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100 Ghosts: intervista a Patrizio Fariselli
Photo Credit To Ferdinando Caretto

100 Ghosts: intervista a Patrizio Fariselli

11 marzo 2020

Si intitola “100 Ghosts” il nuovo album di Patrizio Fariselli; l’abbiamo intervistato in occasione del concerto degli Area Open Project al Moncalieri Jazz Festival (che ringraziamo per l’occasione) dello scorso novembre,

Di Eugenio Mirti; fotografie di Ferdinando Caretto.

Quali sono questi cento fantasmi?
Sono rimasto colpito dalla marcia giapponese dei 100 spettri, mi ha fatto ridere perché viene descritto come il giorno all’anno in cui il mondo dei vivi e dei morti si incontra (circostanza comune a tutte le culture), ma in Giapppone ci sono le anime dei morti insieme a  quelle dei fantasmi, che vanno in giro a fare scherzi feroci, ubriachi come delle bestie. Il parallelo è nato con il Golem,  l’altro spettro che si aggirava in Europa, e mentre ragionavo su queste riflessioni è nato il brano omonimo, un inno strumentale.
Questi spettri sono però anche i musicisti che hanno  composto delle melodie che ho incorporato nel lavoro, scritte anche migliaia di anni fa: in “100 Ghosts”, c’è in effetti anche un grande lavoro sulla musica arcaica.

Ho voluto dare corpo a questi fantasmi, e attraverso l’emozione rivestirli di carne.

Uno immagina che un disco di un esponente del jazz rock anni 70 suonerà molto old style, invece “100 Ghosts” è modernissimo.
Non si immagina che un quasi settantenne possa tirare fuori delle cose così eh (ride, NdR)! Il mio rapporto con la musica è molto vivo, fresco e quotidiano, mi ha seguito tutta la vita. Mi viene naturale, anche se sono abbastanza pigro, e poi per questo disco abbiamo in realtà lavorato tantissimo. Cerco sempre di mantenere un pensiero fresco e tradurlo in musica.

Parliamo degli Area Open Project.
Il gruppo si chiama così per distinguerlo dall’International Popular Group. Con questo quartetto con Walter Paoli alla batteria, Marco Micheli al basso e Claudia Tellini alla voce abbiamo realizzato un repertorio ispirato agli Area, una rielaborazione in chiave contemporanea dei brani storici. La novità – rispetto alle altre rielabortazioni del passato – è naturalmente la presenza della voce di Claudia.

Come vedi l’attuale momento sociale e politico?
Noto l’assenza totale del popolo nelle decisioni politiche, i politici sono diventati esperti di marketing, noi (ma noi ‘na sega, non certo io, ride, NdR) invece consumatori; se a 20 anni ero arrabbiato adesso sono inferocito.

Bisogna ritarare i parametri della visione del sociale:  sindacati, partiti, destra e sinistra, tutto è saltato. Sono cambiati gli avversari, siamo oltre, il capitalismo è speculativo, viviamo l’era delle multinazionali, i veri potenti non sappiamo neanche che nomi hanno. Insomma è un gran casino, ma bisogna fare qualcosa.

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