20 marzo 2019
Si intitola Black Lands – A Tribute To Africa l’album prodotto dalla Claire de Lune che vede protagonisti Andrea Morelli al sax e flauto e Silvia Belfiore al pianoforte. Abbiamo intervistato Morelli.
Perché questo tributo all’Africa?
In questo periodo mi sembra ci sia pochissima attenzione verso i problemi dell’Africa e moltissima attenzione a quelli dei migranti, e questo fatto mi infastidisce; durante la mia adolescenza ho vissuto sei anni in Africa, in Eritrea, e sono stato accolto (come tutti gli altri stranieri) come un cittadino eritreo, e ho maturato quindi un debito di riconoscenza. Non ho mai trovato atteggiamenti razzisti, perché in questo periodo storico si parla proprio di razzismo.
Nella sua storia spesso il jazz è stato anche un fenomeno politico. Si è perso questo aspetto?
Per me questa natura ha molta importanza, anche perché il jazz deve moltissimo all’Africa: basta pensare a Duke Ellington, che ha sempre sostenuto i diritti dei neri. È doveroso ricordare questo aspetto, oltre all’aspetto di mia riconoscenza personale, e senza dimenticare che Silvia Belfiore sta prendendo un dottorato a Parigi sulla musica colta africana, che di fatto è competamente ignorata e sconosciuta.
Come vi siete conosciuti?
Ci siamo incontrati per musicare dei film muti; lei è una pianista di estrazione classica, e infatti le sue parti sono scritte, mentre io – a parte i temi dei pochi standard – improvviso costantemente.
Il disco è registrato in Sardegna, tu sei sardo… quanto c’è delle tue radici nella musica?
Non ci sono richiami etnici, ma penso ci sia un richiamo di originalità culturale; oggi la maggior parte del jazz è legato a determinati criteri mainstream che escono dalla Berklee o dalle altre scuole, mentre in Sardegna c’è una cultura più originale anche in senso jazzistico, e credo che questo si senta anche nella mia musica.
Come componi?
In genere suono il sax o il flauto; dopodiché penso alla melodia, l’armonia invece arriva dopo.
Che cos’è il jazz oggi a tuo avviso?
Libertà espressiva; oggi purtroppo questa libertà è stata canalizzata, sento poche cose originali, anche nei festival ci sono sempre gli stessi nomi (fantastici) che però non mi danno nessuna emozione; so che è già stato fatto tutto e non si può inventare niente, ma preferirei vedere più spesso musicisti che si lasciano andare e non rifanno l’ennesimo fraseggio bebop.
Black Lands – A Tribute To Africa in tre aggettivi.
Originale, unico, interessante.
Lo presenterete anche in Africa?
Speriamo: Silvia suona molto spesso negli istituti di cultura italiani in giro per il mondo, abbiamo mandato il progetto e speriamo che venga selezionato.
© Jazzit 2019

