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Intervista con Ligia França</br> Il mio Brasile, un’immensa ricchezza di ritmi e storie da valorizzare

Intervista con Ligia França
Il mio Brasile, un’immensa ricchezza di ritmi e storie da valorizzare

È appena uscito “Contrassenso”,  il nuovo album della cantante brasiliana Ligia França. Ne abbiamo parlato con l’artista, che a breve darà il via alla sua nuova tournée.

di Marcello Tamasco

Il Brasile è un grande universo musicale che non smette mai di stupire. Un fiume multietnico, in cui Indios, europei e africani hanno mescolato le proprie tradizioni in una moltitudine di ritmi e melodie, realizzando un dialogo a più voci che veicola valori profondi. Ligia França è una cantante che proviene dalla città del Brasile più vicina all’Europa e all’Africa nel contempo, Natal; ci racconta il suo nuovo album “Contrassenso”, caratterizzato dalle reinterpretazioni di brani di grandi compositori del passato.

Ligia, ci racconti “Contrassenso”?
Il disco è caratterizzato da un repertorio di canzoni che spaziano dagli anni Trenta fino ai giorni nostri, una  mia scelta deliberata. Sono brani che ho sempre voluto cantare fin da piccola, scritti da grandi compositori brasiliani come Noel Rosa, Ary Barroso, Herivelto Martins, Chico Buarque, e via dicendo. Le registrazioni son state effettuate interamente nel mio Paese e credo infatti che questo album sia il più brasiliano dei miei lavori, per repertorio e per la scelta degli strumenti. L’atmosfera in studio è stata fondamentale e ha contribuito molto per la buona riuscita dell’opera sia dal punto di vista esecutivo sia per l’intenzione degli artisti.

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Qual è il tema predominante alla base dei tuoi dischi?
La musica e il gran desiderio di vita che ne consegue, vivere i propri attimi con intensità e trasformarli in musica. I miei primi album “Vida” (2006) e “Mundo melhor” (2008) son stati per me molto significativi. Vivevo una fase molto delicata della mia vita, lontana dalla mia famiglia, con problemi di salute (che poi ho fortunatamente superato) e avevo un gran bisogno di metter in gioco me stessa per attuare una crescita interiore. In questi lavori i testi son profondi e intensi anche dal punto di vista spirituale. Il terzo CD “Meu mundo è hoje” (2010) sviluppava una sorta di desiderio di farmi valere, dando grande importanza alla dimensione del presente, dopo aver lasciato alle spalle la malattia. Questo nuovo album rappresenta invece l’andare controcorrente rispetto alla caoticità della vita e a un senso diffuso d’impoverimento culturale e di discriminazione sociale.

Come vivi la dimensione live ?
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a possibilità di avere un contatto diretto con il pubblico e trasmettere ad altri le mie emozioni è la motivazione che mi spinge maggiormente nella realizzazione dei concerti.. Si crea un clima inatteso di vicinanza, d’interesse, un dialogo. Dietro ogni live c’è un progetto comunicativo ed è bello riuscire a creare una particolare atmosfera di ascolto con il pubblico. Vivo ogni concerto, che sia tenuto in un piccolo pub o in un grande teatro, come un’esperienza unica. Il mio intento principale è quello di far conoscere la musica e la cultura della mia terra d’origine, il Brasile, nella sua genuinità, cioè al di fuori d’immagini stereotipate. C’è un’immensa ricchezza di ritmi e storie da valorizzare, e son veramente grata e contenta di far parte di questa terra.

Cosa ti ha spinto a diventare una cantante?
Ho mosso i primi passi verso la musica fin da bambina, in un Istituto di suore, in eventi in cui spesso mi affidavano la parte del canto. Durante il periodo della dittatura, all’età di dodici anni, sono entrata a far parte di un gruppo regionale che proponeva musiche inedite e di protesta, partecipando anche al primo Festival dell’industria di Natal. In seguito son stata chiamata nel gruppo Banda Mecanismo ponendo le basi per una mia dimensione identitaria, esibendomi in tanti locali della mia città con un repertorio di Musica Popular Brasileira. Ben presto però ho capito che la mia passione era la Bossa Nova”.

Quali sono i tuoi modelli di riferimento in campo musicale?
Ho ascoltato sempre molto Elis Regina, ne apprezzo voce, stile e repertorio prescelto. Ma nel mio cuore ci sono anche altre grandi artiste di rilievo come Clara Nunes, Leny Andrade, Nara Leao, Nana Caymmi, Rosa Passos e altre. Durante l’adolescenza sono stata  incuriosita da altre forme d’arte musicale e strada facendo ho avuto modo di ascoltare ritmi e armonie differenti, ho conosciuto il Jazz e la sua gran varietà stilistica. Le dive del Jazz, con la loro meravigliosa sensibilità interpretativa, mi hanno condotto verso una nuova e immensa finestra verso un mondo che mi ha veramente affascinata.

Cosa ami del tuo lavoro?
Riuscire a emozionare chi mi ascolta, cantare e interpretare le canzoni a cui attribuisco un valore particolare e che sento veramente mie. Nel mio lavoro cerco di rappresentare la meglio le mie tradizioni culturali e musicali. È bellissimo condividere il palco con musicisti sensibili, entrare in studio e lavorare a nuovi progetti”.

Cosa significa per te essere talentuosi?
Avere tanto senso di responsabilità, rispetto e gratitudine.