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Un ricordo di Nanà Vasconcelos </br>di Peppe Consolmagno

Un ricordo di Nanà Vasconcelos
di Peppe Consolmagno

http://lundy.org.uk/FCKeditor/editor/filemanager/connectors/asp/connector.asp?Command=FileUpload  «La mia maniera di pensare la percussione continuerà a vivere anche dopo di me»

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Nanà Vasconcelos (Recife 2 agosto 1944 – 9 marzo 2016)

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Juvenal De Holanda Vasconcelos detto Naná, il percussionista brasiliano più famoso nel mondo venerato tanto nel suo Brasile quanto nell’ambito del jazz internazionale per il modo in cui ha saputo reinventare le percussioni, ci ha lasciato il 9 marzo 2016. Era malato a un polmone da circa un anno e nonostante i cicli di cura sempre più intensi effettuati alla fine del 2015 il male non lo ha più abbandonato.

Il 9 dicembre 2015 a Nanà venne conferita la Laurea ad Honoris Causa dall’Università Federale Rurale del Pernambuco (UFRPE), ed era ancora riuscito ad aprire il carnevale di Recife. Aveva in programma una serie di concerti in Giappone con Egberto Gismonti, cui era profondamente legato. L’ultima sua apparizione data al 28 febbraio al Festival Internazionale di Percussioni “Nalata” a Salvador Bahia. Per la sua morte la città di Recife ha proclamato tre giorni lutto cittadino e la camera ardente è stata allestita presso l’Assemblea Legislativa di Pernambuco.

Phentermine Capsules Online Vasconcelos aveva vinto otto Grammy Awards ed era stato eletto per ben otto volte consecutive come miglior percussionista del mondo da DownBeat. Nel 2010  vinse il Latin Grammy Award con il suo CD “Sinfonia & Batuques”, in cui unì le percussioni con strumenti a corda e cellule ritmiche con l’acqua.

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http://triadventure.co.uk/FCKeditor/editor/filemanager/connectors/asp/connector.asp?Command=FileUpload Molti fattori hanno contribuito allo stile scherzoso di Nanà, creativo, sovversivo e surreale (come lui amava definire la musica che suonava). Da ragazzino andava ad assistere il padre che suonava nei locali da ballo e nei club notturni di Recife; Pierre, suo padre, morì quando Naná era adolescente ma aveva già il permesso governativo per frequentare e suonare nei locali di Recife.
Naná raccontava che quando era bambino ogni tanto sentiva dei suoni secchi, forti e bassi che si ripetevano e si moltiplicavano con eco nell’aria, tanto che correva verso la madre Petronila e si attaccava alla sua gonna. La madre raccontò che quei suoni che si propagavano per il “Sitio Novo” (a Olinda, dove Naná nacque) erano quelli del
maracatu di Seu Veludinho, maestro leggendario; fu così che Naná conobbe il maracatu insieme a tanti altri suoni che sembravano provenire da una cosa mentre invece venivano da un’altra; bagaglio che si portò dietro nel tempo, specie riprendendo i suoni della natura e unendo la voce agli strumenti usando il corpo.

Nel 1967 lasciò il suo Stato natale e si spostò a Rio de Janeiro con l’idea di conoscere Milton Nascimento (che Naná amava definire afro-mineiro); l’incontro fu positivo, riuscì a registrare con lui e poi a São Paulo partecipò al famoso Festival da Canção con Geraldo Vandré. Sempre in quel periodo Naná suonò con il sassofonista argentino Gato Barbieri che lo portò a New York e lo proiettò verso la carriera internazionale.

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Naná passerà alcuni decenni fuori dal Brasile: a Parigi per cinque anni e a New York per quasi tre decadi.Il Brasile è un paese legato alla canzone e alla parola e la musica strumentale è in secondo piano”, diceva Naná, “se fossi rimasto qui avrei ancora suonato con i cantanti”. Fu proprio la sua esperienza fuori dal Brasile a dargli la possibilità di sviluppare le sue idee creative e libertarie, mescolando ritmi e sperimentazioni e costruendo una carriera di tutto rispetto.

http://thebeachatbude.co.uk/tag/hotel-reviews/ Molti brasiliani che andarono negli Stati Uniti persero la loro identità, Naná invece ebbe l’intuizione di non dover assomigliare a nessuno e ci riuscì suonando i suoi strumenti a percussione unendoli con suoni onomatopeici che lasciavano curiosità: primo fra tutti il Berimbau (l’arco sonoro portato in Brasile dagli schiavi dell’Angola) da sempre associato alla capoeira, che elevò a strumento solista! Ne è un esempio l’album “Saudades” (ECM, 1979) per Berimbau e orchestra. Naná cambiò in effetti il suono nel jazz americano, come lui stesso diceva: “io e Airto Moreira abbiamo portato nel jazz in America suoni, strumenti e grida della tradizione brasiliana; fino a quel momento c’era solo l’approccio latino”.

A Parigi nel 1971 pubblicò il suo primo disco “Africadeus”, cui segui nel 1972 l’album “Amazonas” pubblicato in Brasile. Poi l’incontro con Egberto Gismonti con gli album “Dança das Cabeças” , “Sol do Meio Dia” e “Duas Vozes” per l’etichetta ECM, e quello con Don Cherry durante i suoi viaggi in Svezia: insieme a Collin Walcott formarono il trio CoDoNa con cui produssero tre dischi che furono i precursori di quella che poi venne chiamata world music. Collaborò con Pat Metheny (1980-1983) portando la voce nella sua musica, poi ancora l’incontro con Pina Bausch, dedicato a danza, corpo, voce.

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http://triadventure.co.uk/2012/04/signing-off-on-spring-with-tri-adventure/ Nominare tutte le sue partecipazioni nazionali ed internazionali è una impresa enorme, ma come non ricordare quelle con Miles Davis con cui suonò in tre concerti per poi declinare l’invito a registrare per il disco “Tutu”, B.B.King, Oliver Nelson, Art Blakey, Talkin Heads, Paul Simon, Jan Garbarek, John Hassel, Brian Eno, Paul Motian, Jack DeJohnette, Jean Luc Ponty, Pierre Fevre, Ralf Towner, il periodo elettronico con Cyro Baptista, senza dimenticare le collaborazioni con i cantanti brasiliani fra tutti Caetano Veloso, Marisa Monte, Joyce, Chico Cesar e tanti altri, oltre ai lavori per musica da film come “Desperately Seeking Susan”, “Down By Law”, “Amazon”.

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http://lundy.org.uk/njikk.php Tornato in Brasile stabilmente nel 1997, Nanà consacrò il suo prestigio mondiale nell’area della percussione curando come direttore artistico insieme a Gilberto Gil il più grande Festival Internazionale delle percussioni che il Brasile abbia mai avuto, il PercPan a Salvador-Bahia. Realizzò anche il progetto per bambini ABC Musical organizzando laboratori e concerti per togliere i bambini dalla strada e coinvolgerli in una fase educativa.

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http://naturallymadeforyou.co.uk/bank-holiday-10-off/?add_to_wishlist=6371 Naná era diventato il “re” del carnevale e del maracatu e per quindici anni consecutivi ha aperto il tradizionale carnevale conducendo un corteo di più di cinquecento “batuquieros” delle “nações” di maracatu di “baque virado”. Ne era felice: “Essere celebrato da vivo è già una vittoria, ma essere celebrato nel tuo paese è una vittoria doppia”. Riuscì col suo lavoro a spezzare anche barriere sociali: oggi le donne suonan il maracatuo, la stessa classe media suona il maracatu, tutto il Brasile, l’Europa, gli Stati Uniti suonano il maracatu.

Buy Adipex From Mexico In Italia si ricordano principalmente la sua lunga amicizia con il promoter e fotografo Isio Saba e con Gianni Minà; la collaborazione  con Saro Liotta e Mario Scotti nell’album “L’attesa” (RCA, 1976) dedicato al Brasile; un live negli studi della RAI con Don Cherry & Organic Musci Theatre nel 1976; la partecipazione nel 1984 alla registrazione dell’album di Pino Daniele “Musicante”, la collaborazione con Enrico Rava nell’album “Rava String Band” per la Soul Note, sempre del 1984. Nel 1986 collaborò con Gianluca Mosole nell’album “Eartheart” della Polydor e nel 1987 con Antonello Salis nel disco “Lester” della Soul Note. E ancora la partecipazione al Festival di Sanremo 1991 quando accompagnò sul palco del Teatro Ariston Eduardo de Crescenzo e la sua E la musica va, dall’album “Cante Jondo”; nel 1991 l’incontro con me (Peppe Consolmagno)  e (ancora) Antonello Salis per il CD “Vasconcelos, Salis, Consolmagno” della cajù uscito nel 2005.

Per Naná anche il silenzio era musica. “La musica più difficile è il silenzio, perché è uno stato spirituale diceva” Compare Price Phentermine Online . Gli piaceva scherzare non soltanto con i ritmi, con il corpo, con la voce, ma anche con le parole: ha spesso affermato “suono di più quando non suono”, “le persone suonano di più quando non necessita e fanno confusione”, “Il primo strumento è la voce, il migliore è il corpo, il resto è conseguenza di esso”, “quando apprendi la teoria musicale dai libri, hai sempre bisogno di consultarli, quando apprendi con il corpo è come andare in bicicletta, il tuo corpo si ricorda, puoi non usarla per tanti anni ma poi quando ci siedi sopra il corpo si ricorda, riprende l’equilibrio e parti” http://triadventure.co.uk/about-us . Amava dire: “io sono un Brasile che il Brasile non conosce”.

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