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Floating Forest Records</br>Parla Davide Merlino

Floating Forest Records
Parla Davide Merlino

Abbiamo chiesto al percussionista Davide Merlino di parlarci della Floating Forest Records, etichetta discografica indipendente dedicata alla musica improvvisata e nata a Verbania.

di Luciano Vanni

Come, perché e quando hai deciso di fondare la Floating Forest Records?
Floating Forest Records è stata l’evoluzione naturale di un processo attivato diversi anni fa, a fine 2012, insieme ad Alberto Ricca (meglio conosciuto come Bienoise). I nostri incontri musicali notturni alla Casa Blu, sede ufficiale della FFR, hanno preso forma un poco alla volta, coinvolgendo sempre più musicisti che ora fanno parte stabilmente o occasionalmente del collettivo. Insieme a me e Bienoise: Alberto Barberis, Federico Donadoni, Andrea Cocco, ma anche il nostro mitico grafico Andrea Buzzi (dj anche lui attivo nei remix dei nostri dischi). Non mancano i grandi artisti (alcuni dei veri monumenti!) che partecipano ai nostri lavori su disco o dal vivo, come Pasquale Mirra, Sabir Mateen, Achille Succi, Zeno Gabaglio, Alessio Alberghini, Garrison Fewell, Alberto Mandarini, Paolo Sanna, Alessandro Sacha Caiani.

Che cosa significa aprire un’etichetta discografica oggi?
Significa sganciarsi da decisioni altrui e spesso legate al mercato: bisogna avere coraggio e una gran voglia di comunicare e di far sentire la propria voce, accantonando l’idea di guadagno ovviamente.

Che direzione artistica vuoi garantire a questa label?
L’idea di base è la musica improvvisata, sia essa free jazz, elettronica o noise, oppure tutte queste insieme contemporaneamente. Diciamo che siamo sul confine tra i generi, coraggiosamente sempre in bilico e a strapiombo sul precipizio.

Che tipo di distribuzione e di supporti adotterai con la Floating Forest Records?
Le nostre produzioni le trovate sul banchetto durante i nostri concerti, a offerta libera, così come su bandcamp in cambio anche solo della vostra e-mail per la nostra newsletter. Metteremo su supporto tutte le nostre produzioni, anche se in pochi esemplari, e poi rimarranno scaricabili in rete.

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Che cosa distinguerà questa tua creatura dalle tante altre etichette discografiche indipendenti?
Noi si produce solo musica improvvisata, «integerrimi e monastici» (cit. Bienoise). Inoltre poniamo grande attenzione a come comunicare e diffondere un modo alternativo di concepire il fare e ascoltare musica. Il prodotto fisico poi grazie ad Andrea Buzzi ha una veste accattivante. Ti racconto un aneddoto: ero in Islanda nello studio Sundlaugin e quando ho tirato fuori dalla borsa qualche gift, i ragazzi dello studio e Biggi (il produttore dei Sigur Ros) sono letteralmente impazziti per il packaging casalingo, la carta riciclata, le grafiche innovative. Quindi pensiamo di aver queste frecce in più al nostro arco, rispetto ad altre rispettabilissime label indipendenti… di cui siamo poi i primi fan e in qualche caso anche colleghi co-produttori.

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A proposito, che cosa significa per te essere “indipendenti”?
Un po’ l’ho già detto qui sopra, aver la possibilità di produrre liberamente la musica che sentiamo nelle nostre corde senza doverci sentir dire: «Il sound è interessante, ma una cantante non la mettereste? Uno standard? Peccato…».

Lanciamo un sasso nel futuro: come immagini la Floating Forest Rec tra cinque anni?
Floating Forest Rec è nata da scorribande deliranti notturne tra amici, ha poi preso forma l’etichetta vera e propria con la sua linea stilistica e grafica da seguire, poi il collettivo che si esibisce live, e la prossima frontiera sarà diventare organizzatori di un festival di musica improvvisata (e di masterclass annesse) in cui presentare i nostri artisti e ospiti internazionali.