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JAZZIT 52

maggio/giugno 2009

COVER STORY

JOHN SCOFIELD
PIETY STREET, VIAGGIO A NEW ORLEANS

di Stuart Nicholson, Luciano Vanni, Massimiliano Marangoni, Claudio Donà, Sergio Pasquandrea, Stefano Micarelli, David Schroeder

John Scofield non è più, solo e soltanto, uno dei grandi protagonisti della scena jazzistica contemporanea ma un musicista la cui funzione storica è paragonabile a quella di Miles Davis. È Scofield, più di altri, almeno nell’ultimo decennio, che fa incontrare le strade dei giovani senza patria stilistica con quelle dei jazzfan già battezzati e di riprovata fede: dentro la sua musica si è consumata la definitiva sintesi tra le grandi esperienze espressive del secolo scorso: blues, r’n’b, soul, rock, jazz, funky, fusion, psichedelia e gospel come emerge dalla più recente incisione, “Piety Street”. Come il venerabile Miles, suo padre spirituale, John Scofield ha smaterializzato «l’edonismo para-jazzistico», per citare il nostro Gianni Morelenbaum Gualberto, in virtù di una necessità, direi fisica, di coinvolgere i più giovani e di raccoglierne l’energia e la spregiudicatezza. John Scofield suona per divertirsi e per far divertire senza subire un benché minimo vincolo di appartenenza alla prassi jazzistica e questo lo rende trasversale e assolutamente libero. A dispetto della sua popolarità e del suo riconoscimento internazionale, John Scofield appare un anti-divo e un anti-eroe: una star (gestita in famiglia dalla moglie Susan) che divide la propria carriera tra major ed etichette indipendenti e che alterna tour con formazioni stellari a collaborazioni con giovani musicisti poco noti. L’uscita di “Piety Street” è l’occasione per ragionare attorno a John Scofield nel tentativo di ripercorrere più di quarant’anni di attività, discografica e concertistica.

INTERVISTE

Claudio Fasoli / Roberto Zechini / Till Brönner / Gabriele Coen / Mauro Zazzarini / Andrea Pozza / Tom Harrell / T.R.E

STORIE

Michel Petrucciani / I sessant’anni della Prestige Records / Jarrett Peacock DeJhonette

RUBRICHE

Jammin’ (di Chiara Giordano) / Ici la France (di Thierry Quenum) / London Calling (di Stuart Nicholson) / Jazz in Italy / Shadows (di Giorgio Merighi) / Ear Training (di Roberto Spadoni) / Books / Records / Jazz Sound / Sounds Good (di Pierluigi Sandonnini) / Dispense didattiche Siena Jazz (di Tomaso Lama)

CD ALLEGATO

Benny Goodman
1927-1954

Gunther Schuller, nella sua monumentale opera The Swing Era, nella quale analizza il contributo fornito dai più autorevoli esponenti neri e bianchi alla nascita e allo sviluppo di quella importante scuola, dedica il primo capitolo a Benny Goodman, presentandolo come «The King of Swing».

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