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I suoni della piazza</br>Intervista a Marco Santalessa
Photo Credit To Leonardo Schiavone

I suoni della piazza
Intervista a Marco Santalessa

I suoni della piazza” è una interessante rassegna di jazz che da alcuni anni viene proposta alla Piazza dei Mestieri di Torino, un centro formativo professionale di eccellenza che si occupa di cultura a tutto campo. Abbiamo intervistato Marco Santalessa, dell’ufficio Eventi Associazione Piazza dei Mestieri.

Di Eugenio Mirti

Qual è la caratteristica di questa edizione dei “Suoni della Piazza”?
Credo sia il rapporto di dialogo tra il pubblico e i musicisti protagonisti delle serate. Dopo averlo felicemente sperimentato lo scorso anno con la rassegna al femminile
Women 4 Voices, abbiamo deciso di mantenere questa forma di scambio (che si sviluppa con una intervista all’artista realizzata prima del concerto, sul palco, dal giornalista Marco Basso), che permette a tutti di entrare in rapporto con l’artista e con la sua musica. Tutto questo non può che agevolare l’ascolto dei concerti e rendere maggiormente protagonista il pubblico.

Come hai scelto i concerti? Ci racconti questa seconda parte della programmazione?
Di solito li scegliamo individuando tra le tante proposte che riceviamo ogni anno quelle che secondo noi sono le più interessanti, includendo in questo sia gruppi più giovani che musicisti più esperti e affermati. Inoltre proviamo anche a individuare qualche artista importante del panorama jazz italiano e talvolta internazionale, con l’obiettivo di costruire un programma di qualità che provi il più possibile a incontrare i gusti del pubblico che da anni segue fedelmente i concerti che organizziamo. La seconda parte del 2016 inizia con il ritorno alla Piazza di Lil Darling, che insieme a grandi nomi del jazz torinese come Marco Parodi, Saverio Miele, Fulvio Vanlaar e Luca Rigazio propone un bellissimo viaggio nella Swing Era. Uno degli eventi di punta sarà l’esibizione di Max Ionata con il suo Hammond Trio, una bella occasione per vedere all’opera uno dei maggiori sassofonisti italiani del jazz contemporaneo nell’ambito del tour di presentazione del suo ultimo album “Rewind”. Completano il programma i giovani ma bravissimi Accordi Disaccordi, gruppo dedito a uno swing ispirato alle sonorità di Django che in pochi anni li ha portati sui più importanti palchi di tutta Europa, e l’Organ Logistics Trio di Alberto Marsico, grande musicista di esperienza internazionale che penso non abbia bisogno di presentazioni nel panorama jazzistico.

La Piazza è un centro formativo di eccellenza per ragazzi; come si inserisce la rassegna nell’insieme delle altre attività?
La rassegna si unisce alle altre attività grazie al continuo confronto che avviene tra le generazioni di musicisti, con i più giovani che prendono spunto e ispirazione dai più affermati, in un rapporto tra allievo e maestro che è caratteristica principale di tutte le attività della Piazza dei Mestieri, da quelle scolastiche a quelle produttive. Guardando il programma si può notare come, anche quest’anno, abbiamo cercato di mantenere questo equilibrio, portando sul nostro palco sia artisti giovani di grande talento che musicisti più esperti ed affermati.

Hai già scelto la linea guida della prossima stagione?
Abbiamo già in mente qualche idea riguardo il 2017: vorremmo proporre qualche “prima volta” assoluta per la Piazza. So che sembra la classica risposta un po’ fumosa, ma per ora non voglio svelare nessun particolare!

Qual è il concerto organizzato alla Piazza che ricordi con più piacere? Perché?
Vorrei permettermi di citare due concerti e in più fare una menzione particolare: il primo è il concerto del 2015 di Enrico Rava, che si è dimostrato un grandissimo musicista e una persona squisita, di grande disponibilità, rimasto letteralmente affascinato dalla Piazza; il secondo è quello svoltosi durante i festeggiamenti del Decennale della Piazza nel 2014 con Fabrizio Bosso, che abbiamo avuto ospite più volte durante questi anni. Un talento del jazz incredibile che ogni volta che si è esibito mi ha sempre affascinato per la sua tecnica e per la sua incredibile umiltà. La menzione invece vorrei farla per Fabio Giachino: è un ragazzo stupendo oltre che grande talento del jazz europeo, ci siamo conosciuti quasi otto anni fa alla Piazza in una delle tante jam session del nostro Cartellone Eventi; lui era un giovane pianista di 22 anni ,sono veramente contento che adesso si sia ormai imposto come uno dei migliori pianisti di jazz italiani.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Mi piacerebbe poter organizzare un festival importante (di breve durata, non più di quattro giorni), che però metta in sinergia nella sua ideazione e realizzazione altri organizzatori locali, cercando di fare realmente squadra e unendo le proprie conoscenze e competenze per realizzare un prodotto di alta qualità da proporre al pubblico cittadino.