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Dario Germani
Spirit of Australia
Tour Diary

Dario Germani </br>Spirit of Australia </br>Tour Diary
Photo Credit To Riccardo Piscioneri

11 maggio 2017

Il contrabbassista Dario Germani ha vissuto alcune settimane in Australia e Nuova Zelanda e ha raccontato la sua esperienza in esclusiva per Jazzit. Buona lettura.

Spirit Of Australia

Di Dario Germani

Vivo da circa dieci anni Roma e gli unici musicisti australiani che ho conosciuto personalmente prima del mio viaggio sono il batterista Adam Pache e il contrabbassista Alex Boneham (ora residente a Los Angeles).

Sono arrivato a Melbourne la notte tra il venerdì quattro novembre e sabato cinque. Dopo un lunghissimo viaggio di circa 24 ore ho trovato sistemazione presso un Ostello della Gioventù in camera doppia con un ragazzo Giapponese, Akito, nel quartiere di Collingwood.
La mattina seguente dopo una notte trascorsa all’insegna dell’incertezza e dopo aver bevuto un buon caffè, Akito mi invita a pranzare presso “Lentil as Anything”. Ce ne sono quattro in tutta Melbourne, sono dei luoghi dove puoi mangiare dell’ottima cucina vegetariana e alla fine pagare con un’offerta libera. Proprio durante il pranzo entro in contatto, per la prima volta, a Melbourne, con la musica dal vivo: ho infatti la fortuna e il piacere di ascoltare un quartetto che suona classici del jazz. Durante il break con un po’ di coraggio vado a presentarmi ai musicisti, e proprio in quel momento il trombettista Nic Ryan-Glenie mi invita a suonare How High The Moon. Il contrabbassista Hiroki Finn Hoshino mi cede volentieri il suo contrabbasso e imbraccia la tuba, e inizia così la mia avventura musicale.

Dopo una settimana inizia il Melbourne Music Week; caratterizzato dal Rap, dalla Musica Elettronica, dal Jazz e da grandi artisti come Baro che riesce a sintetizzare tutti questi linguaggi insieme. Non è stato difficile scoprire che in città ci sono 55 negozi di dischi, molti dei quali all’interno hanno uno spazio per la musica live e un’etichetta discografica propria.
Prima di partire conoscevo solo la label JazzHead; poi ho scoperto un mondo legato alle produzioni indipendenti soprattutto del vinile e delle musicassette. Questi luoghi così stimolanti aperti al nuovo hanno dato vita a realtà come Hiatus Kaiyote o Chet Faker (Nick Murphy). Poi ci sono i Jazz Club: “Dizzy’s Jazz Club”, “Uptown Jazz Cafè”, “Bird’s Basement”, “Paris Cat”, dove ho ascoltato grandi artisti Australiani come Paul Grabowky (piano), Stephen Magnusson (guitar), Robert Burke (sax), Tamara Murphy (bass); artisti (australiani) che hanno vissuto per lungo tempo o vivono tuttora a New York come il contrabbassista Sam Anning e il grandissimo pianista Marc Hannaford. Inseriti in questo contesto ci sono due italiani Mirko Guerrini (sax) e Carlo Alberto Canevali (drums). Proprio quest’ultimo mi invita a suonare la notte di Capodanno in un locale non molto distante dal mare insieme al cantante Darius Mendoza e suo padre (delle Filippine) al piano.

Per tutti quelli che mi chiedono: ma come hai fatto con il contrabbasso…?! La risposta è molto semplice: “Atelier Puglisi”. Benedict Puglisi è un bravissimo liutaio di origini italiane che costruisce ottimi contrabbassi conosciuti in tutto il mondo e affitta a prezzi ragionevoli contrabbassi, archetti, e pickup per ogni esigenza. Per i bassisti elettrici c’è “Bass Centre”; uno splendido negozio specializzato in questi strumenti.

Dopo un mese passato in ostello ho deciso di cercarmi una camera in affitto; ho cambiato quartiere e mi sono trasferito al nord della città, dove ho condiviso una bella casetta con giardino con una musicista/compositrice Neo Zelandese Pieta Hextall (fagotto). Lei mi ha aiutato a inserirmi nella Australasian Orchestra condotta da Robert Dora e successiavamente nella Lawyers Orchestra. Anche in questa circostanza sono rimasto colpito oltre che dalla professionalità e dalla serietà anche e soprattutto dalla versatilità dei musicisti e del direttore, ma anche dall’apertura artistica nei confronti degli accostamenti a dir poco azzardati: dopo una sinfonia di Rachmaninov, una sonata di un compositore cinese contemporaneo.

Quasi tutti i martedì sono stati caratterizzati da serate live all’insegna dell’improvvisazione collettiva. Si alternavano sul palco del Brunswick Green: Scott Tinkler (tromba), Scott McConnachie (sax), Tony Hicks (sax) e io, che quasi sempre suonavo il primo set e poi correvo con
il contrabbasso in spalla a prendere l’ultima corsa della metro per tornare a casa. Ma mi piaceva ascoltare con ammirazione i due Scott: due generazioni a confronto ma con un feeling unico e raro.

La città era pronta ad ospitare la ventesima edizione del Melbourne Internazional Jazz Festival; l’inverno era alle porte ma dal 2 al 11 giugno Melbourne avrebbe ospitato artisti internazionali come Esperanza Spalding, Sonny Rollins, Bill Frisell, Carla Bley, Dianne Reeves, Donny McCaslin, Kenny Barron e artisti australiani di tutto rispetto come Andrea Keller (piano) e Peter Knight (trombettista, compositore e direttore della Australian Art Orchestra).

Poi mi sposto in Nuova Zelanda, che conosciamo per Il Signore degli Anelli e poco altro. Sono stato una settimana a Wellington e ho effettuato piacevoli scoperte musicali ma non solo. Uno dei miei contrabbassisti preferiti, Matt Penman, che io pensavo fosse americano, proviene infatti da questo paese; non è l’unico contrabbassista neozelandese interessante, cito anche  Paul Dyne  o Tom Dennison da Auckland.

Il tempo vola ed è ora di  ritornare a casa: thank you Melbourne, thank you Wellington!