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Alessandro Carabelli
Pat Martino – Tra Jazz e Nuove Musiche Festival
Reportage

Alessandro Carabelli</br>Pat Martino – Tra Jazz e Nuove Musiche Festival</br>Reportage
Photo Credit To Luca Vantusso

16 giugno 2018

Giunta alla trentesima edizione, la rassegna Ticinese Tra Jazz e Nuove Musiche ha proposto una serie di appassionanti concerti. Ad Aprile è stata la volta del Pat Martino Trio che si è presentato al teatro del Gatto di Ascona accompagnato da Pat Bianchi all’Hammond B3 e da Carmen Intorre Jr. alla batteria.

Di Alessandro Carabelli

Pat Martino ha la reputazione di essere il chitarrista dei chitarristi, per via della sua velocità, precisione e tono cremoso. Ma insieme a queste virtù possiede anche una durezza ed una aggressività derivanti dalle sue lontane collaborazioni dei suoi primi anni artistici con le combo degli organi funky di Jimmy McGriff e Jack McDuffi. Questo concerto ricorda un po’ quei giorni, con l’organista Pat Bianchi ed il batterista Carmen Intorre Jr. che guidano l’amalgama ritmica in stile classico.

La tecnica ed il gusto leggendari di Martino rimangono intatti, malgrado il peso dei suoi 73 anni portati benissimo e quella tragica parentesi della sua vita che lo ha visto abbandonare le scene per un lungo periodo a causa di un aneurisma cerebrale che lo costrinse ad imparare di nuovo da zero il suo strumento negli anni 80.

L’attuale trio ha connotazioni al tempo stesso sanguigne e sofisticate e ciò si riflette anche nella scelta dei brani scelti per lo spettacolo, quasi interamente standard, riuniti dalla pura forza d’identità musicale di Martino come “Hipsippy Blues” di Hank Mobley, la vibrante “El Hombre” di Martino, l’ipnotica “So What” di Davis o le ballads ellingtoniane “In a Sentimental Mood” e “Sound of Love”. L’approccio musicale di Martino è impeccabile, carico di melodie fluide e sinuose, non ha certamente perso il suo talento per le improvvisazioni furiose e audaci o per i soliti graffianti groove.

In effetti oggi il suo modo di suonare rappresenta in modo particolare il consolidamento di tutte le idee e i motivi che hanno segnato i punti salienti della sua lunga ed influente carriera.

Eccellente la scelta dei sideman: questa simbiosi si è palesata sul palco con un perfetto interplay ed un’evidente senso di divertimento condiviso che aleggiava brano dopo brano. Bianchi è stato un grande sostegno per il leader, ritagliandosi degli spazi altamente spettacolari e virtuosistici con i suoi assoli dotati di forte energia senza però mai strafare o voler primeggiare, mentre Intorré ha dimostrato di essere un intelligente esecutore ed un motore pulsante in grado di dettare alla perfezione le dinamiche con eleganza e precisione.

Martino è riuscito a suonare il suo strumento con lo stesso ardente entusiasmo con cui si è fatto conoscere nella scena della costa orientale degli anni ’60.La melodicità ed il suo modo di approcciarsi alle note sembrano cristallizzate nel tempo ed ora, più che mai, danno l’impressione di abbracciare tutta la sua lunga carriera con tecnica, stile e profondità sonora come se fosse guidato dalla palese influenza del suo eroe Wes Montgomery.

Il concerto anche se scarno di elementi innovativi, è stato comunque accolto con grande calore dal numeroso pubblico presente. Un tripudio ad una figura storica ed emblematica del jazz mondiale ancora molto lontana dal viale del tramonto.