura in quel modo ? È come metterE fondamenta su una palude.
Vedi, “prima” che di aiuti per questa tragedia, sarebbe servito che “prima” la cultura, venisse sostenuta. Siamo gli ultimi della filiera e temo che il rischio di esser spazzati via sia alto.

Quali sono secondo te le azioni da intraprendere per aiutare meglio il vostro settore ?
Non voglio apparire troppo pessimista, ma vedo fiumi di retorica in rete, un buonismo ed una finta solidarietà  che soprattutto nel nostro settore non c’è mai stata e difficilmente ci sarà mai. lo sappiamo tutti ma nessuno lo dice. Non c’è una classe dirigente adeguata ad affrontare la cultura in questo paese, figuriamoci il jazz.

Cosa puoi consigliare a chi ha un piccolo locale e si trova nella stessa situazione?
Non ho consigli, figuriamoci per un locale poi; fiscalmente lo stato neanche sapeva che esistevano i Club, e non  vorrà saperlo ora.

Pensi che stante la grande crisi si riuscirà a fare in modo che il compartimento spettacolo sia più tutelato in futuro?
Temo di no, mi piacerebbe il contrario, ma come detto sopra la nostra categoria non sa fare sistema; lo dice, ci prova ma alla fine ognuno pensa al proprio orticello e non ci sono elementi concreti per pensare che le cose cambino in futuro; sono le persone che dovrebbero cambiare, e questo non fa parte del dna di questo paese, meno che mai in ambito artistico.

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