Ultime News
Bandoneon e jazz</br>Intervista a Paolo Russo

Bandoneon e jazz
Intervista a Paolo Russo

Abbiamo intervistato Paolo Russo, virtuoso del bandoneon residente a Copenaghen dal 1996, in occasione del concerto che terrà sabato 3 dicembre a Pescara per presentare la sua suite “Tangology”, accompagnato dal Colibrì Ensemble. Russo ha di recente pubblicato due album: “Bandoneon solo vol. 1” per bandoneon solo, e “Kattegat,” in duo con il violoncellista Ruslan Vilensky, entrambi usciti per Zina Zinetti Music.

Di Eugenio Mirti

Come sei arrivato a Copenaghen?
Ho sempre sognato questa città, fin da quando avevo otto o nove anni, senza sapere perché; ci capitai poi per caso nel 1993, dopo aver conseguito il diploma di pianoforte classico, per vedere una partita di calcio. La città mi piacque molto, così decisi di trasferirmi qui nel 1996 per frequentare il Conservatorio di Musica Ritmica, e poi ci sono rimasto definitivamente. Ho conosciuto molti musicisti e vissuto molte esperienze, scolastiche e professionali, per esempio ho suonato per dodici anni con Etta Cameron, la  famosa cantante americana  di gospel che risiedeva in Scandinavia.

Perché un album per bandoneon solo?
Devo dire che sono arrivato tardi al bandoneon, a 32 anni; uno dei progetti scolastici cui partecipai al Conservatorio di Copenaghen era dedicato al tango, così conoscemmo Carmelo Saitta che poi mi invitò a Buenos Aires e mi fece conoscere la cultura argentina. Mi capitò poi di sognare per più notti di suonare il bandoneon, e così ho effettivamente finito per dedicarmici a tempo pieno.
Mi piaceva l’idea di esplorare nel disco mondi stilistici che in genere non sono associati a questo strumento, che sostanzialmente viene sempre identificato col tango. Rivedere alcuni classici della tradizione jazzistica arrangiati per bandoneon mi sembra un modo innovativo di proporlo.

Come è nato il lavoro in duo con Ruslan Vilensky?
In realtà venni contattato da lui, che voleva suonare in duo dei brani Piazzolla; a me invece piace proporre musica mia, visto che sono anche compositore, così ci siamo scambiati il materiale musicale e poi provato moltissimo: sessioni di cinque o sei giorni con prove di sei o sette ore. Mi piace la sonorità cameristica del progetto, penso sia una sfida realizzare brani originali con due strumenti come bandoneon e violoncello.

Se avessi una bacchetta magica quale sarebbe il sogno che esaudiresti?
I miei desideri sono proiettati oltre la musica; ho 47 anni, sento dentro che siamo di fronte a una forma di svolta in cui l’essere umano potrà liberarsi dai lacci dell’ignoranza che lo opprimono per raggiungere una elevazione individuale più alta.
In questo momento della mia vita il mio desiderio è vivere in modo che la musica sia in sintonia con ciò che mi circonda, una riverberazione della mia essenza e in sintonia con il mio essere.