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A proposito di Tony Williams</br> Intervista a Ruben Bellavia
Photo Credit To Barbara Ferrando

A proposito di Tony Williams
Intervista a Ruben Bellavia

15 maggio 2017

Ruben Bellavia, batterista piemontese conosciuto per il brillante lavoro nel trio di Fabio Giachino, ha da poco tenuto una master class sullo stile di Tony Williams presso il Berklee College of Music di Boston, che replicherà sabato 20 a Porto S. Giorgio presso il Cantiere Musicale PSG.

Di Eugenio Mirti

Come è nata la master class a Boston?
L’anno scorso realizzai un video didattico nel quale suonavo una parte di Tony Williams nota per nota; non so per quale strana coincidenza divenne virale,  e venne anche visto da John Ramsay, che guida il Percussion Department della Berklee e che pubblicò alcune parti del video sul sito del College. Contemporaneamente anche Skip Hadden, che è un altro insegnante della Berklee, mi scrisse chiedendomi di acquistare le trascrizioni per usarle con i suoi studenti; proprio con lui nacque l’idea della master class, idea che propose a Ramsay che infine mi scrisse una lettera di invito.

Qual era il tema del seminario?
Si basava sul metodo che io ho chiamato di Tony Williams; non tanto perché si analizzavano brani suonati da lui, ma perché abbiamo esplorato il suo metodo di studio. In sintesi si tratta di  imparare colpo per colpo delle esecuzioni dei batteristi di riferimento; Williams studiava Max Roach, Philly Joe Jones e Art Blakey, e ne ripeteva mnemonicamente le esecuzioni fino a diventare padrone del linguaggio.
Ho quindi spiegato come sono riuscito a trascrivere le parti utilizzando un software che si chiama Amazing Slow Down, e ho proposto esempi legati a Tony Williams ma anche altri musicisti come Kenny Washington, Jimi Hendrix, e così via.
Particolarmente stimolante è poi l’analisi del comping, cioè la contestualizzzione del perché un batterista suona in quel modo rispetto alle note realizzate dal solista.
Ci tengo a dire che ho iniziato a studiare jazz quando ho iniziato a lavorare con Fabio Giachino, e l’idea iniziale di trascrivere delle parti intere di brani venne stimolata proprio da lui.

Replicherai questo seminario sabato 20 maggio.
Sarà al Cantiere Musicale di Porto San Giorgio per il Marche Music College, che è una istituzione che riunisce più scuole del territorio. Il tema sarà il medesimo della master class di Boston, ma poiché avrò più tempo a disposizione probabilmente analizzerò più stili diversi.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Naturalmente con il trio di Fabio Giachino abbiamo molti concerti in programma, saremo a Beirut in estate e in Norvegia a ottobre, per esempio. Portare avanti i propri progetti è molto complicato, comunque sto lavorando insieme a Davide Liberti al contrabbasso per realizzare un trio pianoless con Valentin Conus, un sassofonista svizzero molto bravo che vive in Turchia; in questo progetto sono anche autore dei brani. Abbiamo già realizzato qualche concerto, ma devo ancora trovare il tempo di dedicarmici pienamente. Poi ci sono varie gig  in programma con Tommaso Starace, Antonio Faraò quartet, e molti altri.