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Bridges<br/>Intervista a Jamie Baum
Photo Credit To Sandrine Lee

Bridges
Intervista a Jamie Baum

14 agosto 2018

Bridges è il titolo del nuovo disco di Jamie Baum, prodotto dalla Sunnyside, realzizato da un settetto che vede la Baum al flauto, Amir ElSaffar alla tromba e voce, Sam Sadigursky al clarinetto, Chris Komer al corno francese, Brad Shepik alla chitarra, John Escreet al pianoforte, Zack Lober al basso e Jeff Hirshfield alla batteria. Abbiamo intervistato la flautista.

Di Eugenio Mirti

Qual è il senso del titolo, Bridges?
L’ultimo disco realizzato in settetto era intitolato In this Life e c’erano molte influenze di musica indiana, che ho sempre amato. Ho avuto l’opportunità di andare in India e Nepal, e di collaborare con gruppi con musicisti Nepalesi e molte persone mi hanno spesso chiesto come sono stata influenzata da questa musica. Un’amica che incontrai quando andai in India era nata negli USA, era ebrea ed era in India per studiare percussioni indiane; insieme abbiamo parlato del fatto che ci sono connessioni e legami molto forti nella musica sacra ebrea, musulmana e indiana nel periodo tra il X e il XIII secolo. Ci sono attualmente così tanti problemi nel mondo, molti derivano dalla religione (senza parlare dell’arrivo di Trump!); ho iniziato a proporre questo progetto nel 2013 alla Fondazione Guggenheim, per trovare le connessioni musicali delle tre aree che dicevo prima, e quindi è abbastanza interessante che il CD esca proprio adesso, in un momento in cui la spiritualità mi sembra ancora più importante. Sostanzialmente, ponti opposti ai muri.

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Questo è il tuo sesto cd da leader; come hai fatto a mantenere una formazione così grande così a lungo?
A dire la verità c’è stato un cambio di formazione intorno al 2010, la band era nata nel 1999 e al tempo ero interessata a portare le influenze dei compositori classici per creare nuovi formati per l’improvvisazione. Intorno al 2010 alcuni musicisti erano molto impegnati, e così il cambiamento di formazione fu perfetto per introdurre le influenze dell’Asia del sud nella mia musica; incontrai Amir ElSaffar, e volevamo suonare insime. Sono stata fortunata, è molto difficile suonare molto con una band così grande sono sempre tutti impegnatissimi; ma penso che tutti loro amino suonare insieme, e che trovino la mia musica una bella sfida.

Il jazz ha una forte tradizione spirituale. Il tuo CD si inserisce in questa storia?
Personalmente credo che sia più spiritualita che non religione, quando ascolto qualche musicista che mi tocca nel profondo mi sembra sempre che si muova su un terreno di spiritualità. Credo che ci siano molti musicisti che si stiano avviando su questa strada, guardando forse alle proprie radici, e siamo in un periodo politico così difficile che forse è proprio quello di cui si ha bisogno.

Come lavori ad arranagiamenti o composizioni?
Generalmente mi siedo al pianoforte, a volte mi vengono idee studiando il flauto; ci sono approcci differenti, a volte suono il piano e improvviso; una linea di basso, degli accordi che mi piacciono, poi provo a sviluppare. Altre volte ho una idea concettuale che voglio sviluppare; nel primo brano per esempio volevo lavorare con Amir e usare delle scale particolari. Altre volte, che ci crediate o no, canto nella doccia e mi vengono molte idee. I programmi di scrittura poi sono fantastici, puoi sviluppare le idee e sentirle in tempo reale, soprattutto visto che non ho una tecnica al pianoforte incredibile.

L’industria musicale è cambiata. Internet è un dono o una maledizione?
Come tutte le cose ha aspetti positivi e altri negativi; è incredibile per diffondere le informazioni, puoi ascoltre qualsiasi cosa… questo è fantastico, ed è anche utile per proporre la tua musica a chiunque.  Lo streaming ha fatto diventare terribilmente difficile guadagnare dalla propira musica. Purtroppo sta dando l’idea ai giovani che non ci sia valore nella proprietà intellettuale.

Quale sogno ti piacerebbe realizzare in futuro?
Così tante cose, sempre… essere in grado di fare più tour con la band per suonare la musica live, è sempre una sfida. Ci sono poi così tanti musicisti con cui mi piacerebbe collaborare, e anche tanta musica interessante che mi ispira… mi sembra di avere proprio solo iniziato.

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