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Il mondo in testa<br/>Intervista a Gegé Telesforo
Photo Credit To Simone Calcagni

Il mondo in testa
Intervista a Gegé Telesforo

29 marzo 2020

È stato pubblicato venerdì 27 marzo il nuovo lavoro di Gegé Telesforo, dodicesimo album del cantante, polistrumentista e produttore. Si intitola “Il mondo in testa”: nove tracce che vogliono rappresentare un manifesto artistico ed esistenziale dell’artista, in cui emergono gli incontri con culture e sonorità provenienti dal mondo. Ad anticipare il lancio, il videoclip dell’omonimo brano.

Di Alessandro Galano

Dopo una serie di produzioni dedicate al mercato internazionale, Gegé Telesforo torna a scrivere testi in italiano, avvalendosi di alcuni dei più talentuosi musicisti della nuova generazione. Da un lato la freschezza delle voci di Daniela Spalletta, Lello Analfino, Simona Severini e Ainè, le tastiere di Pasquale Strizzi, Domenico Sanna e Seby Burgio, la chitarra di Christian Mascetta, la batteria di Michele Santoleri; dall’altra l’esperienza e le “brotherhood” con il bassista Dario Deidda, il percussionista Peppe Sannino, i sax di Max Ionata e Alfonso Deidda. In questa intervista, il poliedrico artista ci ha raccontato questa sua nuova esperienza musicale.

Dopo il divertissement del “SongBook”, ecco un lavoro dal respiro diverso che, riprendendo la traccia trainante, “suona multietnico”. Come mai questa scelta?
Perché musicalmente sono da sempre onnivoro. Il mio palato ha bisogno di essere continuamente stimolato da sapori e spezie esotiche che appaghino la mia curiosità. Ho ascoltato, studiato, assimilato e metabolizzato una infinità di ritmi, suoni e linguaggi che col tempo sono diventati parte integrante del mio dna umano e artistico. Il mondo mi piace a colori, e anche la Musica.

Multietnico, sì, ma con un ritorno alla lingua madre…
Sì. Dopo anni di produzioni per la GoJazz e la Ropedope, mirate al mercato internazionale, e quindi con l’utilizzo di testi in inglese, ho pensato che per “Il Mondo in Testa” la prosodia fonetica e la sillabazione anche delle parti scat,si dovessero adeguare al suono complessivo dell’album. Ho ritenuto che l’italiano suonasse meglio dell’inglese per questa produzione dal carattere marcatamente etnico e mediterraneo. Esatto, un ritorno alla Madre Lingua, un ritorno a casa dopo un lungo viaggio.

A proposito sempre della lingua e dei testi: “suono di pace”, “storie antiche di figli lontani”, “suono e poesia dell’integrazione”. Sono alcuni versi del brano “Il mondo in testa”: non è un caso che sia proprio questa, con questi riferimenti, la traccia che dà il titolo all’album?
Giusto. L’album è un piccolo racconto, la storia di un viaggio alla scoperta di se stessi e del mondo con ritmi e melodie che narrano d’incontri importanti fatti in luoghi immaginari fuori dal tempo, come in un sogno dove tutto è possibile. L’incontro e la convivenza di ritmi e linguaggi di culture lontane convivono pacificamente esaltando la bellezza delle diversità. D’altra parte, questo è sempre stato il ruolo della musica nella società: emozionare raccontando “storie antiche di figli lontani”.

E anche il video di lancio ha un suo significato preciso, non è vero?
La video artist di New York Dominique Bloink ha fatto un lavoro incredibile per la clip della title-track dell’album, disegnando e colorando ogni singolo frame per creare una animazione gioiosa fatta di simboli e immagini oniriche che si muovono fluide in una danza delicata di abbracci, mani, stelle, fiori, cuori che vagano in assolati paesaggi mediterranei.

Ci sono vecchi compagni d’avventura, Deidda e Ionata ad esempio, ma anche nuovi, interessanti interpreti. Ci racconti come hai scelto la formazione?
Conosco Dario e Alfonso Deidda, Max Ionata e Peppe Sannino da molti anni. Sono amici carissimi e musicisti per i quali nutro stima e profondo rispetto. L’arte, il talento e la sensibilità di questi signori sono indispensabili per la mia musica e le mie produzioni discografiche. Conoscono bene la mia mentalità e la mia storia. Così come mi affascina il naturale talento dei pianisti Seby Burgio e Domenico Sanna, fra i migliori della nuova generazione. E poi, non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di collaborare con i più giovani, i musicisti del futuro, come il batterista Michele Santoleri, il chitarrista Christian Mascetta, il tastierista co-producer dell’album di scuola americana Pasquale Strizzi, e i bravissimi cantanti Daniela Spalletta, Ainè, Lello Analfino e Simona Severini. Tutti grandissimi professionisti che ringrazio per la passione e l’entusiasmo dimostrato nella realizzazione di questa produzione, registrata e mixata da Riccardo Bomarsi, ingegnere del suono che segue le mie avventure da tempo. Un team eccezionale.

Dopo una lunga e straordinariamente variegata carriera, possiamo dire che è l’incontro, nel senso più ampio, la cifra della ricerca musicale di Gegé Telesforo?  
L’incontro con persone speciali, l’empatia che magicamente si crea facendo musica insieme, le forti emozioni che si provano viaggiando insieme in posti sempre diversi, sono linfa vitale per la nostra creatività, per il nostro benessere fisico e spirituale. Oggi, costretti per il bene comune all’isolamento, alla distanza sociale, rimettendo ordine alle priorità della nostra esistenza, parole come incontro e movimento assumono un significato diverso, sono la vera priorità della razza umana.”

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Tanta coralità, scat, fiati e grandissima percussività, come in ogni lavoro sin qui realizzato. Ma c’è anche un pizzico di pop… Come si legge questa scelta?
Non è una scelta. Sono un artista indipendente da sempre. Produco la mia musica e gli album di musicisti che stimo, senza pensare alle etichette, al catalogo di riferimento, tantomeno agli stereotipi di moda del momento. Non faccio musica per scalare le classifiche. Mi lascio solo guidare del mio istinto e dalle emozioni che la musica mi regala ogni giorno. Pop, jazz, classica, indie… ascolto di tutto e, a prescindere dal genere, se una cosa mi piace la faccio mia. Il jazz mi ha insegnato anche questo.”

Da ambasciatore nel mondo del jazz e dintorni made in Italy, hai deciso di portarti un po’ di mondo in questo album: è ancora la world music (una certa world music) la risposta per chi cerca nuove sonorità?
La musica è bella perché è varia, giusto? Oggi la tecnologia ci permette di curiosare con facilità in cataloghi irraggiungibili fino a poco tempo fa, di navigare in un mare infinito di nuovi mondi, suoni, ritmi e linguaggi da scoprire e decifrare. Solo la nostra sensibilità potrà guidarci nella ricerca. Solo il nostro cuore ci dirà quando avremo trovato il nostro “suono”. Il mio lo sto ancora cercando.

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