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Workin’ Label</br>Intervista a Irene Scardia
Photo Credit To Eddy Ferriero

Workin’ Label
Intervista a Irene Scardia

21 giugno 2018

Workin’ Label è una attivissima associazione pugliese che produce dischi e metodi, ma anche eventi. Abbiamo intervistato Irene Scardia, vero deus ex machina di questa realtà.

Di Eugenio Mirti

Come nasce Workin’ Label?
Formalmente è una associazione culturale che io presiedo e della quale fanno parte anche i miei figi e tanti altri musicisti. Nasce perché abbiamo iniziato a produrre le nostre cose personali e dopo alcune esperienze abbiamo deciso di voler realizzare le cose a modo nostro; io sono nata in una famiglia che aveva un negozio di strumenti, dischi e spartiti, e per me è stata anche una evoluzione, mettendomi così dalla parte di chi crea e chi produce. L’obiettivo è quello di cercare di fare gli interessi dei musicisti: quando ti rivolgi a una etichetta vuoi essere aiutato e affiancato, e quello che noi facciamo è proprio questo, lavoriamo insieme, e la sensazione che si ha con noi è quella di essere seguiti in un certo modo. La musica va fatta con l’amore che richiede, se no tutto si vanifica.

Quando avete prodotto il primo disco?
Adesso in catalogo stiamo per pubblicare i numeri ventotto e ventinove; siamo una piccola realtà, e l’attività intensa è iniziata nel 2014; non pubblichiamo CD in massa perché non potremmo seguire bene tutto, lavoriamo con artigianalità e cura. In questo periodo si pubblicano tanti dischi e quello che fa la differenza a mio avviso è il rapporto umano che si crea.

Pubblicate anche metodi.
La didattica: di nuovo, per continuare il ramo della famiglia; erano anni che aspettavamo questo momento, e abbiamo edito Introduzione all’armonia jazz di Luigi Bubbico; è a capo del dipartimento jazz di Lecce, ed era arrivato per lui il momento di realizzare un lavoro organico; ci saranno sicuramente degli approfondimenti in futuro. A breve uscirà un’altra pubblicazione sul violino, The Black Sheep, che nel jazz è uno strumento un po’ ai margini; Claudio Quartarone ha scritto invece il metodo per chitarristi improvvisatori.

Nell’era dello steaming ha ancora senso produrre dei CD?
La situazione cambia sempre di più e diventa sempre più chiaro che tutto sta evolvendo. Andiamo verso l’evanescenza, tutto si smaterializza; da un lato è bello perché si può accedere a molta musica, però la situazione è un po’ strana. Noi continuiamo a farlo perché ci sono alcune persone che sentono l’esigenza di realizzare i dischi, e poi perché sentiamo che si debbano mantenere dei punti fermi. Dobbiamo conservare le cose, la musica è eterea per definizione, impalpabile, per cui da un lato è bene che rimanga evanescente, dall’altro ce la necessità di conservarla. La tendenza è quella di essere inglobati nella rete, stiamo però cercando di capire come difenderci da questo fenomeno e come mantenere in piedi la macchina; è tutto in itinere, ma sono convinta che dobbiamo restare ancorati all’idea che i dischi bisogna ancora farli, naturalmente adattandosi.

Sei ottimista.
Sì, d’altra parte non esserlo non servirebbe a nulla; si possono osservare le cose che non vanno e alla fine bisogna produrre una propria visione.

Un disco che ti sarebbe piaciuto produrre?
Qualche disco di Pat Metheny degli anno 90, mi stanno particolarmente a cuore, anche se potrei dire una infinità di titoli.

Se avessi una bacchetta magica e potessi realizzare un desiderio quale sceglieresti?
Non lo so, penso che siamo sulla strada giusta ma ho tanti progetti… mi pare che Workin’ Label sia già un sogno, forse continuare a fare sempre meglio quello che stiamo facendo, mi piace creare  la rete, un sistema forte di persone che lavorano con la stessa energia; e mi piacerebbe anche tornare a suonare in prima persona.