What We Had<br/>Intervista a Rebecca Angel
Photo Credit To Robert Adam Mayer

What We Had
Intervista a Rebecca Angel

7 agosto 2018

La cantante americana Rebecca Angel ha di recente pubblicato un Ep dal titolo What We Had per l’etichetta Timeless Grooves; l’abbiamo intervistata.

Di Eugenio Mirti

Qual è il significato del titolo?
What We Had è il mio primo album, e prende il titolo dal brano con lo stesso nome, che è una composizione che ho scritto insieme a mio papà, anche lui musicista (suona la tromba) e a Jonah Prendergast, che suona la chitarra: il brano è una collaborazione tra noi tre. La canzone racconta un road trip di quasi tre mesi che ho avuto la possibilità di fare, un viaggio caratterizzato dal fatto di potersi prendere il proprio tempo e i propri spazi; il titolo ricorda questo episodio, e anche le altre canzoni sull’EP richiamano il passato, come Winter Moon per esempio. Mi sembrava appropriato.

Perché questo viaggio e come ha influenzato la musica?
Dopo essermi laureata al college mi sembrava un bell’idea per poter cambiare ambiente: passare due mesi e mezzo tra camping e strade mi ha permesso di scrivere molta musica, è stata una esperienza creativa che mi ha permesso di vedere le cose da una prospettiva diversa.

Ho letto che sei interessata alla tradizione ma anche a realizzare musica in maniera differente: come?
Ho studiato a scuola jazz, e molto del programma era basato sulla tradizione, impara questa canzone in questo modo, e così via; questo è stato molto importante per imparare la musica e avere una idea di come le persone lavoravano nel passato; ma mi interessava parallelamente anche inserire la mia personalità e le mie idee e realizzarle. Nell’EP una delle canzoni è uno standard ma gli altri brani sono diversi, e in particolare la formazione è diversa.

Quali artisti ti hanno influenzata di più?
All’inizio Billie Holiday, che è la mia preferita di sempre; poi Ella Fitzgerald, Louis Armstrong, ma anche i Beatles o Bob Marley… ci sono molti stili che ho cercato di incorporare.

Perché hai scelto Jason Miles come produttore?
Lavoro con Jason da sette o otto anni, da quando ne avevo 15, perchè ha lavorato con mio papà, così lo conosco da sempre e mi sembrava abbastanza una scelta naturale.

Farai un album intero nel futuro?
Dopo aver promosso l’EP, ho già iniziato a lavorare a brani nuovi, mi piacerebbe molto; mi interessa anche vedere le reazioni all’EP.

Qual è il senso di realizzare un disco fisico nell’era dello streaming?
In effetti è molto complicato per i musicisti guadagnare con i CD, è un grosso problema; ma penso che ai concerti si vendano ancora, e ho fatto un EP per iniziare perché costa meno, è  più facile da vendere ed è un buon biglietto da visita.

Qual è il sogno che ti piacerebbe esaudire nei prossimi anni?
Che la mia musica possa raggiungere l’audience più ampia possibile.

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