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Canto jazz: intervista ad Aura Nebiolo

Canto jazz: intervista ad Aura Nebiolo

1 luglio 2020

Eugenio Mirti e Simona Lombardo intervistano Aura Nebiolo, brillante cantante piemontese.

Poco prima che l’Italia diventasse zona rossa e chiudesse integralmente ho accolto nel mio studio a Torino (insieme a Simona Lombardo, mia fotografa di fiducia per le interviste) Aura Nebiolo, cantante piemontese molto brava e talentuosa. Naturalmente non sapevamo che saremmo rimasti bloccati per mesi; riprendo oggi (con un sentimento di speranza!) il filo delle mie interviste, pubblicando quella realizzata con Aura. Buona lettura.

di Eugenio Mirti; fotografie di Simona Lombardo.

Perchè hai deciso di diventare cantante di jazz?
In realtà da piccola volevo fare il pilota di aereonautica, poi mi si è abbassata la vista e ho abbandonato il sogno numero uno; in seguito ho desiderato di diventare psicologa, poi architetto, infine mi sono laureata in chimica. Ho lavorato così per un’azienda (grazie alla mia tesi sulle vernici per auto) ma dopo sei mesi ho deciso che volevo fare la musicista; già cantavo e suonavo, e intorno ai 24 anni mi sono iscritta al conservatorio e ho cominciato la mia carriera professionale.

Quando è avvenuto l’incontro con la musica?
Ho iniziato a suonare il pianoforte a tre anni  con i corsi propedeutici e l’ho studiato fino a 14 anni; poi mi sono innamorata del canto abbandonando il pianoforte completamente!

Che cosa cambieresti nella struttura del percorso di studi musicale che hai frequentato?
Bisognerebbe suonare di più; ho studiato in due conservatori e ci sono molte materie collaterali utilissime, ma le ore di musica di insieme e di pratica sono troppo poche; mi pare inoltre che ci sia una sorta di uniformità negli studenti che si laureano.

Io sono stata fortunata perché prima di entrare in conservatorio ero stata presa sotto l'”ala protettiva” di un gruppetto amatoriale di Asti, e quindi ho suonato live moltissimo, però quando esci dal conservatorio ti rendi conto che è difficile trovare i tuoi spazi.

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Ti regalo cinquanta euro: quali dischi compri?
In questo momento sto studiando Kenny Wheeler!

Come scegli il repertorio quando canti?
In base a quello che preferisco in quel momento; mi piace molto lo swing, ma anche i brani della tradizione contemporanea, anche se

il mio obiettivo è proporre un repertorio di pezzi miei (attualmente studio composizione, anche se principalmente sto scrivendo per orchestra).

Qual è la formazione con cui ti piace di più suonare?
In questo momento mi trovo bene con il trio insieme a Maurizio Vespa al vibrafono ed Enrico Ciampini al contrabbasso: senza batteria, con quella libertà di sperimentare un po’ di più, anche se in futuro mi piacerebbe suonare con una big band. Stiamo per approdare in studio, registreremo i brani che abbiamo rodato nei live che abbiamo fatto in questo due o tre anni. Nel frattempo, naturalmente, stiamo già cambiando!

Sei anche didatta: qual è l’aspetto che ti piace di più dell’insegnamento?
Quano i ragazzi riescono – dopo un percorso – a capire da soli che cosa devono fare, ovvero dare la capacità ai ragazzi di studiare tutto ciò che vogliono.

La tua generazione è quella dei social network: sarebbe utile uno studio ad hoc?
Sì, è importante per l’immagine ma non mi piace mettere musica: il jazz è qui e ora, mentre  una volta che è sui social rimane per sempre e finisce per non rappresentarti più.

Se avessi una bacchetta magica quale sogno esaudiresti?
Vorrei non aver smesso di suonare il pianoforte, e mi piacerebbe imparare a suonare bene il trombone.

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