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Bergamo Jazz Festival 2023. Intervista alla direttrice artistica Maria Pia De Vito
Photo Credit To Luciano Rossetti - Phocus Agency

Bergamo Jazz Festival 2023. Intervista alla direttrice artistica Maria Pia De Vito

24 marzo 2023

Intervistiamo la cantante Maria Pia De Vito, direttrice artistica del “Bergamo Jazz Festival”, che ci racconta la 44° edizione, inserita quest’anno nel quadro dei principali eventi di “Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023”, che presenta un programma ricco di artisti internazionali e stimati protagonisti del mondo del jazz italiano.

Cara Maria Pia, bentornata su Jazzit! In questo anno così particolare, come si inserisce “Bergamo Jazz 2023” nel quadro dei principali eventi di “Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023”? Che novità presenta il festival rispetto agli altri anni?
Si inserisce con la Panorchestra, formazione nata da un’idea del sassofonista Tino Tracanna, che allinea alcuni dei migliori solisti di varia generazione dell’asse MilanoBergamoBrescia: i sassofonisti Massimiliano Milesi e Gianluca Zanello, il clarinettista Federico Calcagno, il trombettista Paolo Malacarne, il trombonista Andrea Andreoli, il contrabbassista Giulio Corini e il batterista Filippo Sala. All’organico di base si sono aggiunti, in occasione del concerto al Teatro Sociale di giovedì 23 marzo, il tastierista Alfonso Santimone, anche nelle vesti di arrangiatore, e in qualità di special guest il brillante trombettista americano Jonathan Finlayson. Le altre novità sono rappresentate da alcune nuove location, per esempio una bellissima chiesetta di Città Alta, San Salvatore, dove si è tenuta la performance in solo di Dan Kinzelman. Ma più che di novità, io parlerei di importanti conferme. Innanzitutto, con le sue oltre 1.100 presenze a sera per le tre serate al Teatro Donizetti, Bergamo Jazz si conferma uno dei festival jazz più amati, non solo in Italia. E sono felice di aver potuto collaborare in questi ultimi quattro anni – peraltro non facili a causa del Covid – con la Fondazione Teatro Donizetti e con tutta la squadra di Bergamo Jazz.

Cosa hai voluto raccontare nell’edizione di quest’anno con la tua direzione artistica e quali sono gli obiettivi che ti sei posta?
Ho intitolato il programma di quest’anno “Ancestrale/Spirituale”: il jazz è una forma d’arte profondamente spirituale in sé. La pratica dell’improvvisazione è vicina alla meditazione, singola e collettiva: richiede di lasciare la guida al subconscio, in un flusso che è per l’esecutore irriproducibile, un agire che «abbandona il campo della “rappresentazione” per divenire “esperienza”», come direbbe Gilles Deleuze. Il jazz, sia esso più vicino alla tradizione che alle forme più aperte e improvvisate, espone il musicista e l’ascoltatore a una esperienza trasformativa.

Photo Credit To Luciano Rossetti – Phocus Agency

In programma ci sono tanti artisti internazionali e affermati musicisti e giovani talenti del panorama jazz italiano: ce lo illustri in dettaglio e ci spieghi le motivazioni delle tue scelte artistiche?
Ricollegandomi a quanto detto prima, il fil rouge di quest’anno è il lavoro di musicisti che lavorano sulle proprie radici spirituali, come Amaro Freitas o Nick Bartsch. Oppure il lavoro di Hamid Drake su Alice Coltrane o il progetto di Ernst Reijseger con Mola Sylla. E poi il piano solo di Django Bates, quanto di più laico e dissacrante possa esistere nella vita quotidiana, ma il rigore e la fedeltà alla propria visione che applica sia nello scrivere per orchestra sinfonica che nel lavoro su Charlie Parker o con Human Chain, è per me un’esperienza elevante, esilarante e serissima al tempo stesso. E cosa c’è di più ancestrale del canto? La voce e la phonè hanno ovviamente un posto speciale nei miei interessi da sempre. Quindi, ancora voci a Bergamo Jazz 2023: Cécile McLorin Salvant, David Linx, Layla Martial… o la vocalità africana di Richard Bona e Mola Sylla.

Ci potresti descrivere che rapporto si crea nei giorni del festival tra il jazz, la città e la comunità di Bergamo?
L’anno di nascita del festival jazz di Bergamo è il 1969. Da allora il festival si è espanso, si è interrotto per diversi anni ed è tornato riappropriandosi del proprio ruolo propositivo, in città, in Italia e in tutta Europa. Il rapporto con il territorio ora è molto solido, anche grazie a diverse iniziative realizzate con varie realtà del luogo come, per esempio, il Bergamo Film Meeting e il Centro Didattico Produzione Musica. E poi, è vero che il Teatro Donizetti è la principale “casa” di Bergamo Jazz, ma è anche vero che da anni il festival si svolge in tutta la città, in piccoli teatri, musei, chiese e altri luoghi. Insomma, durante il festival, il jazz è un po’ in tutta la città.

In programma ci sono sempre anche tante iniziative collaterali: potresti illustrarci quelle di quest’anno?
Quest’anno abbiamo ripreso, dopo la pausa forzata degli ultimi anni, la partnership con il Bergamo Film Meeting, ideale passaggio di testimone tra due festival internazionali della città. Immancabili, sono stati riproposti anche gli incontri didattici curati dal Centro Didattico Produzione Musica. E significativo è stato il concerto all’Accademia Carrara, altro appuntamento tradizionale.

(intervista a cura di Rosario Moreno)

INFO

www.teatrodonizetti.it

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