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Crossroad Blues: intervista a Rosario Di Rosa

Crossroad Blues: intervista a Rosario Di Rosa

5 febbraio 2020

Si intitola “Crossroad Blues” l’ultimo album di Rosario di Rosa realizzato in compagnia di Sarah Stride, Carlo Nicita, Alberto N. A. Turra e Davide Bussoleni: l’abbiamo intervistato.

Di Eugenio Mirti

“Crossroad Blues” è un titolo che evoca altri mondi musicali rispetto al jazz, a partire da Robert Johnson fino ad arrivare a tutto il rock blues inglese: perché questa scelta?
Mi è venuto in mento leggendo il testo del blues di Robert Johnson, che parla appunto del crocevia; il tema di tutto quest’album  è il punto di incontro tra la parte razionale e irrazionale del nostro cervello, l’incontro di questi due aspetti nelle esperienze del musicista e il come vengono filtrate. Tutto è legato ai retaggi che si sviluppano nella testa dell’artista, e quindi il crocevia diventa la metafora dell’incontro di questi due aspetti.

Come hai scelto i musicisti che ti hanno accompagnto?
In questo disco più che mai  l’aggettivo “jazz” lascia il tempo che trova – ho voluto allontanarmi consapevolmente da certe sonorità – e ho così scelto personalità che avessero un mondo sonoro personale. Sara arriva dal mondo cantautoriale ed elettronico, Alberto dalla sperimentazione jazz e rock, Carlo  e Davide dalla musica classica contemporanea: sono tutti musicisti che hanno un loro modo di raccontare.

A quali progetti stai lavorando?
Sto preparando un disco realizzato con Stefano Grasso pensato per una formazione in duo elettronica  e batteria; ospiterà di brano in brano anche altri musicisti, con collaborazioni che si svilupperanno in modi diversi.

Che cos’è il jazz oggi per te?
Un contenitore che dovrebbe avere nel suo DNA la parola Rivoluzione, anche se purtroppo non è così; io continuo a essere ottimista e spero che un giorno torni ad essere rivoluzionario nel senso di accostarsi all’improvvisazione in maniera libera, senza preoccuparsi troppo della tradizione.

Se avessi una bacchetta magica quale sognio esaudiresti?
Vorrei he le musiche di nicchia e di ricerca diventassero prime in classifica!

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