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La musica al tempo del Coronavirus: intervista a Livio Minafra

La musica al tempo del Coronavirus: intervista a Livio Minafra

6 maggio 2020

Abbiamo intervistato Livio Minafra, pianista, compositore e codirettore artistico del Talos Festival, a proposito dell’attuale difficile momento per la musica.

Di Fabio Caruso

Che cosa ha causato più problemi in questa situazione alla tua attività?
Si è di fatto fermata. E se da una parte l’azione privata e social ha da subito, per così dire, rimediato, inventando programmi e persino mini rassegne online, stessa cosa non hanno fatto gli enti di alto profilo (Unione Europea, Ministero e Regioni) con un documento che avrebbe dovuto indicare il naturale prosieguo di ogni attività festivaliera o teatrale, disciplinando la diffusione con streaming controllati a pagamento. Il concetto è: le pizzerie hanno potuto avvalersi del criterio dell’asporto del cibo, perché non aver previsto una cosa simile per gli operatori culturali? Continueranno a farci fare programmazioni? Accetteranno di dare contributi a iniziative via web e temporaneamente non più dal vivo? Per ora tutto tace e al massimo si pensa a indennizzi ai lavoratori dello spettacolo, quando sarebbe bastato farli lavorare in sicurezza e in modo alternativo.

Quali sono i progetti per l’immediato futuro?
Onestamente, nessuno. Nel senso che le date del Talos Festival 2020, ad esempio, ci sono e sono dal 5 al 13 settembre, ma in mancanza di direttive ufficiali e parametrate sul “dal vivo” o “via web”, siamo totalmente congelati. Con mio padre Pino, vero direttore artistico oltreché fondatore del festival, e naturalmente sotto l’egida dell’Amministrazione Comunale, guidata da Pasquale Chieco e dell’assessora Monica Filograno, avevamo già contattato gli artisti fin da gennaio, avevamo concordato persino gli arrangiamenti. Lo stesso Giulio De Leo con la Compagnia Menhir, partner di danza negli ultimi anni, aveva già accordi con alcune compagnie per interazioni con la musica durante il Talos. La verità è che la maggior parte degli artisti stanno rimandando all’anno prossimo, il che è per me una sconfitta. I momenti di difficoltà insegnano a evolversi, non ad attendere soltanto che passi la tempesta.

Come vedi la situazione per  spettacoli e intrattenimento?
Come detto, amara. Ci sono iniziative che oscillano tra l’entusiasmo e la disperazione, ma nulla di regolarizzato per lo spettacolo dal vivo via web. Eppure via web vediamo film, facciamo lezioni, acquistiamo di tutto; perché allora non comprare un link (che magari vale solo per quella sera) tramite il quale si può assistere a un concerto o uno spettacolo, rigorosamente in diretta, che vede solo chi ha pagato? Ma non basta la buona volontà. Si dovrebbe elaborare una normativa per evitare il gap che si è già creato. Mi spiego. Se uno ha dei finanziamenti, ma non riesce a realizzare una rassegna, poi che fa? O uno sponsor, come lo motivi con pochi spettatori? È necessario il web. E poi diciamolo: è obsoleto talvolta andare a lavorare a centinaia di chilometri di distanza, quando si può fare col telelavoro. E allora, viceversa, posso vedere un concerto in diretta dalla Carnegie Hall, magari pagando pochi euro.

Ci sono facilitazioni che il governo sta mettendo in atto e che vi potranno aiutare?
Per ora no. E pensare che tutto ciò di cui parlo è a costo zero, anzi, avrebbe risvolti economici positivi.

Cosa puoi consigliare a chi si trova nella stessa situazione?
Per ora di inventarsi qualcosa di esclusivo e di puntare sul web. Pian pianino prenderà piede. Quando si pagava per vedere un film in streaming, quanti lo facevano? Oggi molti di più. Oppure la pay tv, che oggi ha costi affrontabili. Oltre a ciò un film, magari, è stato girato anni prima rispetto a quando lo si può vedere, mentre un concerto è sempre live ed è una marcia in più. Ma l’uomo per capire queste cose, ha bisogno di molto tempo.

Pensi che stante la grande crisi si riuscirà a fare in modo che il compartimento spettacolo sia più tutelato in futuro?
Se ci sarà visione politica oltre l’emergenza, si. Altrimenti ci saranno “morti e feriti” ma poi riprendremo nello stesso modo di sempre.