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Bounce</br>Intervista a Seby Burgio

Bounce
Intervista a Seby Burgio

Insieme a Luca Bulgarelli al contrabbasso e Marco Valeri alla batteria, Seby Burgio ha inciso lo scorso anno “Bounce” (AUAND), un album concettuale che ripercorre la giornata tipo dell’uomo dei nostri giorni. Ne abbiamo parlato con il giovane pianista siciliano.

Di Roberto Paviglianiti  

“Bounce” (Auand Records, 2015) è un album concettuale. Cosa racconta all’ascoltatore?
L’idea è quella di un racconto che descriva la vita quotidiana, volevo simulare una giornata tipo di un uomo dei nostri giorni. Per esempio Follow Me rappresenta la corsa mattutina per raggiungere il posto di lavoro, Coffee Time riflette l’idea di una piccola tregua dallo stress, mentre Day Off vuole trasmettere le sensazioni rilassate del giorno di riposo.

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In scaletta, oltre ai brani originali, ci sono delle rivisitazioni e un brano dedicato a Gegè Telesforo, il conclusivo Gege’s Groove.
Gegè è una figura importantissima nella mia storia artistica. Ci siamo conosciuti circa tre anni fa ed è stato il primo grande musicista con cui ho iniziato a lavorare ad alti livelli. Per quanto riguarda le rivisitazioni ho scelto per un valore affettivo Bright Mississippi, perché Monk rappresenta un punto cardine nella mia formazione jazzistica, quando l’ho scoperto mi ha catturato totalmente. Ho passato un periodo in cui l’ho studiato nei particolari, anche se è talmente profondo che non si finisce mai di esplorarlo. La sua musica è un ottimo accesso per chi vuole iniziare a capire cosa vuol dire la parola “jazz”. Mentre Polkadots And Moonbeams è una ballad che adoro, mi piace la melodia e la tengo nel mio repertorio, è tra le mie preferite e ho deciso di inciderla. È una versione estemporanea per pianoforte solo, senza grandi preparativi, molto spontanea.

Come è nato il trio che ha registrato il disco?
L’idea è stata di Marco Valente, il produttore della Auand Records. Mi ha suggerito di scrivere della musica di carattere mainstream e trovandomi a Roma ho pensato di coinvolgere Marco e Luca, con i quali avevo già suonato in passato. Questa collaborazione è stata una  bella esperienza visto che desideravo incidere da tempo della musica proprio con loro.

Nel frattempo continua la collaborazione con il trio Urban Fabula, formazione che ospita diversi musicisti di rilievo.
Sì, abbiamo ospitato nei concerti del trio, completato da Alberto Fidone al contrabbasso e Peppe Tringali alla batteria, diversi jazzisti importanti come Enrico Rava, Rosario Giuliani, Barbara Casini, Fabrizio Bosso, Steve Grossman e Stefano Di Battista. Ospitare questi grandissimi musicisti mi ha dato l’opportunità di fare tanta esperienza sul campo e di affrontare vari repertori.

Il trio con contrabbasso e batteria è il tuo habitat naturale?
Non mi limito a chiudermi su dei formati prestabiliti. Il trio rappresenta per un pianista la formazione ideale per potersi esprimere al meglio, quella dove si hanno maggiori responsabilità a livello di suono d’insieme. Personalmente mi piacciono anche gli ensemble più larghi, con voce e strumenti a fiato. Suonare mi diverte a prescindere dalle responsabilità, più o meno importanti, che posso ricoprire in un gruppo allargato, come per esempio la big band.

Tra i tuoi primi “amori musicali” c’è Mina. Non hai ancora pensato a un progetto incentrato su di lei?
In verità ho sempre in mente l’ipotesi di reinterpretare dei suoi brani o di arrangiare qualcosa dal suo repertorio. L’idea potrebbe essere valida, dovrei trovare il tempo e la serenità per scrivere partiture che abbiano un significato, senza cadere nell’ovvietà. È un’artista immensa che va affrontata con responsabilità e rigore assoluto.