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Addio Bruce Lundvall
Blue Note Chairman Emeritus

Addio Bruce Lundvall</br>Blue Note Chairman Emeritus
Photo Credit To AP Photo/Seth Wenig

Il 19 maggio 2015 si è spento Bruce Lundvall, a lungo presidente della Blue Note Records. Negli anni Ottanta, insieme a Michael Cuscuna, aveva risollevato le sorti dell’etichetta americana.

di Sergio Pasquandrea

Se si pensa alla Blue Note, si pensa ai musicisti che hanno fatto la sua storia, alle celebri copertine di Reid Miles, al suono di Rudy Van Gelder, ai tanti titoli che costellano il suo catalogo. I più attenti ricorderanno Alfred Lion e Francis Wolff, i due tedeschi che nel 1939 fondarono la casa discografica.
È più raro che ci si ricordi di Bruce Lundvall. Eppure, se ancor oggi possiamo acquistare dischi che portano sulla copertina il marchio Blue Note, il merito è anche suo: dell’uomo che negli anni Ottanta riportò agli antichi splendori l’etichetta, dopo un periodo di decadenza.
Lundvall era nato a Cliffside Park (New Jersey) nel 1935, da una famiglia di origini svedesi. Appassionato di musica (e in particolare di jazz) fin da giovane, suonava da dilettante il pianoforte, il sax e la tromba. Cominciò la sua carriera nell’industria musicale nei primi anni Sessanta: curiosamente, una delle prime case discografiche a cui si rivolse fu proprio la Blue Note, ma senza successo. In seguito, venne assunto come addetto al marketing presso la Columbia/CBS. Nel corso degli anni diede la scalata alla compagnia, fino a diventarne presidente nel 1976. Fra i molti dischi da lui realizzati, si ricordano titoli storici come “Headhunters” di Herbie Hancock e “Born To Run” di Bruce Springsteen.

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Nel 1979 Lundvall organizzò all’Avana uno storico mega-concerto che comprendeva artisti americani e cubani, per la prima volta riuniti sullo stesso palco, e che vide fra le altre le esibizioni dei Weather Report, di Stan Getz, degli Irakere, dei Fania All-Stars e del Trio of Doom, una all-star band composta da Jaco Pastorius, John McLaughlin e Tony Williams.
Dopo un breve periodo all’Elektra, nel 1984 Bruce Lundvall venne assunto dalla EMI, che nel frattempo aveva acquisito la Blue Note, con il compito di rivitalizzare la casa discografica, che negli anni Settanta, dopo l’abbandono di Alfred Lion, si era smarrita in una pletora di dischi di scarso valore artistico. L’operazione ebbe pieno successo: Lundvall, insieme al produttore Michael Cuscuna, riuscì a recuperare all’etichetta molti nomi storici come Freddie Hubbard, Jimmy Smith, Joe Henderson e McCoy Tyner, e a ingaggiare nuovi artisti come Cassandra Wilson, Diane Reeves, John Scofield, Pat Martino, Medeski Martin & Wood, Joe Lovano, Greg Osby, Kurt Elling, e più tardi Jason Moran e Robert Glasper e infiniti altri, riportando la Blue Note ai fasti degli anni d’oro. Nel 2002, produsse lo storico disco di debutto di Norah Jones, “Come Away With Me”, che rimane tuttora campione di vendite fra tutti i titoli del catalogo Blue Note, con oltre dieci milioni di copie. Venne anche avviata una politica di riedizioni del catalogo storico, inclusa la celebre “Rudy Van Gelder Edition”.
Lundvall era andato in pensione nel 2010. Si è spento il 19 maggio scorso, per complicazioni legate al morbo di Parkinson, del quale soffriva da tempo. L’anno scorso era uscita la sua autobiografia, intitolata Playing by Ear, realizzata insieme a Dan Ouellette.