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Jazz Flirt</br>Intervista a Gerardo Albanese
Photo Credit To Giacomo Ambrosino

Jazz Flirt
Intervista a Gerardo Albanese

 4 ottobre 2017

Gerardo Albanese è uno dei fondatori di Jazz Flirt, un’associazione con base a Formia [LT] e che nasce nel 2004 con lo scopo di «promuovere e diffondere la cultura musicale in generale e, in particolare, favorire e stimolare attività concertistiche e di ricerca nell’ambito della musica originale improvvisata di stampo jazzistico». La produzione più significativa di Jazz Flirt è quella dell’omonimo festival che quest’anno arriva alla sua XIII edizione e che sarà promossa tra il 13 ottobre e il 10 novembre. Incontriamo Gerardo per saperne di più, anche se lo stesso ci tiene subito a precisare: «La nostra associazione non ha un suo direttore artistico ma un selezionatore che sottopone ai soci le proposte suscettibili di accoglimento in relazione al budget disponibile. Pertanto risponderò come portavoce dell’associazione».

di Luciano Vanni

Cosa significa, al giorno d’oggi, essere promoter di un evento jazz?
Secondo me significa essere dei folli, dei visionari, degli appassionati che fanno l’impossibile per realizzare i propri sogni.

Quali sono gli strumenti con cui riuscite a finanziare la vostra attività?
Contributi pubblici, per lo più comunali, quote associative e sponsor

Raccontaci, in poche parole, il carattere, l’identità e i valori del vostro festival
Cito il giornalista Pino Saulo [autore Radio3, ndr], che ha ben riassunto il tutto in poche righe: «Il Jazzflirt è un festival piccolo ma estremamente agguerrito, coriaceo, con idee chiare, non scontate, la cui programmazione si caratterizza per uno sguardo originale e obliquo su quanto si muove di nuovo nel campo della musica jazz. E’ un gran bell’esempio di come, anche a partire da limiti di budget, si possa mettere in piedi, in maniera continuativa, una rassegna sensata con una linea editoriale illuminata, autonoma e pertinente»!!!
Ci teniamo comunque a sottolineare la peculiarità assolutamente culturale e non lucrativa della nostra associazione, frutto della passione e delle competenze dei soci, che ci terrebbe molto ad essere giudicata sulle proprie proposte, sulla loro originalità e validità, e che ritiene più “etico” destinare la maggior parte dei soldi pubblici a giovani musicisti italiani che propongono originali e interessanti progetti. In questo modo possiamo perseguire quella che, secondo noi, è la finalità di un festival cioè presentare proposte diverse e variegate.

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Che relazione avete con il tessuto cittadino? Come siete riusciti a coinvolgere gli abitanti della vostra città?
Non possiamo certo dire di avere una relazione appagante con il tessuto cittadino, scontando le conseguenze di pregiudizi e prevenzioni nei confronti di questa musica; comunque possiamo di sicuro affermare di essere riusciti ad attirare un pubblico non solo di appassionati jazzofili ma anche di curiosi e/o simpatizzanti che nel corso di questi anni hanno avuto fiducia in noi dimostrandolo con la loro costante presenza ai concerti, forse senza sapere esattamente cosa avrebbero ascoltato, ma fiduciosi che comunque sarebbe stato qualcosa di interessante. A garanzia che Jazzflirt è una realtà consolidata e che non cadrà nella tentazione di banalizzare il festival in cambio di maggiore visibilità.

Che tipo di comunicazione avete adottato per valorizzare il vostro evento?
Ultimamente stiamo privilegiando di più la comunicazione sui sociale online, non abbandonando però del tutto quella cartacea o similare.

Andiamo sul programma: che musica ascolteremo in questa edizione?
La XIII edizione del JazzFlirt Festival ha siglato un percorso di sperimentazioni sonore, incontri, scambi, fusioni tra giovani musicisti e artisti dalla fama internazionale. Siamo partiti in luglio con le esplorazioni sonore del Trio Kin (composto da Francesco Diodati alla chitarra, Dan Kinzelman al sax e al clarinetto e Elias Stemeseder al piano) e la decomposizione del materiale musicale del Trio Nigredo (composto da Francesco Diodati alla chitarra, Francesco Ponticelli al contrabbasso e Giovanni Iacovella alla batteria) e dopo gli appuntamenti sulla Spiaggia dei Sassolini a Scauri di Minturno con la seconda edizione della rassegna “Jazz on the rock” (in collaborazione con Mary Rock e inserita nella XIII edizione del Jazzfllirt festival), tra i quali il concerto di Paolo Angeli (gli altri sono stati Freire-Salsone duo – Sayat Nova trio – Emilia Zamuner Quartet – DAB trio – LUZ trio), giungiamo ora a una ricostruzione che predilige il timbro a tutti gli altri parametri musicali.
E così il cerchio si chiude lì dove si era aperto due mesi fa: il Museo del Brigantaggio di Itri, luogo di antiche memorie raccolte in un involucro contemporaneo dalla forza dirompente.
Con la sola eccezione del Triology Jazz Trio (Erasmo Bencivenga, piano, Nicola Borrelli, contrabbasso e Tommaso Tozzi batteria) cui Mel Freire presta la sua voce per una fusione accattivante tra ritmi jazz e suggestioni brasiliane, le ultime tre tappe del JazzFlirt Festival subiscono il fascino dei suoni elettronici. L’improvvisazione si fonde con la complessità di schemi ritmici che supportano la sperimentazione timbrica fino alla fusione tra acustico ed elettronico, naturale e artificiale. Un arricchimento del materiale sonoro che amplia a dismisura le possibilità espressive dei musicisti.
Quattro progetti Don Karate (Stefano Tamborrino, batteria, Pasquale Mirra, vibrafono, Francesco Ponticelli, basso elettrico), Filippo Vignato Trio (Filippo Vignato trombone, Yannick Lestra Fender Rhodes, Alessandro Rossi batteria), The Assassins (Giovanni Benvenuti tenor sax, Giulio Stermieri hammond, keyboards, Francesco Cusa drums, Valeria Sturba,violino, voce, theremin, live Electronics) e Deframmenti (Davide Di Paquale trombone, Alessandro Del Signore contrabbasso) per quattro diverse declinazioni del jazz contemporaneo: un’opportunità unica per scoprire le pieghe che la musica di oggi, la nostra musica, sta prendendo.  

Tra i tanti artisti del cartellone, quali sorprese ti attendi?
Alcune le abbiamo già avute dal trio NIGREDO produzione originale per il Jazzflirt festival che in anteprima ci hanno presentato il loro progetto, con l’augurio di vederlo pubblicato presto su cd. Ma ovviamente da ciascuno degli artisti ci attendiamo o delle conferme o delle piacevoli sorprese e scoperte!!! Posso dire, pero’ che personalmente da Francesco Cusa mi aspetto molto … e lui sa perché!!!! (risata)

Come si è evoluto, negli anni, questo evento?
Artisticamente siamo andati alla ricerca sempre di progetti nuovi e originali, cercando di non farci “dettare” i cartelloni dai manager e di non cadere nell’omologazione o nella routine.  Con questi obiettivi è quindi difficile raggiungere una evoluzione in termini di incassi o di pubblico, ma siamo estremamente contenti di mantenere uno “zoccolo duro” di curiosi e affezionati che non fanno mancare mai il loro sostegno!!!

Qual è la più grande gratificazione umana e professionale che vivi ogni volta che promuovi questa manifestazione?
Mah, alla fine della manifestazione fanno bene gli apprezzamenti sinceri dei musicisti per l’accoglienza e la disponibilità, del pubblico che ti ringrazia per aver scoperto qualcosa di nuovo , insomma tutto quello che può ridarti stimoli per continuare visto che ogni volta ti dici che questo è l’ultimo!!!!!!!

E infine: tre parole per descrivere il vostro festival
Agguerrito, coriaceo, originale

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