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Alfa Music</br>Intervista a Fabrizio Salvatore

Alfa Music
Intervista a Fabrizio Salvatore

 30 maggio 2018

Alfa Music è un’etichetta discografica italiana attenta ai progetti jazz e pop personali e moderni. Abbiamo intervistato Fabrizio Salvatore che insieme ad Alessandro Guardia ha fondato l’etichetta nel 1990. 

Di Ivano Rossato

Da cosa è nato il desiderio di fondare una etichetta discografica?
Quando nacque Alfa Music nel 1990 non avevamo nessuna intenzione di approfondire il percorso per diventare un’etichetta discografica. Iniziammo semplicemente con l’attività di studio di registrazione, che attualmente ancora abbiamo. Quello vissuto in questo quasi trentennio è stato un percorso naturale, motivato dalla passione per questo genere e che ci ha spinto solo in un secondo momento a valutare la possibilità di un cambiamento. Il lavoro per gli studi di registrazione fra la fine degli anni ‘90 e inizio anni 2000, è andato scemando sempre più. Siamo ormai nell’era della tecnologia digitale che permette di realizzare le proprie produzioni addirittura a in casa propria. Ciò ci ha ha gradualmente spinto a valutare l’attività di produzione e la costruzione di un catalogo che attualmente conta circa 160 titoli, realizzati con tanta passione e sacrifici.

Come è cambiata la fruizione della musica nel tempo?
La cultura dell’intrattenimento è molto cambiata rispetto a un tempo. Al giorno d’oggi l’offerta di intrattenimento casalingo è enorme, dalla musica, al cinema, allo sport. Questo ha portato progressivamente a un cambiamento nella cultura stessa della fruizione dell’intrattenimento. Una fruizione più legata alle quattro mura domestiche e quindi senza la componente di socializzazione e condivisione tipica dell’evento dal vivo sia esso artistico o sportivo.

Alfa Music come si sta adattando a questo cambiamento?
Rispetto al tradizionale schema discografico di un po’ di anni fa, oggi si lavora maggiormente al fianco del musicista e in sintonia con esso. Si è creata una evoluzione nelle job description, nelle competenze e nel carico lavorativo di tutti i diretti interessati, musicisti e discografici. Un tempo l’artista era impegnato essenzialmente nella creazione di un ottimo prodotto discografico che, una volta riversato su un supporto, veniva venduto e promosso tramite i concerti. Adesso è esattamente il contrario. Oggi la nostra produzione di un artista è anche al servizio dell’attività concertistica, attenta a come approfondire e sviluppare l’attività concertistica. All’inizio del percorso artistico questo lavoro può essere condotto anche in prima persona dal musicista. Anche perché i manager seri sono completamente impegnati a promuovere i loro artisti di punta e non possono pensare di curare con la stessa attenzione gli interessi di 20 o 30 artisti diversi.

Cosa pensi dell’autoproduzione e dalle possibilità offerte dalle nuove tecnologie sempre più economiche?
L’autoproduzione è possibilissima, però bisogna tenere in mente un riferimento minimo qualitativo relativo agli strumenti di ripresa, di missaggio, di mastering e agli ambienti acustici. Diversamente si rischia di avere un ottimo materiale artistico con dei buoni contenuti musicali ma rappresentato da registrazioni mediocri o comunque di fortuna, ed è sempre un peccato quando accade. Al giorno d’oggi la tecnologia ha permesso a tutti di esprimere la propria creatività sia musicalmente che graficamente con un investimento minimo. Ciò ha portato però, inevitabilmente, a un abbassamento della qualità media se paragonata a quello che si potrebbe ottenere in uno studio di registrazione. Si tratta dello stesso ragionamento che si fa nel giudicare un musicista per il quale c’è un livello minimo di competenze tecniche che deriva da un percorso di studi, di sacrificio e di crescita.

Come selezionate i progetti da produrre?
La prima caratteristica che ricerchiamo è l’alto livello artistico. Anche se devo ammettere che non ricordo di aver ricevuto proposte artistiche scadenti negli ultimi 10 anni in ambito jazz, dove persino quando si tratta di artisti giovani il livello è sempre piuttosto alto e professionale. La seconda caratteristica a pari merito con la prima, è rappresentata dal rapporto personale che viene coltivato con gli artisti. È importante comprendere a fondo quali sono le aspettative del musicista e il suo livello di progettualità e di disponibilità al lavoro da affrontare per la produzione. Ritengo inoltre che per un’etichetta ci debba essere una selezione del catalogo che rispecchi un pensiero editoriale preciso e identificabile. Nel nostro caso è il Jazz italiano tendenzialmente contemporaneo.

Qual è oggi il sogno di Alfa Music?
Più che un sogno direi che si tratta del nostro obiettivo professionale principale, quello cioè di chiudere il cerchio che unisce la produzione con la costruzione dell’attività live dei nostri artisti. Sarebbe bello, alla fine, fare qualcosa che vada anche al di là di Alfa Music, da lasciare a chi verrà dopo.