Ultime News
Ai confini del jazz </br>Intervista a Pat Mastelotto
Photo Credit To Lenardo Schiavone

Ai confini del jazz
Intervista a Pat Mastelotto

27 giugno 2017

In occasione del tour italiano degli O.R.K. abbiamo avuto il piacere di incontrare Pat Mastelotto, il batterista californiano fondatore dei Mr. Mister e, fra i numerosi progetti che l’hanno visto coinvolto, attuale membro dei King Crimson e degli Stick Men.

Di Ivano Rossato

Pur non suonando jazz, esistono artisti di questo genere che ti piacciono o ti hanno ispirato?
Anche se le mie radici affondano maggiormente in artisti come i Beatles e Jimi Hendrix, in ambito jazz ho sempre amato i Weather Report, che per me sono un po’ i “Beatles” di questo stile. Fu proprio il brano Mr. Gone, che ascoltavamo sul tour bus e suonavamo durante i soundcheck, a ispirare per scherzo il nome dei Mr. Mister. Cerco comunque sempre di non avere pregiudizi in merito ai generi musicali, c’è buon jazz e pessimo jazz, buon metal e pessimo metal.

Preferisci ricoprire il ruolo di leader in un progetto o ti trovi meglio come side man?
Non amo essere il leader. Mi piace la democrazia in un gruppo e la collaborazione tra due o tre artisti (non di più se no poi diventa complicato prendere una decisione!) è in assoluto la mia principale filosofia di lavoro. Nella mia carriera ho imparato che più fai esperienza come leader più impari a essere un buon gregario. È stato il mio progetto Mastica a farmelo realizzare: il leader deve pensare a tutto, decidere ogni cosa, parlare sempre alla stampa, tutte le interviste… give me a break!

Com’è stata l’esperienza di suonare contemporaneamente con tre batteristi nella recente formazione dei King Crimson?
È stata un’idea pazzesca di Robert Fripp! Prima di entrare nel gruppo pensavo che lui fosse uno che scrive tutto e ti dice cosa suonare. Ma non è così: Fripp si limita a creare la situazione, poi sta te trovare il modo di venirne fuori. Gavin (Harrison) e Jeremy (Stacey) sono batteristi fantastici e, dopo aver passato molto tempo a mandarci email e video, abbiamo trovato il modo di incastrarci nel modo migliore trovando ognuno il suo spazio.

Ci parli degli O.R.K., il tuo attuale progetto?
È un’esperienza molto divertente, ho conosciuto Lorenzo Esposito Farnasari tramite Lorenzo Feliciati con cui ho suonato circa dieci anni fa. Una delle cose che più mi piace di questa band è che riesco a sentire tutti gli strumenti molto chiaramente. Quando suono con i Crimson così come con gli Stick Men, il suono è molto “denso”, mentre con negli O.R.K. le frequenze del basso Colin (Edwin) e della chitarra elettrica di Carmelo (Pipitone) non si sovrappongono ed è tutto molto nitido.

Cosa consigli a un giovane batterista che vuole diventare un musicista professionista?
Oggi non è più come negli anni ’50, ’60 o ’70, ci sono molti ottimi musicisti e musica ovunque. È quindi molto più difficile affermarsi come professionista. Il mio suggerimento è di coltivare la musica con passione ma di preparare anche un “piano B” come mestiere.

Dopo una carriera così ricca di esperienze diverse cosa cerchi ancora oggi in un collaboratore?
Cerco persone di talento, che si tratti di jazz, country, rock… cerco il talento, qualcosa di unico, un “dono”. Il mio obiettivo con la musica non è di confezionare una hit o di impressionare qualcuno, ma di realizzare qualcosa di genuino e reale. Molte delle mie collaborazioni non hanno quindi a che fare tanto con il musicista quanto più con la persona, con il divertirsi e stare bene insieme anche quando non si sta suonando.

Qual è l’elemento che cerchi sempre di apportare a un progetto?
Qualcosa di genuino, tento di non avere un’agenda troppo rigida su quello che deve essere fatto, ma di trarre ispirazione dalle situazioni che si creano. Suonare la cosa migliore in quello specifico momento. Durante la registrazione mi capita di voler strafare per impressionare ma poi penso “perché non suono semplicemente quello che è giusto?”.