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Al démba<br/>Intervista ai Kora Beat
Photo Credit To Valeria Fioranti

Al démba
Intervista ai Kora Beat

26 luglio 2018

I Kora Beat sono un quintetto misto senegalese e italiano; a breve pubblicheranno il loro secondo album, che presentano qui con una traccia in esclusiva per Jazzit; abbiamo intervistato Cheikh Fall, che nell’ensemble suona la kora e canta, e Gianni Denitto, il sassofonista della formazione.

Di Eugenio Mirti

Una breve presentazione del progetto Kora Beat.
Cheikh Fall / Siamo nati nel 2012; è un progetto per portare la Kora a suonare non nei tipici ambienti modali e tradizionali della musica del West Africa, ma in un contesto più contaminato, elettronico, tra world music e jazz.

Quanti siete?
CF / Siamo in cinque: io, Gianni, Andrea Di Marco al basso elettrico, Badara Dieng alle percussioni e Samba Fall alla batteria.

I brani sono originali o sono tradizionali?
CF / Ci sono tre brani tradizionali del repertorio della kora, gli altri sono brani che ho scritto io; poi arrivo in sala e con l’aiuto di tutti diventano un’altra cosa: l’arrangiamento è un lavoro del collettivo.

Ginni Denitto / Abbiamo anche citato il tema di Afro Blue in un brano, accompagnato dai ritmi tradizionali delle percussioni africane.

Il brano in anteprima si intitola Al démba; qual è il tema?
CF /  Parla dei bambini orfani in Sengal; sono ignorati, abbandonati dai genitori, e non vngono considerati da nessuno.

Quali sono i legami della vostra musica con il jazz?
CF / La presenza di Gianni!

GD / Sì, all’inizio ero uno degli elementi più jazz del gruppo, poi grazie anche a loro ho poi preso altre strade; i Kora Beat sono un mix di cose, io ho portato il mio background. Direi che gli elementi che legano la nostra musica al jazz sono l’improvvisazione, il dialogo e l’nterplay. Con rimandi a tante sonorità.

Quali caratteristiche ha il nuovo album?
CF / Contiene dieci brani; si rivolge a tuttti, in particolare ai giovani. Non è un disco che solo si ascolta o si balla, ci sono anche dei messaggi.

GD / Il messaggio parte già dal palco, ci sono tre senegalesi e due italiani, direi che è evidente.

Mi pare che la vostra sia musica complicata da suonare ma facile da recepire.
GD / Sì, la parte più melodica della voce non è complicata, è costruita in genere sulla scala pentatonica, a volte le melodie ricordano le filastrocce; difficili sono gli stacchi, ricordare le parti, gli effetti che si mettono sul momento. L’insieme è complesso ma non vogliamo che la complessità sia un valore aggiunto: noi ci divertiamo.

Quale è il vostro sogno?
CF / Un disco d’oro! Siamo stati in Africa, in Asia, vorrei andare nelle Americhe, del Nord e del Sud. Anche viaggiare di più in Europa.

GD / Ci stiamo lavorando, il primo obiettivo comunque è realizzare un bel tour.