Ultime News

Alla Valle dei Templi di Agrigento va in scena Festivalle 2023

Alla Valle dei Templi di Agrigento va in scena Festivalle 2023

1 agosto 2023

FestiValle è il primo festival internazionale di musica e arti digitali organizzato nella splendida e suggestiva Valle dei Templi di Agrigento, con la direzione artistica di Fausto Savatteri. Nato nel 2017, il festival propone un format esperienziale guidato dalla ricerca del connubio fra sonorità jazz e contaminazioni contemporanee.

A FestiValle ogni attimo vissuto viene esaltato dalla combinazione multisensoriale di musica di qualità, paesaggi mozzafiato e profumi ancestrali. E per ogni momento il festival ha scelto con cura il luogo perfetto per vivere un’esperienza indimenticabile.

Concerti e spettacoli immersi nella magia millenaria della Valle dei Templi, il parco archeologico più grande al mondo e inserito nella lista UNESCO dei Patrimoni Culturali dell’Umanità.

Si parte giovedì 3 agosto con i Tunng, gruppo musicale folk del Regno Unito. Spesso associati con il genere della folktronica a causa delle influenze elettroniche evidenti in alcuni dei loro lavori, al FestiValle 2023, in esclusiva italiana, suoneranno per l’occasione un “the best of” ai piedi del Tempio dei Dioscuri, con un imperdibile concerto al tramonto.

Seguirà il concerto di Lady Blackbird, al secolo Marley Munroe da Los Angeles, che reincarna in terra e in musica la disperazione di Nina Simone. La sua cover di Blackbird è la traccia che lancia il suo primo album, l’interpretazione vocale non è da meno dell’originale, accompagnata qui da un mood jazz più tradizionale. Si tratta di testi che raccontano di sofferenze secolari di milioni di persone, prima strappate alle loro terre e schiavizzate, successivamente sfruttate e abusate ancora oggi. Una musica per chi non ha paura a confrontarsi con quanto di più profondo la “musica dell’anima” ha da dire su drammi privati e pubblici che, purtroppo, non sono mai passati di moda. Il suo ultimo disco “Black Acid Soul” ha avuto molti remix, quello di Beware the Stranger è firmato da Matthew Herbert e secondo la critica è uno dei migliori album di vocal jazz degli ultimi anni.

Altro protagonista di giovedì 3 agosto sarà Fred Wesley, il trombone di James Brown, con il quale ha condiviso il suo periodo creativo più fulgido, coadiuvato nella speciale occasione dai suoi New JBs, con Gary Winters alla tromba, Hernan Rodriguez al sax, Reggie Ward alla chitarra, Peter Madsen alle tastiere, Dwayne Dolphin al basso e Bruce Cox alla batteria. Nato a Columbus il 4 luglio 1943, Fred Wesley unisce il suo magistero strumentale con la spettacolarità e la potenza del funk, di cui ha appreso ogni segreto militando nella band di James Brown, all’epoca di grandi successi come “Say It Loud – I’m Black and I’m Proud”, “Mother Popcorn” e “Hot Pants”, di cui è stato coautore. Ma nel carnet di collaborazioni di Fred Wesley ci sono anche altre icone della black music come Ike e Tina Turner, George Clinton e i suoi Parliament-Funkadelic, Bootsy Collins e gli stessi vecchi amici dei JB Horns, i sassofonisti Maceo Parker e Pee Wee Ellis, oltre alla big band di Count Basie. Fred Wesley appartiene dunque alla storia del funk, ma ne riflette anche la sua attualità. Nel 2002 ha pubblicato l’autobiografia Hit Me, Fred: Recollections of a Sideman, nella quale sono raccontate le mille avventure musicali di cui è stato protagonista.

Venerdì 4 agosto andrà in scena Seun Kuti & Egypt 80, che rappresentano l’energia e una notevole apertura a collaborazioni e contaminazioni artistiche. Seun Kuti è figlio di uno degli artisti più influenti del XX secolo, Fela Kuti, “The Black President”, rivoluzionario, musicista e attivista nigeriano, inventore dell’afrobeat. Con lui sul palco la storica formazione degli Egypt 80. Sassofonista e cantante, Kuti ha collaborato con artisti del calibro di Carlos Santana, chitarrista del suo ultimo album “Black Times”, co-prodotto con il pianista jazz Robert Glasper e candidato ai Grammy Awards come miglior album world. Come il padre, Seun lotta con la musica per l’affermazione del proprio popolo. È questa la sensazione trasmessa dalla sua musica, da sonorità che tengono conto della storia dell’ultima black music. «Voglio fare l’afrobeat per la mia generazione – commenta l’artista – invece che “alzati e combatti”, il messaggio deve diventare: “alzati e pensa”».

Protagonista del programma di venerdì 4 sarà anche Pino D’Angiò, un vero e proprio visionario della musica italiana, con una discografia di oltre tre milioni di dischi venduti e più di settecento compilation vendute in tutto il mondo. La sua hit Ma Quale Idea è uno fra i primi esempi di disco music cantata in italiano, ma anche il primo successo rap prodotto in Europa. È stato inoltre definito da Billboard il fondatore della musica trance per il brano The Age of Love.

Poi salirà sul palco Raffaele Arcella, meglio conosciuto come Whodamanny, interprete originale dell’elettronica italiana e figura chiave all’interno del team di Periodica Records. L’artista ha trascorso molto tempo a sperimentare i sintetizzatori basati sulla “Phase Distortion Synthesis” realizzati da Casio e su diversi tipi di tastiere giocattolo, creando una fusione unica tra suoni cosmici, proto-house, jazz-funk ed elettronica. I risultati delle sue sessioni in studio hanno condotto alle sperimentazioni di “Cosmic Morphology” e alle esperienze disco-funk di “Dancing Ritual” e “The Dance Sucker”, mentre le sue collaborazioni con Di Pace e Fierro si sono tradotte nei progetti The Mystic Jungle Tribe, Afrodesia, Rosa e Masarima. Whodamanny è caratterizzato da un’indomabile mente creativa e le sue performance da dj incollano in pista con un ritmo coinvolgente e una selezione mai scontata.

Seguiranno i Brekky Boy, trio australiano della nuova scena nu-soul (e della cerchia di musicisti degli Hiatus Kayiote) che, oltre che per bravura, stupiscono per la simpatia e l’energia sul palco. Ritmi caotici intrecciati con onde cinematografiche e melodie minimaliste: Brekky Boy fonde jazz elettronico strumentale per evocare le emozioni provate durante la visione di un film dello Studio Ghibli. Attingendo ad artisti come GoGo Penguin, BADBADNOTGOOD e Robert Glasper, i candidati al Montreux Jazz Award si sono rapidamente affermati come pionieri della scena musicale strumentale australiana.

In programma lo stesso giorno anche i Fool Arcana, che nascono dalla passione per diversi generi, che porta alla creazione di brani ibridi, difficili da inquadrare in una cornice ben definita: si riconoscono le influenze di jazz e neo soul, ma sono evidenti anche le sfumature di R&B e funk, senza togliere una buona dose di hip-hop. L’unione di queste sonorità dà un colore diverso a ciascuno dei brani, anche grazie all’uso di strumentazione e suoni elettronici, che si integrano agli strumenti acustici tradizionali.

Verso la fine del XX secolo un adolescente, Pinello, in cartellone sempre venerdì 4, annoiandosi della scena musicale palermitana fossilizata nel bipolarismo Ska/Punk/Metal per i live e la Techno/Minimal/Dub per i DJ set, decise di scendere in campo armato di disco music degli anni Settanta. E così pian piano inizia a fare i primi dj set cavalcando quell’onda di musica revival anni Settanta-Ottanta di inizio 2000. Col tempo, invece di andare avanti, l’istinto lo ha spinto ad andare indietro e a ricercare il suo repertorio negli anni Sessanta, dapprima con lo shake, per poi virare verso la black music della rithm n’ blues e la soul music, dove grazie a gloriose etichette quali la Stax e la Motown, scopre quel genere musicale che a tutt’oggi, con variazioni di epoche, nazionalità e contaminazioni, rimane la parte principale del suo repertorio, ovvero il funk. Poi la sua ricerca si è spostata verso gli anni Ottanta, avendo subito l’influenza di sonorità più elettroniche della città in cui viveva, Berlino. Lì, tra il sinth pop e il post punk riesce a imbattersi in un genere musicale a dir poco geniale: l’italo disco.

Infine il 4 agosto si esibirà Angie Backtomono, inguaribile vinyl addicted, che dal post punk eletto a colonna sonora adolescenziale si sposta presto verso l’universo black, R&B, exotica, latin, arrivando fino al funk, al soul, all’afrobeat e al jazz in tutte le sue sfumature e incarnazioni. Negli anni ha sfidato i dancefloor di club e festival; per alcune stagioni ha prestato voce e dischi anche alla radio. La sua storia d’amore con la musica si esprime poi nelle parole: lavora da oltre dieci anni come giornalista, social media manager, communication strategist per festival, eventi ed etichette discografiche.

Sabato 5 agosto sarà la volta del DJ, produttore e artista Jeff Mills, profondamente abitato dalla fantascienza, tanto che ne adotta le idee, i concetti, le storie e l’estetica fin dagli esordi. Per questo artista lo spazio è un’ossessione e la sua musica assume quasi le sembianze di una fantascienza musicale. La sua musica incarna il futuro, rispettando il passato e rimanendo ancorata nel presente. Quando nel 1992 fonda la sua etichetta discografica Axis, un logo composto da quattro triangoli che puntano verso un centro invisibile, Mills si rifà al principio di rotazione del sistema solare come estetica, concetto e modello di creatività. Le sue prime uscite esplorano temi futuristici e fantascientifici come “Mutant Theory”, “Tomorrow”, “Art / UFO”, “Time Machine” e “Alpha Centauri”. Per Jeff Mills il futuro è una potente spinta creativa che spiega l’incessante attività dell’artista.

A seguire i C’mon Tigre, che hanno messo al centro della loro musica la volontà di mescolare le proprie radici di musicisti anconetani cresciuti nel Mediterraneo con un caleidoscopio di altri suoni dal mondo, in particolare dall’Africa e dal Medio Oriente, per dare forma a un linguaggio fatto di commistioni con il jazz, le ritmiche dell’hip hop e il funk. Il nuovo disco “Scenario”, uscito il 25 marzo, torna a sapori maggiormente acustici, impreziosendo la palette del collettivo di stanza a Bologna di rimandi all’universo brasiliano. Non che l’elettronica e il desiderio di evocare, pur se in maniera personale, il pianeta clubbing siano spariti: l’anima resta quella di una musica libera, senza confini, geograficamente tentacolare, basata sul desiderio di pescare dalle tradizioni come dalla contemporaneità e per questo sospesa nello spazio e nel tempo. Fondamentale in tal senso la dimensione collaborativa: decisi a non legare il loro progetto ai propri nomi, i due fondatori dei C’mon Tigre hanno sin dagli esordi puntato tutto sulla dimensione collaborativa, coinvolgendo nei loro lavori musicisti di varia provenienza, tutti di livello, e proponendosi come un collettivo aperto, più che come una band. Muovendosi tra tradizione e sperimentazione, C’mon Tigre è un duo attorno al quale ruota un collettivo multicolore di musicisti provenienti da più parti del mondo. C’mon Tigre nasce nel bacino del Mediterraneo e germoglia negli angoli delle grandi città, raccontando l’Africa, per fascinazione, con una linea curva che parte da San Diego e finisce a Bombay. La radice è il funk, quello sporco, termine con cui gli afroamericani indicavano l’odore del corpo in stato di eccitazione.

L’italo space-disco italiana incontra le colonne sonore dei film di fine anni Settanta e inizio anni Ottanta: il producer italo-canadese Bruno Belissimo, in programma sabato 5, rielabora tutto in uno stile contemporaneo e originale, che esplode letteralmente sul palco in show carichi ed energici. Dal vivo suona il basso e controlla macchine, sintetizzatori e visual, trascinando il pubblico in uno spettacolo coinvolgente a 360 gradi.

Poi sabato 5 sarà la volta del Trio KAU, progetto strumentale con sede a Bruxelles composto da André Breidlid (batteria), Matteo Genovese (basso) e Jan Janzen (tastiere). Rappresentando vari background europei, il loro incontro è nello spirito della città in cui sono cresciuti. Prendendo ispirazione dal jazz, creano un’atmosfera da capogiro, usando ritmi bassi e melodie orecchiabili. Implementando strumenti acustici, il trio rimane fedele a un suono organico e ricco, concedendosi la libertà per l’improvvisazione e gli avvenimenti spontanei. Influenzati da artisti come BADBADNOTGOOD e Christian Scott, la loro musica è originale e audace.

Domenica 6 agosto andrà in scena l’opera teatrale “Al Passo Coi Templi”, con protagonisti oltre quaranta performer, per un viaggio onirico tra mito, musica e teatro. Gli Dei del mondo classico compaiono come statue bianche tra le colonne dei templi e prendono vita tra danze, canti e scene teatrali. Una sperimentazione di successo tutta siciliana, creata dagli artisti della Savatteri Produzioni per raccontare in modo unico il Sito Unesco della Valle dei Templi. Ernesto Marciante, cantautore jazz e pianista siracusano, sta conquistando tutti con le sue doti canore al limite della perfezione. Sarà lui lo special guest per l’alba più attesa, l’alba di FestiValle 2023.

In scena domenica 6 anche Shai Maestro, uno dei pianisti più promettenti e di talento della sua generazione. Dal debutto con il suo trio nel 2011, Shai ha continuato sempre più a plasmare la sua musica con un’identità forte. Il suo trio è uno dei gruppi più potenti e armoniosi del jazz contemporaneo. Shai Maestro ha pubblicato cinque album dal suo debutto nel 2011. L’ultimo è “The Dream Thief”, pubblicato dalla storica etichetta ECM. Con lui vi sono alla batteria Ofri Nehemya e al basso Jorge Roeder. La musica di Shai Maestro rifugge dalla struttura tradizionale del trio jazz. Abbraccia, invece, un repertorio in cui con il jazz convivono la musica classica e le sonorità della sua terra.

E per finire salirà sul palco Mulatu Astatke, che ha reso il jazz etiope famoso in tutto il mondo e ha introdotto nella musica tradizionale della sua terra suoni e strumenti globali. Mulatu Astatke ha da sempre la capacità di creare legami fra epoche diverse e fra gli angoli del mondo più distanti: è tra gli artisti più campionati nell’hip hop – da Nas a Kanye West – ed è compreso nella colonna sonora di Broken Flowers di Jim Jarmusch, ha inciso con gli Heliocentrics e ha ricevuto una laurea ad honorem dal Berklee College of Music, primo studente africano della prestigiosa istituzione di Boston. Un capitolo di storia della musica mondiale sul palco di Festivalle 2023, per la sua prima volta assoluta in Sicilia e nell’unica data italiana.

INFO

www.festivalle.it