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Jazz nel mondo<br/>Intervista a Nicola Lancerotti
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Jazz nel mondo
Intervista a Nicola Lancerotti

12 settembre 2018

Nicola Lancerotti è un eccellente contrabbassista e compositore italiano attivissimo in diverse parti del mondo; l’abbiamo intervistato in occasione del suo imminente tour in Giappone.

Di Eugenio Mirti

Suoni spesso in Asia, cosa pensi del jazz in quest’area? E dei suoi musicisti?
Dunque la mie esperienza si limita a Taiwan e ad alcune città della Cina, quindi non mi sento di dare un’opinione su tutta l’Asia, ovviamente. A Taiwan suono regolarmente da 5 anni, grazie ad amicizie fatte al conservatorio di Bruxelles. Nel corso di questi anni ho potuto suonare con musicisti Taiwanesi e stranieri e posso dire che senz’altro ho visto un’evoluzione positiva nella qualità media dei musicisti. Molto probabilmente questo è dovuto al fatto che da una quindicina d’anni o forse più musicisti Taiwanesi si spingono in Europa, negli USA per studiare jazz in scuole e conservatori e tornati in patria e diventati insegnanti possono guidare i loro allievi non solo attraverso le loro lezioni, ma anche attraverso i loro concerti.

C’è ancora un po’ di strada da fare, dal mio punto di vista: alcuni strumenti mi sembrano trascurati e anche il linguaggio e gli stili non sono sempre affrontati in maniera intellettualmente onesta. Sento l’influenza recondita di un certo jazz fusion anni 90 e pochi riferimenti a che ne so, Oscar Peterson Trio, per citarne uno, ma avrei potuto dire Hank Mobley. Ma c’è una fascia di musicisti decisamente di valore: parlo di Hsieh Min-Yen, Tseng Tseng-Yi, Tsai Wen-Hui, Shawna Yang, Chen Ying-Da, per citarne solo alcuni. Musicisti che non solo hanno un preparazione musicale elevata, ma anche hanno l’apertura mentale per suonare sia uno standard in modo estremamente personale, una composizione originale o improvvisare liberamente

Con la Cina ho un rapporto diverso perché per la maggior parte del tempo ci ho suonato in tournée con gruppi europei. Le scene principali in Cina sono due, Shanghai e Beijing. Sono due scene molto diverse espressivamente. Quella che ritengo mi appartenga di più è senz’altro Beijing, in cui mi trovo in questo momento. La mia affinità deriva dal fatto che per la mia esperienza i musicisti a Beijing mi sembrano più aperti mentalmente a suonare molte musiche diverse, ad aprire il jazz ad interpretazioni “altre”. La scena d’avanguardia noise a Beijing è molto forte ed intensa e la città respira cultura. Qui sono la maggior parte dei musicisti più interessanti della scena cinese, stranieri o autoctoni che siano.

Una menzione particolare per Hangzhou, che sta sviluppando lentamente la propria scena intorno al Huanglou JZ club.

Hai già suonato a Tokyo? Come ti sembra la scena del jazz della città?
A Tokyo suonerò per la prima volta il prossimo 21 settembre, quindi non ho esperienza. Ne parliamo nella prossima intervista 😉

Il jazz è cosmopolita o suona leggermente diverso nel mondo?
Il jazz è cosmopolita E suona in maniera diversa in diverse parti del mondo. Inevitabilmente scene diverse creano diverse interpretazioni. A Bruxelles per esempio la parola jazz raccoglie musiche estremamente diverse tra loro proprio grazie al fatto che lì negli ultimi anni si sono riuniti ed incontrati musicisti di tutte le nazionalità ed estrazioni

Cos’è oggi il jazz?
Musica che dà priorità alla composizione (in senso lato), all’improvvisazione, e al suonare insieme, cercando di andare sempre avanti pur sapendo che dietro di te dei mostri sacri hanno impartito lezioni di musica imprescindibili. La cosa principale sarebbe cercare di  non catalogare il jazz come jazz. Il jazz è musica che cambia: Bix Beiderbecke, Art Pepper, Roscoe Mitchell, John Lewis, Mingus, Brubeck, Jon Hassell, Derek Bailey…

Quali sono i tuoi progetti?
Il mio progetto personale si chiama SKIN e suona la mia musica. Il progetto originale conta Daniele Martini e Jordi Grognard prevalentemente ai sax tenore ma con escursioni anche al soprano, clarinetti e flauto, e Nelide Bandello alla batteria. Abbiamo pubblicato due dischi: SKIN per la dEN Records di Novara e LUX autoprodotto. Il progetto in questa forma è in stallo per una “crisi artistico-creativa del leader”, chiamiamola così. Ma il progetto prende nuova vita nelle mie tournée e sta assumendo una forma nuova di progetto ad organico variabile.

Gli altri progetti più importanti sono ZOLA quartet, progetto di Gonzalo Rodriguez, di cui è in uscita il disco nuovo per Igloo Records, il Bruno Grollet Quartet, un nuovo progetto in collaborazione con Antonio Fusco alla batteria e Francesco Orio al piano, più vari latri progetti in musiche “altre” (Giacomo Lariccia, Kirsty McGee, LYENN, Kiss&Drive). 

Periodicamente flirto con l’impro, ma ci amiamo e ci lasciamo continuamente.