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Il Charlie Bird di Torino: intervista a Beppe Golisano
Photo Credit To Simona Lombardo

Il Charlie Bird di Torino: intervista a Beppe Golisano

23 ottobre 2019

L’intervista a Beppe Golisano del Charlie Bird di Torino

Di Eugenio Mirti; fotografie di Simona Lombardo

Il Charlie Bird è un piccolo e bel locale che si trova a Torino vicino alla stazione di Porta Nuova; aperto dal 1999, propone da sempre due concerti al mese per gli appassionati di jazz; abbiamo intervistato Beppe e Rossana Golisano, i proprietari.

Come nasce il Charlie Bird?
Nasce dalla passione per la musica; inizia come  bar, nel 1999, aperto dalle 7 alle 19. I primi 4 anni eravamo aperti solo di giorno, ma già si metteva il jazz in heavy rotation tutto il giorno (con i clienti che a volte si lamentavano!). Poi c’è stata la trasformazione nel 2004 con l’apertura serale, nel 2006 qualche altro piccolo cambiamento. Non è bar, non è birreria, non è jazz club… è il Charlie Bird! Sempre nel 2006 è arrivata Rossana che ha iniziato a lavorare qui e poi è diventata mia moglie!

Perchè questo nome?
Nella mia formazione di musicista (Beppe suona il sax, NdR) durante gli studi classici di clarinetto studiavo Benny Goodman e tutti gli altri grandi, poi ho iniziato ad ascoltare Parker e mi sono innamorato della sua musica.

Organizzate concerti: con che cadenza?
Due concerti al mese, una domenica ogni due; la domenica perché i concerti li facciamo dalle 20 e 30 alle 22, ed è il giorno migliore per questa fascia oraria. Non ci sono molti concerti in città alla domenica, e infatti i nostri vanno molto bene. Riusciamo a sostenerli anche se già solo andare in pareggio è un grande obiettivo; naturalmente poi si crea un giro di perone che magari rirtornano al locale anche in altri momenti. L’ideale sarebbe avere finanziamente pubblici per organizzare; noi lo facciamo per passione, però burocrazia e sicurezza sono diventate un grande problema

Qual è il concerto che ti ricordi con più gioia?
Tutti! Non saprei sceglierne uno,  ci sono stati così tanti concerti belli…

Un artista che chiameresti se avessi una bacchetta magica?
Mi sarebbe piaciuto ospitare Ornette Coleman, sarebbe stato un bel sogno; dei viventi sicuramente chiamerei Archie Shepp se potessi.

Festeggiati i primi venti anni come  ti immagini la festa per il trentennale?
Con due piani in più, così magari facciamo anche dei concerti più grandi! Sempre con ottimismo, perché sono anni che siamo in crescita!

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