Ultime News
Eyes Wide Open</br>Intervista a Nina Pedersen

Eyes Wide Open
Intervista a Nina Pedersen

17 gennaio 2018

Abbiamo intervistato Nina Pedersen in occasione dell’uscita del suo nuovo album, “Eyes Wide Open”.

Di Eugenio Mirti

Che cosa significa il titolo?
Eyes Wide Open” significa avere gli occhi spalancati, ma anche osservare, riflettere, ed è questo che cerco di raccontare in questo disco. Sono le mie riflessioni, le mie osservazioni della vita, e ciò che mi circonda. Sono arrivata ad un punto del mio percorso dove mi sento più serena, più matura, più grata, e tengo gli occhi più aperti alla vita stessa…

img

Come hai scelto i musicisti?
La scelta dei musicisti è avvenuta in realtà un po’ per caso. Conoscevo ed apprezzavo il lavoro di Pierpaolo Principato. Siamo colleghi alla Saint Louis College of Music a Roma, e spesso ci si incontrava nei corridoi;. così un giorno gli chiesi se gli andava di fare una suonatina. Avevo questi brani scritti da un po’ di tempo, e avevo voglia di mettermi in gioco e farli sentire a qualcuno anche se ero terrorizzata dall’idea. Sono una persona estremamente timida ed un’insicura cronica! C’era poi da fare questo concerto in un locale romano e ho chiamato anche Marco Loddo che già conoscevo tramite collaborazioni precedenti. Non pensavo che quel progetto poi sarebbe sfociato in un disco. Giampaolo Scatozza è entrato a far parte del gruppo dall’ultimo disco; è stato il batterista del mio primo quartetto jazz una ventina d’anni fa, poi lui si è trasferito all’estero, ma quando è tornato a vivere in Italia ci siamo di nuovo trovati a suonare insieme. Avevo voglia di “modernizzare” un po’ il sound del gruppo, e lui, essendo un’ esperto in musica elettronica, ha portato quel tocco in più al gruppo, oltre ad essere ovviamente molto bravo!! Aldo Bassi ha suonato sul mio primo disco, quello dedicato alla musica norvegese, e mi faceva piacere averlo come ospite. Mi piace molto il suo sound. Ho conosciuto invece Paolo Innarella un anno fa, e ci siamo subito trovati molto bene. Ha un suono, secondo me, molto nordico.
Per me è fondamentale avere non solo musicisti bravi e capaci, ma soprattutto, persone con cui mi trovo bene. Siamo un bel gruppo in quel senso. C’è una bella atmosfera quando lavoriamo insieme.

img

Come lavori a composizioni e arrangiamenti?
Raramente inizio dalla musica. Di solito parto da un idea di un testo, un tema, una storia. Ho un quaderno degli appunti dove segno delle frasi, parole, espressioni che mi vengono in mente in qualsiasi momento della giornata. Questa “lista” poi diventa un po’ il mio vocabolario quando mi viene un idea per un testo. Se il testo poi mi piace, procedo con la musica, che più delle volte viene da sé… è una sensazione strana, perché so che la melodia è lì da qualche parte, come se fosse già scritta, la devo solo ascoltare. Per quanto riguarda gli arrangiamenti, decidiamo un po’ tutti insieme in gruppo. Quando stavo preparando “Eyes Wide Open” mi sono vista molte volte da sola con Giampaolo, e così abbiamo trovato insieme un groove per ogni brano, l’ho trovato molto utile. Il resto poi è venuto abbastanza spontaneo dopo, insieme al resto del gruppo.

Come hai scelto Ribbon Of Sand?
Ho trovato questo brano in un libro di spartiti comprato in Norvegia. Me ne sono innamorato subito. Mi assomiglia molto, e me lo sono sentito subito mio. Questa sua melodia così semplice, essenziale, quasi disarmante, ed il testo è stupendo. Però sentivamo il bisogno di stravolgerlo e ci ha pensato Pierpaolo, dandogli un’atmosfera quasi ipnotizzante; mi piaceva tanto come veniva e l’ho voluto inserire nel disco.
Ho avuto il grande piacere qualche anno fa di incontrare entrambi gli autori nella loro casa ad Oslo. Io cantavo, e John Surman mi accompagnava divinamente al pianoforte! Karin Krog è un mito, mi sento molto vicino al suo modo di cantare;  quando canta, parla, è la regina assoluta del jazz vocale norvegese ed è tutt’ora molto attiva. Ha compiuto 80 anni quest’anno e mi ha fatto un immenso piacere che sia stata proprio lei a scrivere le liner notes del disco.

Nell’era dell’ascolto in streaming qual è il senso di pubblicare un CD?
Bella domanda; probabilmente non c’è un senso, se non  artistico e affettivo; è un biglietto da visita fisico, qualcosa da toccare, come un libro. Questo discorso  è piuttosto deprimente, ma mi chiedo: dobbiamo arrenderci? Dobbiamo smettere di stampare dischi e libri? Non credo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Innanzitutto spero di portare in giro “Eyes Wide Open”. Ho tanta voglia di cantarlo dal vivo! Poi ho cominciato a pensare al prossimo album. Oramai ho un mio rito. Il lavoro su un nuovo disco lo inizio partendo da sola una settimana da qualche parte. Una specie di ritiro spirituale. Fra un paio di mesi sarò a Lisbona…

img