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JazzAscona</br>Intervista a Nicolas Gilliet

JazzAscona
Intervista a Nicolas Gilliet

24 gennaio 2018

Ci troviamo ad Ascona in occasione del Festival Jazz 2017 e prendiamo appuntamento con il Direttore artistico della manifestazione Nicolas Gilliet. L’appuntamento è concordato presso casa Serodine, una delle più antiche abitazioni di Ascona dove è in corso la mostra Jazzportrait del fotografo ufficiale della manifestazione Massimo Pedrazzini.
In una atmosfera molto piacevole tra le moltissime foto di Jazz scattate in questi anni da Massimo, ci incontriamo con Nicolas; dopo i saluti di rito e le presentazioni iniziamo a fare due chiacchiere sull’evento.

Di Luca Vantusso

Nicolas Gilliet, direttore del festival jazz di Berna, dal 2004 direttore artistico di JazzAscona, dove hai suonato come batterista negli anni ‘80 e ‘90… cosa significa il Jazz per il musicista Nicolas Gilliet ?
Per me significa passione, libertà, ritrovarsi con dei musicisti e passare del tempo insieme. Faccio un esempio: mio fratello è pianista a e con lui suoniamo tantissimo, talmente tanto che quasi non parliamo più;  e quindi un modo di ritrovarsi, di scambiare le emozioni e di arrivare a creare qualcosa di bello.

Il Festival è ormai alla 33ma edizione. In cosa è diverso il Festival Jazz di Ascona dagli altri Festival ?
Per questo Festival non parlerei inanzitutto di budget, ha un interesse diverso dagli altri perché il pubblico è diverso, perché le necessità sono diverse, il marketing è diverso, tutto si muove e si evolve, quindi è un appuntamento che punta all’intrattenimento. Quest’anno è per me è importante convincere un pubblico nuovo e anche entusiasmare chi il Festival lo conosce già; quindi è un lavoro a 360°.

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Quali sono state le novità di quest’anno?
Ci sono novità logistiche e di marketing, ma parlando di musica è l’apertura, che probabilmente è la parola che piace di più ad Ascona, ai nostri partner: l’apertura a nuovi stili, trovare nuovi soluzioni che possano interessare alla realtà di JazzAscona

Con che criterio vengono scelti gli artisti?
Chiaramente c’è un discorso musicale, però c’è anche un discorso di marketing, un discorso di interesse dei partner, ristoratori, albergatori che organizzano dei concerti nel loro esercizio pubblico e quindi ascolto le varie necessità e poi  mi impongo fino a un certo punto, ma è chiaro che tengo in dovuto conto le loro richieste.

Parliamo del rapporto speciale con Lillian Bouttè, la musicista così cara a JazzAscona e per cui vi siete mobilitati:
Lillian è una grande musicista che è stata molto vicina alla realtà di Ascona, ora è malata di alzheimer e attraversa difficoltà economiche, non canta più ed è tornata a vivere a New Orleans e visto che è una icona per Ascona e che è molto conosciuta ho pensato di aiutarla con manifestazioni in suo onore. L’anno scorso il suo ultimo concerto da noi è stato grandioso, e già si vedeva come si scordasse le parole ma vivesse in maniera incredibile la musica; un concerto che ricorderemo.

La città di New Orleans dal 2015 è diventata sponsor ufficiale di Jazzascona… vorremmo saperne di più.
Sono Direttore alla 14°ma edizione e andando tutti gli anni a bussare alle porte della città di New Orleans sono riuscito a far capire loro che Ascona poteva essere un’ottima opportunità sostenerci ed essere il loro riferimento in Europa.

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Oltre alla manifestazione di JazzAscona hai creato il Jazz Cat Club, un impegno che dura tutta l’anno, vuoi parlarcene ?
Il Jazz Cat Club è nato oramai 10 anni fa da una esigenza mia di guardare oltre a 10 giorni di Festival. Non era possibile avere ad Ascona 10 giorni grandiosi con musicisti incredibili e poi durante tutto l’anno niente più; allora ho provato a fare qualcosa in un piccolo teatro e la cosa ha funzionatpo talmente bene che è diventato un appuntamento grande e prestigioso, al punto che abbiamo avuto in cartellone grandissimi artisti come Steve Gadd, ad esempio.

Qual è il rapporto dei giovani con JazzAscona ?
Non mi lamento per la mancanza di giovani perché ce sono tanti. Io ribalterei la cosa e direi che non bisogna rinnegare il proprio pubblico istituzionale perché va bene guardare in avanti ma bisogna anche pensare al proprio zoccolo duro; va bene l’intrattenimento da portare avanti con diversi generi musicali, ma bisogna anche rimanere fedeli al proprio pubblico.