Ultime News

Alex Semprevivo
Art of the Messengers
Inside the Score

Alex Semprevivo<br/>Art of the Messengers<br/>Inside the Score
11 luglio 2020

Il nuovo appuntamento con “Inside the Score”

Nuovo appuntamento con la rubrica Inside The Score: abbiamo chiesto ad alcuni dei musicisti più emblematici della comunità jazzistica italiana di raccontarci una loro composizione. Buona lettura.

Di Alex Semprevivo; a cura di Eugenio Mirti

Ho scelto di analizzare alcuni degli arrangiamenti del mio primo disco, “ART of The Messengers” (GleAM Records 2019/), interamente realizzati da me insieme al pianista e produttore Angelo Mastronardi. Ci siamo divisi equamente il lavoro: lui ha lavorato alla veste armonica e all’orchestrazione lasciando a me tutte le scelte relative al mood ritmico, alle strutture, e al clima espressivo generale, così da dare coerenza d’insieme al lavoro.

Mi voglio soffermare inizialmente su “Sortie”, brano scritto dal trombonista Curtis Fuller, protagonista dei Messengers negli anni ’60. Il brano è strutturato con una introduzione di batteria in dodici ottavi e ha in generale un andamento afro. Ho voluto dar rilievo alla componente africana, tanto amata da Blakey, perché credo che il ritmo e la danza  siano una parte essenziale della musica jazz, e noi oggi abbiamo la responsabilità (e il privilegio) di ricordarlo. Anche l’atmosfera spagnoleggiante ha contribuito alla scelta del dodici ottavi, tempo diffuso  in alcuni palos del flamenco.

img

Un altro brano è “Wee Dot”, scritto dal trombonista J.J.Johnson. In questo caso l’idea dell’arrangiamento nasce dal fatto che il tema di questo meraviglioso brano si adatta al mood second line di New Orleans senza doverne modificare il ritmo melodico, ma solo rallentandone il tempo.

Non dimentichiamo che “Wee Dot” è stato inciso per la prima volta in versione fast swing dai Messengers della prima ora. Angelo Mastronardi ha perciò scritto l’arrangiamento dei fiati e il mood del piano sugli accenti tipici di questo stile; dopo aver ascoltato l’orchestrazione ho immaginato di suonare mentre ballo e mi muovo con il mio tamburo a tracolla, proprio come succedeva nell’affascinante New Orleans, contornato da una sezione fiati che si “sfida” attraverso delle improvvisazioni sfociando in un “assolo collettivo”.

Il maestoso assolo di pianoforte, è accompagnato non solo dalla batteria, ma anche dal “flow” sostenuto dal battito di mani dei musicisti: un’ idea nata in studio spontaneamente e che ha reso bene- secondo me – l’idea dell’atmosfera festosa e coinvolgente che caratterizza la tradizione di questo meraviglioso stile.

img

Nel disco è presente anche un classico dei Messengers: “One by One”, del grande Wayne Shorter. Il brano apre con una introduzione originale di  Mastronardi su mood even 8th e una vaga accentazione bossa, e questo episodio funziona anche da interludio tra gli spazi solistici. Nel tema come nell’improvvisazione prende forma una ritmica molto vicina alla bossa nova ma meno marcata, che va a cercare costantemente l’interplay con i solisti.

Questo è forse l’arrangiamento maggiormente pieno di “kick” e appuntamenti ritmici. Questi elementi, insieme alla gestione delle dinamiche, fanno pensare ad una gestione dell’organico vicina al modus operandi della big band.

img

Concludo questa analisi con “Calling Miss Khadija” di Lee Morgan; in questo caso, mantenendo il mood originale afro, ho notato che il tema in 6/4 gira molto bene anche con un quarto in meno (su metrica dispari in 5/4), conservando però all’interno una poliritmia nascosta in 4. L’idea è stata subito accolta ed è nato questo arrangiamento in cui il 5/4 mantiene la divisione in 3+2 per tutto il tema.

img
img

Abbonati a Jazzit con 29 euro cliccando qui!