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Bologna Jazz Festival 2024. Intervista al direttore artistico Francesco Bettini
Photo Credit To Giorgio Bianchi

Bologna Jazz Festival 2024. Intervista al direttore artistico Francesco Bettini

31 ottobre 2024

Abbiamo intervistato Francesco Bettini, il direttore artistico del Bologna Jazz Festival 2024, in scena dal 21 ottobre al 17 novembre, che sarà come sempre una manifestazione su vasta scala, sia produttiva (con decine di concerti che esplorano le innumerevoli contaminazioni del jazz moderno e una particolare attenzione per le arti figurative) che geografica (con eventi diffusi nell’area metropolitana e nelle province di Ferrara e Forlì).

a cura di Chiara Giordano

Come nasce il tuo programma? Come hai scelto le proposte artistiche? Cosa vuoi mettere in scena?

La genesi di una programmazione così articolata e complessa non segue una regola ferrea. Si costruisce l’ossatura dei concerti principali a teatro attorno alla quale si innestano le produzioni degli spazi di minori dimensioni e dei club affiliati all’iniziativa. Oltre all’impianto concertistico si arricchisce il palinsesto con iniziative didattiche e divulgative e infine si coordina il tutto armonizzandone tempistiche e logistica, cercando di restituire al pubblico la più ampia e variegata offerta del jazz dei nostri giorni.

Da quale, o quali, performance ti aspetti le maggiori sorprese? Che cosa ti incuriosisce maggiormente dei musicisti che hai selezionato?

La grande incognita è proprio la sorpresa. Non sempre si è entusiasmati da concerti sui quali si hanno grandi aspettative e per converso performance di artisti meno noti o affermati, spesso brillano di una luce speciale. Ogni esibizione è una storia a sé. Ricordo che quando anni fa accompagnavo gli artisti in lungo e in largo in Italia e in Europa, nel corso della medesima tournèe si alternavano serate magiche e serate meno riuscite. Ogni concerto è un’alchimia generata da un’indefinita quantità di fattori imprevedibili: la suggestione del luogo, l’acustica, la tecnica, la risposta del pubblico, la maggiore o minore stanchezza fisica o mentale dei musicisti, la loro coesione, il loro umore.

Quale carattere e quale identità ritieni che il tuo festival esprima? Come si caratterizza e cosa lo differenzia dagli altri?

Bologna è una città che tutto l’anno produce musica. Ci sono numerosi club restaurant, circoli, locali, fondazioni culturali, che hanno una loro specifica identità, sulla base della quale si va a costituire una sorta di peculiare comunità di musicisti e di fruitori. Il Bologna Jazz Festival ha il ruolo di connettore di tutti questi differenti ambienti e in un qualche modo riesce a valorizzarli, incrociando i pubblici e i linguaggi musicali creando così un corto circuito virtuoso.

Parliamo di sostenibilità finanziaria, oggi sempre più un elemento chiave per le iniziative di carattere artistico. Quali sono gli strumenti e i canali prevalenti di finanziamento a cui fai riferimento? Come riesci a garantire qualità e sostenibilità?

Ogni anno la sostenibilità economica è un vero e proprio punto interrogativo. La base stessa dei finanziamenti, quella pubblica, non è mai una certezza poiché tutto passa attraverso i bandi. L’integrazione attraverso il sostegno di soggetti privati è pertanto fondamentale, ma tutt’altro che scontata e infine l’autofinanziamento determinato dalla biglietteria rappresenta un’ulteriore incognita. L’esperienza aiuta a orientarsi per non fare il passo più lungo della gamba e fortunatamente da quasi vent’anni riusciamo a galleggiare attorno al pareggio di bilancio.

Che idea ti sei fatto della comunità degli appassionati di jazz? Com’è cambiata nel corso degli anni?

Come accennavo non si tratta di una sola comunità, c’è un pubblico che ama il jazz nel suo senso più classico, un altro che ne apprezza soprattutto le derive e le contaminazioni, chi ama groove ballabili, chi le peculiarità armonico melodiche, chi privilegia la fruizione pura del teatro, chi gradisce maggiormente che sia affiancata da una più spiccata socialità. Ogni luogo ha un suo target e conseguentemente un suo pubblico e attorno a ogni singolo locale si viene a costruire una piccola comunità di musicisti. Quello che si vorrebbe, e che a volte avviene, è che queste comunità dialogassero tra loro, mischiandosi e portando la musica e il pubblico a uscire dalle proprie rispettive confort zone.

INFO

www.bolognajazzfestival.com

 

 

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