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La musica al tempo del Coronavirus: intervista a Francesco Bettini

La musica al tempo del Coronavirus: intervista a Francesco Bettini

27 aprile 2020

Abbiamo intervistato Francesco Bettini direttore artistico del Ferrara Jazz Club, a proposito dell’attuale difficile momento per la musica.

Di Eugenio Mirti

Che cosa ha causato più problemi in questa situazione alla vostra attività?
Sicuramente la frammentarietà delle direttive e l’iniziale difficoltà di pervenire a una corretta percezione del problema. In una prima fase si è dovuto disfare tutto il programma previsto in marzo e lo si è fatto slittare, laddove possibile, a maggio. Poi quello di aprile-maggio all’autunno, parallelamente alla messa in stand by delle iniziative fissate per l’estate. Ora si tratta di capire se in estate, appunto, qualcosa si possa salvare senza contare che anche l’autunno è seriamente a rischio, visto che l’unica cosa certa è che solo con un vaccino si potrà immaginare qualcosa di simile a ciò che è stato prima dell’emergenza.

Quali sono i progetti per l’immediato futuro?
Stiamo lavorando alla messa in rete delle più belle registrazioni dei concerti proposti dal Torrione negli ultimi anni e, mano a mano, si sta creando un archivio su Bandcamp di tutto rispetto. Questa piattaforma permette sia di ascoltarle che di acquistarle, chi lo facesse sosterrebbe contemporaneamente il Torrione, i musicisti coinvolti e la Protezione Civile contro Covid-19. Il progetto si chiama The Tower Tapes e questo è l’indirizzo a cui consultare l’intero catalogo https://jazzclubferrara.bandcamp.com/

Come vedi la situazione italiana per spettacoli e intrattenimento?
Come dicevo le incognite sono tantissime. È probabile che si possa riprendere l’attività con misure di contingentazione del pubblico e che quindi si debba trovare un sistema di autofinanziamento che si affianchi a quello generato dalla biglietteria. Il più probabile è quello determinato dal live streaming a pagamento che permetterebbe anche di raggiungere le persone che, o per limiti di capienza o per distanza geografica, non possono fruire degli spettacoli dal vivo.

Ci sono facilitazioni o aiuti che il governo sta mettendo in atto e che vi potranno aiutare?
Per il momento gli unici segnali vengono dagli enti “limitrofi” quindi regioni e comuni, e servono a non far affondare la nave e tutta (o parte) della filiera ad essa collegata… Tuttavia tanti musicisti e operatori culturali ora non hanno nessuna entrata e molti stanno già raschiando il fondo del barile.

Quali sono secondo te le azioni da intraprendere per aiutare meglio il vostro settore ?
Qualunque cosa si possa fare ora costituirebbe solo la pezza per contenere la falla. Già si riuscisse in questo intento sarebbe un ottimo risultato, ma andrebbe visto come un punto di partenza.

Cosa puoi consigliare a chi ha un piccolo locale e si trova nella stessa situazione?
Di mantenere vivo il rapporto innescato con la comunità che lo ha sempre sostenuto, dal pubblico ai musicisti. Per il momento esclusivamente online, poi riaprendo con formula mista.

Pensi che stante la grande crisi si riuscirà a fare in modo che il compartimento spettacolo sia più tutelato in futuro?
Bisogna approfittare di questa fase per rivedere l’intero sistema e, in questo senso, una voce fondamentale è sicuramente quella volta alla maggiore tutela dei lavoratori dello spettacolo. È un percorso lungo e tortuoso che tutti noi ci auguriamo muova fin d’ora i primi passi.

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