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Garrison Fewell
14 ottobre 1953-5 luglio 2015
All for One

Garrison Fewell</br>14 ottobre 1953-5 luglio 2015</br>All for One

«Come moltissimi di voi sapranno, a luglio di quest’anno ci ha lasciati un grande uomo oltreché un grande musicista: Garrison Fewell. Io ovviamente lo conoscevo di fama, ma è stato grazie agli amici Luca D’Agostino e Luciano Rossetti, i quali volevano fortemente un nostro incontro sul palco, che a febbraio dello scorso anno ho avuto il privilegio di conoscerlo personalmente. Privilegio perché conoscere una persona quando sai che è già nella fase terminale della sua malattia ti fa vivere i momenti condivisi con una pienezza e un valore un po’ diversi da come ci si approccia normalmente alle altre persone (questo fa pensare che, se si vivesse i rapporti interpersonali come se ogni giorno potesse essere l’ultimo, davvero potremmo goderne appieno.) Privilegio perché Garrison era davvero una persona speciale. Era profondo, gentile con tutti, curioso, attento ascoltatore e simpatico commensale. Tutto questo ho apprezzato di lui nel poco tempo che abbiamo passato insieme e nonostante lui stesse molto male a momenti. Era talmente legato alla vita e alla musica che a volte sembrava impossibile che effettivamente ci fosse qualcosa che non andava: non ne parlava mai, era positivamente proiettato verso gli altri. Sono felice di aver potuto fare alcuni bei concerti e di aver registrato un disco con lui, il suo ultimo (altro privilegio per me) “Unbroken Circuit” (Caligola). Invito tutti gli amici, musicisti, fotografi, fan che lo conoscevano o che suonavano con lui, a scrivere un pensiero, un ricordo per Garrison». (Maurizio Brunod)

«Ho avuto il piacere e l’onore di conoscerlo molti anni fa e di essere stato suo allievo e spettatore di molti suoi bellissimi concerti. Per me è stato un grande Maestro di musica e di vita. I suoi insegnamenti risuonano nella mia memoria ancora oggi… ogni giorno. Grazie Garrison! 
Il mio cammino in questa vita non sarebbe stato lo stesso senza di te.
 Buon viaggio». (Lorenzo Cominoli)

«La sua scomparsa è una grande perdita non solo per il mondo del jazz. Garrison aveva una profonda umanità verso tutte le persone che incontrava, colleghi, allievi o amici e il suo impulso era quello di aiutare profondamente chi gli stava intorno solo per il piacere di farlo, una gran bella persona! Ci mancherà profondamente. Grazie Garrison per i bellissimi momenti passati insieme». (Dino Contenti)

«Ho conosciuto Garrison in Italia e poi lo ritrovai al Berklee College. Io ero studente e lui insegnava. È sempre stato per me un caro amico. Lo porto sempre nei miei ricordi con stima e affetto. Un ricordo di Garrison? Mi disse un giorno: “Non mollare mai, vai sempre avanti anche davanti agli ostacoli”. Penso che questo possa bastare, no?». (Cettina Donato)

«La sua capacità didattica era immensa. Una vera illuminazione per me. I suoi due metodi sull’improvvisazione Jazz Improvisation. A Melodic Approach e Jazz Improvisation. A Harmonic Approach mi hanno aperto la mente e permesso (in poco tempo peraltro) di “fare il salto”. Oggi il mio modo di suonare è cambiato e di questo devo rendere grazie a lui. Mi dispiace di non averlo potuto conoscere. In questi ultimi mesi ho cercato invano di contattarlo e solo oggi ne capisco il motivo». (Fulvio Montauti)

«Figura di spicco del jazz internazionale, Garrison Fewell è stato uno tra i chitarristi più interessanti degli ultimi trent’anni. Il suo playing rimarrà indelebilmente impresso nella memoria di tutti i jazzofili che lo hanno amato, per raffinatezza espressiva, suono avvolgente e vivida creatività improvvisativa, madida di brillanti incursioni tendenti al free. Un fuoriclasse assoluto che ha scritto pagine importanti nella storia del jazz moderno. (Stefano Dentice)