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Alessandro Galano e Samuele Romano
Chick Corea e Steve Gadd in concerto
Reportage

Alessandro Galano e Samuele Romano</br> Chick Corea e Steve Gadd in concerto </br>Reportage

9 novembre 2017

Sarà quel cuore spagnolo, parafrasando un suo album storico. Oppure quell’animo italiano, meridionale anzi, come ha specificato lui stesso durante il concerto, parlando di Messina e Catanzaro in riferimento ai propri nonni. Fatto sta che tra Chick Corea e la città di Foggia il feeling è scoccato subito, lunedì 6 novembre, sin dalle primissime note: trentatré anni dopo l’ultimo concerto nel capoluogo dauno,il grande pianista e compositore ha aperto la terza edizione della rassegna “Giordano in Jazz” (organizzata dal Comune e dal Moody Jazz Cafè) suonando nello storico Teatro U. Giordano. Protagonista assoluto della serata inaugurale della kermesse insieme con un altro grande della storia del jazz, il batterista Steve Gadd.

Di Alessandro Galano; fotografie di Samuele Romano

Di scena, infatti, “The Corea Gadd Band”: progetto corale in procinto di farsi album (si chiamerà “Chinese Butterfly”, in uscita a gennaio 2018) che, da diversi mesi, si muove tra i continenti, proponendo sulla breccia internazionale, oltre ai due celeberrimi artisti, altri quattro giovani e rampanti musicisti: Lionel Loueke alla chitarra, Carlitos Del Puerto al basso, Luisito Quintero alle percussioni e Steve Wilson al sax e al flauto traverso. Emilia-Romagna, Roma, Foggia: poche tappe italiane, prima di volare tra Spagna e Usa, passando per la Svizzera.

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Una performance entusiasmante, con la band che, sin dalle prime battute, aprendo con uno dei nuovi brani dell’album in divenire, si è lasciata andare a un jazz-fusion classico e latineggiante in pieno “Corea’s style”, mettendo subito le cose in chiaro con circa ventotto minuti di musica, liberando la vena artistica di ogni componente del sestetto e raccogliendo i primi battimani del pubblico in versione sold-out. Non sono mancati alcuni crescendo estatici che hanno evidenziato la qualità della band, in particolar modo del percussionista Luisito Quintero e del chitarrista Lionel Loueke, quest’ultimo impeccabile anche al microfono in un paio di pezzi.
Nella riproposizione di “Nite Sprite” poi, dallo storico album “The Leprechaun” del 1976, è venuta fuori tutta la forza espressiva di Steve Gadd, batterista di straordinario talento in grado di cambiare pelle in ogni ambito sonoro. La sua personalità artistica sembra incastrarsi in modo gioioso e divertito nelle sonorità del genio pianistico italo-ispano-americano, trovando intrecci e rimandi vivi anche in brani come “Chick’s Chums”, gioiello fusion firmato John McLaughlin e brano trainante dell’intero progetto.

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Quanto a Chick Corea, che dire? La classa splende sempre ed è stato facile riscontrarla in due delle tante facce della stessa medaglia di questo geniale artista, per il piacere del pubblico candidamente diviso tra consumati jazzofili e giovani entusiasti. In “Return to forever”, classico della sperimentazione, il pianista ha “giocato” con gli strumenti a lui congeniali, dipingendo una versione ancora più estrema e splendidamente inquietante di quella incisa nel lontano 1972; in “Spanish song” invece, il pianista americano ha liberato tutta la grazia di cui è capacissimo al pianoforte, muovendosi dal brano classico “in solo” al duetto ben architettato con il contrabbassista della band, accompagnandolo alla sua maniera anche durante l’assolo finale.

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Infine, il tributo obbligato, chiamato a gran voce e battimani dal pubblico pugliese e che, come bis della serata, non poteva che essere “Spain”: con questo classico la “Corea Gadd Band” ha concluso un concerto di oltre novanta minuti che, agli gli oltre quattrocento presenti, sono sembrati un unico volo sonoro: alla fine, il pianista e compositore ha concesso anche un duetto al pubblico del teatro, in un “call and response” tra piano e coro terminato in una chiusura corale degna dell’intero concerto.

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